
Ero solito scrivere a mano seduto al tavolo di qualsiasi stanza, ovunque vi fosse quiete. Ma ho scoperto che più intensamente scrivevo, più la presa si stringeva intorno alla penna, più piccola diventava la grafia e più il polso e il braccio e la spalla mi facevano male.
Una sera chiesi al mio vicino e amico Ted Hughes come scrivesse. Mi rispose di avere avuto qualche problema e che ora scriveva in piedi, su un leggìo. Se funziona per Ted Hughes, pensai… provai, ma mi facevano male i piedi.
Stavo leggendo una biografia del mio grande eroe-scrittore Robert Louis Stevenson e scoprii una fotografia che lo mostrava alla fine della sua vita, sdraiato sul suo letto a Samoa, appoggiato a una pila di cuscini, con un quaderno sulle ginocchia sollevate. Allora è così che hai scritto “L’isola del tesoro”, pensai. Andai nella mia stanza da letto, impilai quanti più cuscini riuscii a trovare e cominciai a scrivere. Tutto il mio corpo era sostenuto e rilassato. Era meraviglioso per sognare una fiaba, intesserla nella mia mente, meraviglioso per scarabocchiare in un quaderno (continuo a non usare un computer. Ci ho provato. Ho perso cinque capitoli sette o otto anni fa, probabilmente i migliori capitoli che io abbia mai scritto. Galleggiano ancora da qualche parte là, nell’etere).
Per molti anni ho scritto nel nostro letto a casa. Ma ci furono proteste per l’inchiostro sulle lenzuola, i piedi sporchi sul letto, dunque pensammo di ricreare da qualche altra parte una casa da narratore. Mia moglie Clare la progettò basandola sulla cappella anglosassone di San Pietro Ad Murum a Bradwell juxta-Mare nell’Essex, dove sono cresciuto, ma questa ha un tetto di paglia come nel Devon, un giardino giapponese e un’ininterrotta vista della campagna verso Dartmoor.
Così è nato il mio letto di scrittura. Con fiori alle finestre – regalo per il nostro quarantaseiesimo anniversario di matrimonio lo scorso weekend – e con Clare seduta al computer che cerca di dare un senso ai miei scarabocchi attraverso la tastiera, è diventato un perfetto rifugio da scrittore.

Le dieci regole per scrivere narrativa di Michael Morpurgo
Fonte: Guardian
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