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  • Gli ambi a sorpresa di Caltari
25 lug 2011

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Caltari

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Le stanze degli scrittori: Gianni Tetti
Caltari 5 commenti Stanze degli scrittori Condividi

di Gianni Tetti

Scrivere non ha nessuna sacralità. Se ho voglia di scrivere scrivo, dove sono va bene. Con carta e penna o con il computer, non cambia molto. Comunque il posto dove mi viene meglio scrivere è il cesso. Mi siedo sul cesso e metto il computer davanti a me su un tavolino arancione che ha fatto mio nonno e sembra fatto apposta per metterci il pc. E poi mi metto a scrivere. Il bagno è silenzioso. Il rumore dell’acqua è rilassante e tutte quelle mattonelle celesti mi aiutano a pensare. Nel bagno c’è la vasca, la lavatrice e una finestrella. Al bordo della finestrella metto il portacenere e ci appoggio la sigaretta. Lì scrivo, rileggo, riscrivo, insomma faccio le solite cose.

Casa mia è al quarto piano di un palazzo che dà su una piazza. Ho una stanza, tipo uno sgabuzzino che provo a usare da studio. Nel mio studio ci scrivo a volte. Non sempre, solo a volte. Ci sono libri, un divano, un computer e fogli sparsi e cd. E poi è pieno di scatoloni che non ho ancora aperto dopo il trasloco e che forse non aprirò mai. Per esempio ci sono due scatoloni giganti pieni di videocassette. E scatole varie. In una ci sono vestiti che non metto più, in altre c’era il computer, l’aspirapolvere, la stufa elettrica.

Le pareti del mio studio sono verdi. E nel mio studio c’è anche una cyclette mai usata e una panca per addominali mai usata. E ci sono perché qualcuno ha pensato che le potessi usare e me le ha regalate. Questo qualcuno è mia madre. E anche io per qualche giorno avevo pensato che magari le uso, che così mi metto in forma. E invece niente ma sono in forma lo stesso.

E c’è una finestra nel mio studio, da questa finestra si vede la piazza. E io guardo la gente che va e che viene, la guardo. Non è detto che da questo ne venga fuori qualcosa, comunque io lo faccio: guardo la gente dalla finestra dello studio. Una volta ho visto un incidente. Una volta ho visto un tipo che sgamava la moglie con l’amante. Una volta ho visto un pestaggio: quattro tipi che ne picchiavano due. Insomma ne ho viste di cose da quella finestra.

E nel mio studio c’è una poltrona gonfiabile che mi hanno regalato a Milano. La poltrona si sta sgonfiando piano piano e non so come fare per rigonfiarla. Perché è enorme e gonfiarla a fiato non fa.

Poi scrivo quando sono in viaggio, scrivo in stazione, in treno, sulla nave, sull’aereo, in aeroporto. Scrivo in tutti questi posti qua, che sono posti di passaggio. Stanze mobili. E scrivo sulle panchine di tutti i posti. E una volta mi sono seduto alla fermata di un bus di Bologna. Ma non dovevo prendere il bus, è solo che non sapevo dove andare. E allora mi sono seduto là e mi sono messo a scrivere. Mentre passavano sempre gli stessi due bus. Forse erano il 4 e il 31 barrato o forse me lo sto inventando. La fermata si riempiva per qualche secondo, poi arrivava il bus e la fermata si svuotava. E nulla, io me ne stavo lì seduto a guardare la gente che saliva e scendeva. E nulla, alla fine mi è piaciuto. E allora sono andato a scrivere, in bagno. Nel bagno a casa del mio amico Paolo che mi stava ospitando. Chissà cosa ho scritto quel giorno.

Foto di Giampiero Bazzu

[Le altre stanze dei nostri scrittori]

Caltari 5 commenti Stanze degli scrittori Condividi
3 Comments
  1. 28-7-2011

    Caro Gianni, hai ragione: quando una ha dove scrivere e sa cosa scrivere (o più semplicemente ha voglia di farlo, anche senza una vera storia da raccontare) il posto in cui lo fa non ha importanza. Potrei scrivere in cima a un grattacielo, magari in bilico su una trave, senza accorgermi che là sotto, 326 metri più in basso, le formichine con la testa sollevata sono preoccupate per la mia incolumità…
    e allora anche il cesso va bene. Perché no? Lasciamo che i cani là fuori abbaino. Per quel che mi riguarda, io abbaio dove mi capita.
    Un abbraccio.
    Antonello Ardu

    Rispondi Antonello Ardu
  2. 31-7-2011

    mentre leggo questo post sono in bagno ho il pc sulle gambe e penso che per chi “la scrittura è tutto” scrivere è ovunque.
    mi porto sempre un notes in borsa e scrivo quando qualcosa mi frulla nella testa o cattura la mia attenzione (spiaggia, pineta, balcone, auto, bar, aereo…letto, terrazza…). non riuscirei mai a mettermi “in posizione scrittura” alla scrivania davanti ai fogli bianchi. la penna e i fogli sono la mia seconda coscienza e quindi mi stanno appiccicati come l’ombra.

    Rispondi eletta senso
  3. 13-9-2011

    mai come in questo caso è azzeccato dire: una cagata!

    Rispondi mario

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