• Cos’è l’Archivio?
  • Chi è Caltari?
  • Collabora!
Archivio Caltari










  • Scritture
  • Psicogeografie
  • Memorie
  • Segni
  • Generi e relazioni
  • Tipografie
  • Letture
    • E-Book
    • Recensioni
    • Web-comic
  • Rubriche
    • Fotobiografie
    • FuoriFuoco
    • Regole di scrittura
    • Stanze degli scrittori
  • Indice
  • Gli ambi a sorpresa di Caltari
16 set 2011

Autore

Caltari

Condividi

Articoli correlati

  • Le stanze degli scrittori: Marco Rossari
  • Le stanze degli scrittori: Nadia Terranova
  • Le stanze degli scrittori: Luigi Bernardi
  • Le stanze degli scrittori: Fabio Bartolomei
  • Le stanze degli scrittori: Michael Morpurgo
  • Le stanze degli scrittori: Roberto Pazzi
  • Le stanze degli scrittori: Gianni Tetti
  • Le stanze degli scrittori: Giulia Fazzi
  • Le stanze degli scrittori: Fabrizio Gabrielli
  • Le stanze degli scrittori: Francesco Forlani
  • Le stanze degli scrittori: Marco Candida
  • La stanza di Zoltán Kőrösi - Budapest
  • Le stanze degli scrittori: Zeta Kunduri
  • Le stanze degli scrittori: Will Self
  • Le stanze degli scrittori: Chiara Gamberale
  • Le stanze degli scrittori: Sarah Spinazzola
  • Le stanze degli scrittori: Elia Spallanzani (e l’appello degli scrittori contro il rogo)
  • Le stanze degli scrittori: Gianni Solla
  • Le stanze degli scrittori: Alberto Prunetti
  • Le stanze degli scrittori: Paolo Marasca
Le stanze degli scrittori: Massimo Vitali
Caltari 2 commenti Stanze degli scrittori Condividi

Qualche anno fa, poco tempo dopo avere comprato un appartamento con il sudore mensile che ancora mutuo, mi sono entrati in casa. Non mi sono sorpreso perché non erano i ladri, era una mia amica, l’avevo fatta entrare io: un architetto.
L’architetto si è guardato intorno, ha detto via quel muro, quella piastrella, quel termosifone, quell’infisso, quel colore, quel bagno, quella cucina e sopratutto via quell’inquilino, altrimenti non si riesce a fare entrare il muratore, l’imbianchino, l’idraulico, l’elettricista e tutta quella serie di ballerini che si tirano in ballo quando una casa decide di cambiare musica.
Così sono andato via. Quando sono tornato, c’era l’architetto che faceva le foto alla casa. Una è questa qui sotto: la cucina.

La stessa cucina che si apre alla sala, si apre al lettore e poi allo scrittore. “L’amore non si dice”, il mio primo romanzo, è stato scritto in cucina. Ed è stato scritto in cucina perché la stanza tutta per me in cui scrivere ce l’avevo, ma lei non aveva una scrivania, aveva a malapena la stanza. Dato che per certi versi, se vogliamo, sottolineo se vogliamo, si scrive per vivere, ma per vivere è necessario mangiare, io per fare prima mangiavo, scrivevo e vivevo in cucina.
Di questa cucina da copertina di architetto è rimasto tutto, con l’aggiunta del disordine. Ecco una foto della cucina, con il nuovo elemento.

Si può notare il muro di lavagna sulla destra, ovvero il muro degli ospiti, un muro che a mia volta utilizzavo per scrivere quando nemmeno in cucina c’era il tavolo, poi l’attaccapanni con i giocatori di biliardino, le riviste appoggia casco, il casco, il casco appoggia guanti, il residuo bellico che si chiama computer portatile, lo stesso con cui ora sto scrivendo fortunatamente perché lui non sa leggere, gli appunti di carta da inserire nel medesimo, il quadro da oculista, il tabacco, i filtri sparsi vicino all’agenda, un puntino bianco che però è una gomma, mentre in lontananza, grazie alla mia abilità di fotografo, si sfuoca chiaramente a sinistra una parte di libreria a parete costruita dal falegname, e in basso quell’altra costruita da Ikea, dopo che avevo speso tutti i soldi con il falegname.
Ciò che non si nota è invece il perché ogni tanto io continui a scrivere in cucina, nonostante abbia ora una stanza tutta per me, dove c’è anche una scrivania.
La spiegazione è molto semplice: la cucina coincide con quella dei miei vicini del piano di sotto, sono esattamente una sopra l’altra, così quando scrivo e magari non ho niente da mangiare, grazie al pavimento sottile con cui riesco a sentire tutto, riesco a sentire anche quello che mangiano loro, e allora è un po’ come vivere.

[Le altre stanze dei nostri scrittori]

 

Caltari 2 commenti Stanze degli scrittori Condividi
2 Comments
  1. 20-3-2012

    Molto carino. La casa, l’ironia e quel “un po’ come vivere”.

    Rispondi Francesca
  2. 30-5-2014

    Ciao, sono rimasto molto colpito dalla scrivania che continua sulla parete… potresti dirmi dove l’hai comprata e quanto costa? Grazie Lorenzo

    Rispondi Lorenzo

Cancella risposta
Che ne pensi?

Archivio Caltari – 09-14 | Alcuni diritti timidi e riservati, altri no | Testata probabilistica aggiornata con frequenza randomica | Frailespatique modificato da Sim Dawdler a.k.a. Simone Petralia