
È minuscola casa mia. La prima volta che ci sono entrata, con due soldi in tasca e la prospettiva di un mutuo con cui invecchiare, ho pensato: fermi tutti, è lei. Dicono che succede anche con il vestito da sposa. Non so, non mi sono mai sposata. È una casa troppo piccola, stai attenta a come la arredi, mi avvertivano in quei mesi difficili in cui, svuotate le tasche con l’anticipo, mi barcamenavo tra antiquariato e cheap, tra “voglio un mobile che sia per sempre” e “ho bisogno di un frigorifero subito”. È finita così: l’ho riempita di cose che amo e di cui ho bisogno, non l’ho mai arredata sul serio, è talmente piena che trovarci qualsiasi cosa è un’impresa, i piccoli spazi sono decisamente mal sfruttati e alcuni mobili sono molto ma molto brutti: insomma, mi somiglia. Ho voluto uno scrittoio antico come scrivania e per lui ho speso una cifra che non potevo permettermi, come testimonia l’attigua libreria Billy Ikea del corridoio comprata subito dopo al costo di una pizza. Gli scaffali, naturalmente, sono crollati più di una volta e stanno lì rattoppati con lo scotch. Essendo una casa troppo piccola per invitare gente, del mio amato scrittoio difficilmente se ne potrà mai accorgere qualcuno: lo metto qui, magari un buongustaio dell’internet mi fa quei complimenti che ho sempre agognato.

Quel libro rosso accanto allo schermo è il dizionario di italiano Treccani: Google è mio amico, ma mica può bastare per tutto. Poi ci sono una tazza di tè verde (più in là nella sera si trasforma magicamente nel primo bicchiere di vino), la Moleskine dei Peanuts, la mantellina di lana perché sono una terrona freddolosa. Sul desktop Spotify alterna Mozart a Guccini. Marylin che legge l’Ulisse e la frase di Amos Oz “Quando ero piccolo, da grande volevo diventare un libro” mi fanno compagnia insieme a tante altre sciocchezze sulla bacheca e sul muro. Una necessaria bottiglia d’acqua deve stare sempre accanto alla sedia. La tv è appesa al muro perché non entrava da nessun’altra parte, sulla mensola accanto c’è la stampante. Alle spalle – non lo vedete – si estende un divano enorme. Un altro errore strategico: un divano che occupa mezza stanza. Spesso ci si siede il mio fidanzato, legge i giornali e commenta ad alta voce mentre io ticchetto sbuffando di non voler essere interrotta da quelle stupidaggini e neanche so se mento oppure no, so solo che di solito quelle pagine lì, scritte in quei momenti, alla fine sono le più ariose. Sono sei anni che viviamo così e per non implodere ci sono voluti il più cieco amore e la più stupida pazienza, direbbe Fossati. Se resistiamo ancora un po’ finirà che ci sposeremo per davvero. Vi farò sapere del vestito.
Nadia Terranova
[Le altre stanze dei nostri scrittori]

Vero. Arioso. Conchiuso.
Scrittoio.
Noce, direi. Sofisticato e superiore, solido e passionale, invecchierà ben oltre il mutuo e non diverrà che più bello.
Un bel disordine, una bella luce.
In principio fu il caos, fiat lux!
😀