• Cos’è l’Archivio?
  • Chi è Caltari?
  • Collabora!
Archivio Caltari









  • Scritture
  • Psicogeografie
  • Memorie
  • Segni
  • Generi e relazioni
  • Tipografie
  • Letture
    • E-Book
    • Recensioni
    • Web-comic
  • Rubriche
    • Fotobiografie
    • FuoriFuoco
    • Regole di scrittura
    • Stanze degli scrittori
  • Indice
27 feb 2012

Autore

Caltari

Condividi

Articoli correlati

  • Le stanze degli scrittori: Marco Rossari
  • Le stanze degli scrittori: Nadia Terranova
  • Le stanze degli scrittori: Luigi Bernardi
  • Le stanze degli scrittori: Michael Morpurgo
  • Le stanze degli scrittori: Massimo Vitali
  • Le stanze degli scrittori: Roberto Pazzi
  • Le stanze degli scrittori: Gianni Tetti
  • Le stanze degli scrittori: Giulia Fazzi
  • Le stanze degli scrittori: Fabrizio Gabrielli
  • Le stanze degli scrittori: Francesco Forlani
  • Le stanze degli scrittori: Marco Candida
  • La stanza di Zoltán Kőrösi – Budapest
  • Le stanze degli scrittori: Zeta Kunduri
  • Le stanze degli scrittori: Will Self
  • Le stanze degli scrittori: Chiara Gamberale
  • Le stanze degli scrittori: Sarah Spinazzola
  • Le stanze degli scrittori: Elia Spallanzani (e l’appello degli scrittori contro il rogo)
  • Le stanze degli scrittori: Gianni Solla
  • Le stanze degli scrittori: Alberto Prunetti
  • Le stanze degli scrittori: Paolo Marasca
Le stanze degli scrittori: Fabio Bartolomei
Caltari 1 commento Stanze degli scrittori Condividi

 

“Voglio restare qui con te e guardarti mentre scrivi”. Dicono così perché hanno in mente la figura dello scrittore maledetto che scrive di notte, tra volute di fumo e sorsate di whisky. Ma il lavoro dello scrittore, se lo scrittore sono io, non è così romantico. Inizio a scrivere prima dell’alba – tra volute di sbadigli e sorsate di caffellatte – e, per la mia modestissima esperienza, nessuna donna è felice di essere svegliata dal deeeng! di avvio di un MacBook e nessuna trova irresistibile il richiamo delle mie dita che picchiano sui tasti, risultato: scrivo sempre in perfetta solitudine. Poco male, se qualcuno mi guarda mentre scrivo io lo guardo mica scrivo. L’azione si svolge in salotto e le cose più o meno vanno sempre allo stesso modo, passeggio avanti e indietro per qualche decina di minuti, passo in rassegna le piante che sono di tre specie diverse: Questa, Quella e Quell’altra lì (alla proprietaria del vivaio ho detto così, indicandole, e lei me le ha prese senza contraddirmi e senza puntualizzare quindi per quello che mi riguarda…), poi inizio a sgranchirmi le dita sulla tastiera. Elementi necessari per l’ispirazione: le finestre aperte, le incursioni del gatto dei vicini e la musica di sottofondo. La presenza di una colonna sonora è importante, la composizione della stessa no. Certe mattine passo dai Popol Vuh alla sigla di Goldrake, altre sento a loop la stessa canzone, e qui torniamo al discorso dello scrittore solitario che è solitario a ragion veduta. Scrivo spesso sdraiato sul divano, la posizione è scomoda ma la vista è discreta. In alternativa c’è il tavolo ma cinque giorni su sette è pieno di piatti sporchi. Non ho la lavapiatti, dico che non ce l’ho perché lavarli a mano non mi disturba e in qualche modo è vero, infatti non mi prendo mai il disturbo di farlo. La sindrome da foglio bianco mi capita molto raramente, alle nove devo essere in ufficio ed è una sciccheria che non posso permettermi. In caso, stagione permettendo, risolvo il problema con un’altra bella camminata ma questa volta in terrazzo, avanti e indietro, da un albero all’altro. Ho un nespolo e un albicocco. Del primo si occupano gli uccelli, del secondo i miei amici. Astutamente ho trasformato il giorno della raccolta in Albicocca Party, espediente festaiolo che trasforma anche il più pigro dei miei amici in un entusiasta raccoglitore persino dell’albicocca più bastarda, quella che cresce in cima al ramo più alto sperando di cavarsela. Finita la passeggiata torno davanti al computer. Se riesco a scrivere una riga per ogni passo che ho fatto sono a posto, penso.

 [Le altre stanze dei nostri scrittori]

Fabio Bartolomei è pubblicato da Edizioni E/O

 

  • Facebook
  • Twitter
  • Tumblr
  • FriendFeed
  • Print
Tags: E/O, Fabio Bartolomei, Giulia 1300 e altri miracoli, La banda degli invisibili, Stanze dei nostri scrittori
Caltari Un commento Stanze degli scrittori Condividi
1 Comments
  1. 29-3-2012

    una delle piante è un coleus, mi pare (quella con le foglie rossicce)

    Rispondi luigi

Cancella risposta
Che ne pensi?

Sezioni

  • Generi e relazioni
  • Memorie
  • Psicogeografie
  • Scritture
  • Segni
  • Tipografie

Rubriche

  • Archivio Altair
  • E-Book
  • Fotobiografie
  • Recensioni
  • Regole di scrittura
  • Stanze degli scrittori

Etichette adesive

  • Bollettini
  • Interviste
  • Racconti
  • Recensioni
  • Scarabocchi

Archivio Caltari – 2009-2011 | Alcuni diritti timidi e riservati, altri no. | Questo sito è aggiornato con frequenza stocastica ed è quindi da ritenersi una testata probabilistica.