
di Davide Musso
Il posto in cui scrivo è dentro la mia testa. È una tana con le pareti tappezzate di libri, una piccola scrivania addossata alla finestra (il panorama cambia a seconda dei giorni e dell’umore – una baita sui monti lontana da tutti, un quadrato di grattacieli in una città pulsante di vita, quasi mai, forse mai, il mare), una poltrona per le pause e le letture, un caminetto per le serate più fredde.
La stanza in cui scrivo davvero è l’unico posto dove, a casa, posso chiudermi dentro – ma solo dopo una certa ora. Così finisco a battere sulla tastiera del portatile nella cucina in cui, fino a poco fa, abbiamo mangiato in quattro. Una tovaglia di plastica arancione, la finestra alle spalle, davanti agli occhi il forno a microonde e il tostapane. Accanto a me, i libri e le riviste che sto leggendo. È qui che, per ora, nascono le recensioni, gli articoli, i post per internet e i tentativi di narrativa. Con il vantaggio che la birra è sempre a portata di mano.
[Le altre stanze dei nostri scrittori]
