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19 Apr 2010

Autore

Caltari

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Le stanze degli scrittori: Roald Dahl
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Non andavo nel capanno molto spesso, finché era Roald a occuparlo quel posto era privato, un santuario dove poteva lavorare senza che nessuno lo interrompesse. Tutto al suo interno era organizzato come un luogo per scrivere: la vecchia poltrona dallo schienale alto aveva parte del retro scavato per essere più comoda; aveva un sacco a pelo dove metteva le gambe quando faceva freddo e un poggiapiedi per farle riposare; aveva disposto nel caratteristico modo alla Roald il piano su cui scriveva, con una tavola poggiata sui braccioli della poltrona e un tubo di cartone che ne modificava l’angolo. Dato che non voleva muoversi da quella sedia, teneva tutto a portata di mano. Scriveva su carta giallo formato “legal” con le sue matite preferite; ne temperava una manciata e cominciava con quelle. Fumava e ancora oggi è rimasto un posacenere con mozziconi di sigarette.

Sul tavolo alla sua destra c’era ogni tipo di memorabilia, uno dei quali era parte dell’osso del bacino che gli era stato asportato; un altro era una palla di carta argentata dalle tavolette di cioccolato che collezionava fin da quando era giovane e che cresceva col tempo. C’erano anche altre cose che gli erano state spedite da ammiratori o alunni.

Sul muro c’erano lettere dalla scuola, e fotografie della sua famiglia. Tre delle quattro strisce dietro la sua testa erano segnalibri che avevo disegnato io. Teneva le tende chiuse così che nulla dall’esterno potesse entrare per interferire con la storia che stava immaginando. Andava nel capanno al mattino e scriveva fino all’ora di pranzo. Di pomeriggio non scriveva, ma tornava più tardi per correggere ciò che era stato battuto a macchina dalla sua segretaria.

Da quando l’ho conosciuto, ha sempre scritto nel capanno - abbiamo lavorato insieme per 15 anni, dal 1975 al 1990 e ho illustrato una decina di suoi libri. Mi piacerebbe poter portare i miei disegni nella Gipsy House per farglieli vedere mentre è seduto sul divano nella stanza da pranzo. Non credo che lasciasse entrare nessuno nel suo capanno.

Altre foto del capanno di Roald Dahl

Fonte: Guardian

© Guardian News and Media Limited 2010

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