
Lavoro in quella che era la stanza di nostro figlio Andy, all’ultimo piano di una casetta a schiera ad Hampstead. La stanza è drammaticamente cambiata da quando è passata da un adolescente a un anziano, a parte il fatto che mantiene un aspetto caotico, anche se in modo diverso. In effetti, molta di questa confusione consiste in pile di note di ricerche, fogli stampati, scritti, lettere non risposte, fatture, ricevute e libri appena arrivati, tutto recuperato da una non-più-affidabile memoria. Poiché sono uno storico che lavora circondato da migliaia di fogli, essi tendono ad accumularsi sulla superficie delle mie due scrivanie intorno al portatile, senza il quale non potrei più funzionare essendo stato trascinato nell’era dei computer dai miei studenti di New York alla fine degli anni 80. La borsa porta-pc è appesa alla porta.
C’è poco che mi possa distrarre dal lavoro in questa stanza. A parte cercare i riferimenti, faccio le mie letture da un’altra parte. Non ci sono poltrone comode. Sui muri non coperti da scaffali ci sono un’immagine di Billie Holiday (visibile) e un dipinto rosso e nero del Brasile (non si vede). Questo è quanto. C’è uno stereo con la radio, ma difficilmente lo uso. La musica s’impone troppo. Mi piace questa stanza luminosa, colorata dai libri che traboccano dalle altre parti della casa, ma non per socializzarci.
Alcuni degli scaffali visibili nella foto dietro la scrivania contengono libri sui temi dei quali sto scrivendo: nazionalismo e storia del banditismo. Molti degli scaffali, comunque, sono pieni delle edizioni straniere dei miei libri. La loro quantità mi stupisce e mi soddisfa, e continuano ad arrivare nuovi titoli tradotti e si aprono nuovi mercati linguistici – hindi, vietnamita. Dato che non posso leggere la maggior parte di essi, mi servono solo come riferimento bibliografico e, in momenti di abbattimento, per ricordarmi che un vecchio cosmopolita non ha fallito del tutto nei 50 anni in cui ha provato a divulgare la storia ai lettori del mondo. E come incoraggiamento ad andare avanti finché posso.
© Guardian News and Media Limited
Fonte: Guardian






che bello.
Ho una gran passione per i luoghi dove lavorano gli artisti. Più delle facce mi affascinano i luoghi e la loro descrizione.
il vecchio che prende il posto del giovane, che prende quel posto in virtù del suo ruolo di storico. il vecchio che si piega al flusso del mondo del giovane, all’uso del pc al non-uso dello stereo. il vecchio ancora capace di provare entusiasmo per la carta – il supporto più affidabile tra quelli a nostra disposizione – e il suo uso “cosmo-politico”.
Adoro questa serie sulle stanze degli scrittori!