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07 dic 2009

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Ambroise Vollard, biografia
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di Eros Tumbarello

Ambroise Vollard è noto a tutti come l’autore de “La Mente”. I motivi che indussero il maestro belga a comporre questo quadro astratto restano un mistero, soprattutto per sua madre che con lui giaceva per amor dei classici, per non poter giacer con Sofocle, per non poter giacer coi classici.

Vollard in gioventù fu anche mercante d’arte di artisti come Pablo Picasso, come Paul Cezanne, come Paul Cezarre, come Paul Cezoire, come Paille Cezianne, come Pal Ceziiave, e Pal Ze.

Fu Ze in particolare, con quel suo mantello ad altezza uomo, quel tuo profumo di vento, a ispirarlo. E tra le sue braccia anni più tardi spirò il povero Ambroise, per colpa di uno spiffero. Amava il bavero alzato e la Magnagrecia, che tanto ha fatto per il mio cavallo.

Vollard si avvalse della collaborazione involontaria di Picasso per arrivare a definire una corrente letale, lo Strutturalismo della Mente.

Negli anni 60, l’ideologo e mercante d’arte barattava le sue idee con bozzetti erotici che Picasso solitamente nascondeva in buchi nei muri del suo Bateau-Lavoir, dissimulati da chiodi profetici, per timidezza.

Passando per la sintesi hegeliana della memoria, Vollard non volle fare ritorno a Marx, per via della barba, tantomeno a Freud, sempre per via della barba, ma un po’ più corta. Gli studi hegeliani lo aiutarono a dirigersi a passo svelto verso la prigionia delle idee. Se le ritrovò in casa, gli impedivano di uscire, spaccavano vetri e specchi. A volte a letto senza cena. Fu durante una di queste sfuriate che Pablo Picasso, accorso a casa sua per soccorrerlo, concepì la tela intitolata “Ambroise Vollard”, scoprendo il volto dell’amico nei frammenti di vetro sparsi sul pavimento. Era il 1910. E dire che le idee, Vollard, le aveva evocate durante una seduta spiritica durante la quale erano intervenuti Marx, Platone, il fratello di Kant e Kant stesso, vecchissimo, in perenne commozione. Da allora non erano più andate via da casa sua. Hegel non s’era palesato perché doveva presentarsi in questura a firmare l’albero delle idee Foppa Pedretti. Lo faceva ogni giorno alle sette di sera, quando dopo essersi riparato la testa da un violento temporale, una enigmatica pioggia di idee lo costringeva sotto un platano della nostalgia, con un ombrello sfoderato di stecchi.

Gli studi di Vollard divennero sempre più specifici. L’obiettivo sempre più definito. Dallo strutturalismo della mente, allo strutturalismo della mente di Picasso. Vollard si domandava: cosa sarebbe Picasso senza il suo atelier? E senza il chiodo nella parete della sua vecchia casa di Montmartre, ora abitata da un medico? Vollard sosteneva che senza quel chiodo conficcato la mente di Picasso non sarebbe stata la mente che concepì la produzione successiva al giorno dell’episodio del chiodo che lo stesso Picasso conficcò nella parete.

Gli studi di Vollard, che man mano abbandonò la professione di mercante, confluirono nel testo cardine dello strutturalismo della mente di Picasso “Lo strutturalismo della mente di Picasso sconfigge il destrutturalismo della mente di Picasso”.

E mentre la mente di Vollard strutturava, quella di Picasso destrutturava.

Vollard arrivò a sostenere che non era Picasso a scomporre i volumi ma erano i volumi ad aver scomposto Picasso. Finché anche Vollard non volle cimentarsi col cubismo per sconfessarlo definitivamente, e forse in cuor suo debellarlo. Iniziò a dipingere con lo scopo di irridere Picasso. Giunse a un tal punto di irriverenza da inimicarsi il pittore spagnolo, che se la legò al dito. Scrisse infatti nella celebre “Lettera ad uno sporco cubista” che Vollard per la mania che aveva di strutturare tutto, aveva fatto della sua vita le avventure di Pinocchio e della sua arte ABBECCEDARIO.

I soggetti dei quadri picassiani venivano ricostruiti dal mite belga pezzo a pezzo, e riportati alla loro unicità. Uniformato il colore, ricomposto il corpo, regolati gli orologi. Ma non fece in tempo a raggiungere il suo scopo, destrutturare la destrutturazione di Picasso strutturandolo. Vollard morì a causa di uno spiffero che lo trafisse lasciandolo impietrito al centro del suo salone, con un chiodo di sfida al centro del suo rancore. Morì tra le braccia de suo amico Ze, bavero in resta.

Tutte le tele di Vollard sono visibili all’interno della galleria personale del re di Belgio e Nuova Zelanda, tranne una, La Mente. Conservata in una nicchia vuota all’interno della galleria del vento di Ginosa Marina in provincia di Taranto, già terra di pelose, la Mente è esempio dello strutturalismo pittorico di Vollard. Fu il punto più estremo del periodo trasparente Vollardiano, tanto che egli mai la dipinse davvero.


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1 Comments
  1. 13-12-2009

    Un viaggio da ripetere, qualche paesaggio mi sarà sfuggito forse per l’andatura un poco sostenuta.
    Prossimo giro a velocità ridotta.

    Rispondi Spider j.

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