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11 giu 2011

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L’Archivio torna a ospitare racconti brevi, dopo un periodo dedicato per lo più alle ricerche. Si riparte con Federico Novaro, che ci ha mandato un sintetico racconto gastroamoroso.

di Federico Novaro

La prima mattina che il mio fidanzato passò da me, dopo essersi svegliato e avere girato per la casa che gli sembrava nuova al vederla così presto, aprì il frigo per cercare il latte. Il latte non c’era, perché io non lo bevo. Ma frugò fra i piani poi prese un grande sacchetto che non si rivelò sufficiente e sciorinò una lunga lista di date del passato, che precedevano il tonfo che le cose facevano cadendo nel sacchetto. Era tutto scaduto. C’erano cose che compravo e non mangiavo. Le compravo perché speravo che le avrei mangiate, ma poi finiva che non le mangiavo. Ero infatti molto magro. Abitavo da solo da tanti anni e i miei pasti erano diventati astratti. Compravo sempre la pasta, che mangiavo condita con l’olio e dei semi, sesamo, qualche volta cumino, spesso dei fiocchi di lievito di birra; mangiavo insalata belga, con del mais, e dei semi, gli stessi della pasta. Qualche volta del petto di pollo, ma molto raramente. Mangiavo molto o lo stracchino o dei formaggi primo sale, con l’olio. E il pane finto, quel pane in forma da toast già tagliato, che scaldavo e facevo a pezzi nell’insalata. Tanto yogurt. Il bianco e il giallo, mi accorgo, erano gli unici colori che riuscivo a mangiare. Il resto, che qualche volta compravo, scadeva nel frigo e non lo sapevo buttare. Lo penso mentre oggi, quasi dieci anni dopo, segno quello che manca, le fragole e le nespole, i limoni, farina per fare la pizza, i cubetti di lievito, pelati ce n’è, carne trita da mangiare cruda, un po’ di pezzi per il bollito che poi lo mangiamo anche in insalata e fritto; le uova, mascarpone, savoiardi, per il tirami su, cacao ce n’è; rapanelli, fave, insalata, i pomodori sono ancora un po’ così, a meno di prenderli che vengono da lontano, vediamo, olive; guardiamo se ci sono ancora dei piselli da mangiare crudi, magari ci sono già le patate novelle, se i fiori di zucca fossero molto belli potremmo farli con la pastella, domani a cena c’è Lorenzo è carino se li facciamo, vino bianco l’abbiamo. Abbiamo finito le mandorle. Anche il cioccolato. Ci fosse della lattuga che ci danno a poco magari facciamo un zuppa? Allora anche qualche scalogno. Pane magari ne prendiamo un po’ di più e lo congeliamo. Altro? Il latte.

[Gli altri racconti]

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Tags: Federico Novaro, Racconti
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