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Di Gianni Solla qualcuno dice sul sito Hotel Messico, ormai da anni archivio dei suoi scritti: «è un MacGyver della parola. Chiudetelo in una stanza con un po’ di parole, di quelle lasciate distrattamente in giro in qualche conversazione, parole così, parole qualsiasi… e lui ne tirerà fuori qualcosa con cui forzare le serrature e aprire ferite». I racconti di Gianni Solla mescolano realtà e surrealtà con disinvolta insolenza e prendono vita quasi sempre da un humus molto ricco, ma anche molto disgraziato, quello dell’hinterland napoletano. Provate a leggere i suoi racconti, ne uscirete tragicomicamente (av)vinti. Con la scusa di un’intervista volevamo capire come mai il suo sito si chiama Hotel Messico, ma non ci siamo riusciti. Pubblichiamo le domande e risposte che facevano da contorno all’annoso interrogativo, lo ringraziamo e lo felicitiamo per le novità nella vita privata e non!
Di Solla lo scorso dicembre è uscito un librino piccolo, ma pieno di devozione. Si chiama Tropico di San Giovanni a Teduccio, e l’editore è Senzapatria, silenzioso ed eroico – prezzi bassi, zero spese di spedizione – nonché il racconto Piccolo manuale di gastronomia per persone con problemi finanziari nell’antologia Assedi e paure nella casa Occidente. A settembre il nuovo romanzo per Ad est dell’equatore.
1. Erri de Luca scrive che Napoli è una città che ti educa agli altri, al contatto fisico. Rifletti e commenta.
Il rapporto Napoli/napoletani non è mai stato sviscerato. Vi si sono cimentati sociologi, antropologi, pensando di cercare nella storia recente l’episodio scatenante, il nodo che ha indotto la città a staccarsi dalla storia italiana e proseguire verso derive proprie. La soluzione, se esiste, sta nella logica esoterica e nel rapporto con la terra inteso come elemento. Napoli è una città-corpo, sudata, dolorante, affamata, eccitata e trasmette ai corpi ospiti le sue necessità.
2. Dov’è il punto di contatto tra una città materica e la scrittura che è immateriale, e la scrittura su internet che lo è ancora di più?
La scrittura è pura materia, atomi di inchiostro misti ad atomi di sensazioni che modificano e scavano con microsolchi la carta, che al momento della lettura può modificare desideri e paure di un corporeo essere umano. Il punto di incontro è lo stomaco di chi scrive. E si scrive con i mezzi che il proprio tempo mette a disposizione. L’immaterialità della scrittura su (perché non dentro) internet, è solo ostentata dai maniaci dei dispositivi elettronici. La scrittura del web resta pesante e leggera come la scrittura di carta che non appena emette il messaggio, perde la consistenza e si trasforma in puro messaggio.
3. E il punto di contatto tra Napoli e Messico?
Invenzione. A volerlo trovare direi il caldo, il sudore, le zanzare.
4. Indica un personale itinerario affettivo nella città guappa.
Si parte dal corso San Giovanni a Teduccio e si prosegue lungo la Marina. Attenzione alle buche non appena superate il Ponte dei Francesi. Respirare con la mano sulla bocca per via della centrale elettrica. A Gianturco girare a destra. Studiare bene l’organizzazione etnica della prostituzione la dice lunga sulle preferenze di chi frequenta quelle zone. Ci sono le nigeriane prima della Mercedes nei pressi dell’autostrada, a questo punto si sente nell’aria l’odore di benzina del petrolchimico, poi ci sono le bianche, polacche, albanesi, ucraine a tariffa tripla rispetto alle colleghe. Risalendo via Galileo Ferraris si incontrano i trans, che hanno barattato le loro ridicole Smart per la Cinquecento nuova. Guidare fino a Piazza Garibaldi, Piazza Carlo III, Corso Secondigliano e deviare per il rione Terzo Mondo. Crack, cobrette, cocaina, fumo. Prendete quello che volete e smammate veloce, così funziona, e andate a consumare su una piazzola di sosta dell’asse mediano. Quando il vostro organismo richiederà carboidrati da mettere subito in circolo e proteine per ricostruirsi, guidare fino a Ercolano e chiedere di “Giggin e semp n’amic”, ma prima mangiare una frittatina da Annalisa al Corso Garibaldi a Portici.
Qui la sua stanza.
Le foto appaiono per gentile concessione di Marek Wykowski.
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