Problema: a Infinite Jest manca “una trama lineare”, cioè, è come “un film dove si cambia velocemente inquadratura”, anzi, è “finto”. Tutto vero. Lo sanno anche i lettori: sono loro che l’hanno scritto sui siti e-commerce. E siccome parlano di film – o entertainment, per chi mastica l’inglese – in fondo non hanno tutti i torti: impresa ardua sciropparsi la filmografia completa di James Orin Incandenza. Converrà dunque selezionare. Per esempio:
- Kinds of Light (pare sia un classico)
- Möbius Strips (notare l’ironia)
Come si chiama chi ha quasi-portato Infinite Jest al cinema? Poor Yorick Entertainment, ovvio. Gli stessi delle magliette ONAN, per intenderci. Ragazzate, dirà qualcuno. Può darsi. Ma attenzione: anche la prestigiosa Columbia University dava istruzioni ad alcuni cineasti di trasformare in realtà le fantasie di Incandenza e chiaramente il Guardian non si lasciava sfuggire la notizia.
Il motivo è molto semplice. Se siete in vena di formule – si tratta pur sempre di David Foster Wallace – potreste spiegarlo con tre parole più due parentesi più un simbolo: marketing editoriale (± involontario).
Che tradotto significa: fa bene a me, fa bene a te, fa bene a tutti, “il nome gira”. Che tradotto in italiano – e sempre in chiave entertainment – significa: non lanciamo soltanto la traduzione, lanciamo proprio l’autore, cioè Lui in persona. A Roma, 15 anni fa, s’erano concessi questo lusso per tre giorni di seguito che passarono alla storia come una maratona non-stop.
Questa cosa si chiama Idea.
Un’Idea che ci porta dritti dritti in un altro campo da gioco.
D’accordo l’Italia, ma cosa significa lanciare in AmericaDavid Foster Wallace? E soprattutto: come, dove, perché?
Molte risposte a queste domande si trovano oggi sotto chiave, custodite da qualche parte nel Texas e per la precisione a 5442,26 miglia da chi detiene i diritti italiani di Infinite Jest: il proprietario della merce texana si chiama Harry Ransom Center e ha scelto di sborsare 675.000 dollari (dilazionati in 4 anni) per aggiudicarsi 35 scatole + 8 raccoglitori extralarge per totali 4,48056 metri di roba a cui bisogna sommare almeno306 libri prelevati dalla biblioteca personale di Lui in persona.
Sì, siete appena entrati negli archivi di David Foster Wallace.
E se qualcuno di voi – intuizione apparsa sull’Indice e poi sul blog l’Eugenio – volesse fare il “detective letterario”, si prepari a riscoprirlo. Perché leggeva e annotava qualsiasi cosa. Anche Le cronache di Narnia e Carrie di Stephen King.
Nota bene: i segreti dell’Archivio Foster Wallace sono aperti al pubblico, tranne quelli personali; quelli… quelli no.
Frequently Asked Question: che cosa è un libro?
Un libro è come un disco, un film, un teatro.
Ne conseguono 3 facili espressioni matematiche:
Scarti Libro = Outtake & Alternate Take
Approfondimento Libro = Extra Dvd
Officina Libro = Backstage
Applicate le formule a David Foster Wallace e vi si aprirà un mondo:
Già. Dopo Infinite Jest. Ma Prima?
Prima di Infinite Jest c’era un signore chiamato Gerald (o Gerry) Howard. No, Mister Howard non è l’Uomo Che Ha Scoperto David Foster Wallace – probabilmente è a Bonnie Nadell che spetta la palma – però certamente è uno di quelli che ci hanno creduto fin dall’inizio; nell’editoria americana secondo lui i tempi erano maturi per la rivoluzione e chi aveva scritto La scopa del sistema (siamo o non siamo Prima di Infinite Jest?) “era meta”: non soltanto uno scrittore.
Lo sapevate che Infinite Jest è addirittura design? Se non ci credete fatevi un giro sui siti e-commerce e scorretevi le recensioni dei lettori; questa è una rassegna random:
[...] “romanzo-galassia” [...] “frammentazione di storie” [...] “si intrecciano le storie di decine e decine di personaggi, ognuno con una caratterizzazione che non ritroverete in nessun altro autore” [...] “i personaggi sono resi in modo ossessivamente iperrealista” [...] “una galleria di personaggi indimenticabili” [...] “L’affresco narrativo è davvero ciclopico, è di per sè una sfida riordinare le esistenze incrociate delle decine di attori della vicenda” [...] “disegna un imponente affresco” [...]
Variazione sul tema: che cosa fa un libro? Ma lo sanno tutti: fa arredamento.
Se quindi è vero che riordinare la frammentazione di storie è un’autentica sfida (che tradotto significa: un casino) è pur vero che Il Libro somiglia a una galassia, a un affresco. Qualcuno ha tenuto presenti tutte e due le cose e le conseguenze sono state quelle che in gergo si chiamano “idee per la tua casa”. Nel senso che Infinite Jest, tranquillissimamente, potrebbe trasformarsi in… tanti poster:
- La prima scena del libro Schematizzata con parole e tabellini per tennis
- Diagramma #1 Tutti ~ i personaggi di Infinite Jest
- Diagramma #2 Tutta ~ la trama di Infinite Jest
- Diagramma #3 Tutte ~ le simmetrie nella trama di Infinite Jest
- Tag cloud Il vocabolario di David Foster Wallace
- Albero genealogico Famiglia Incandenza: chi è chi, chi ha fatto chi, chi prima e chi dopo
- Enfield Tennis Academy: il motto… [... e c’è chi dice che non serve, il latino]
- Tempo Sponsorizzato – Versione #1 Una guida pratica
- Tempo Sponsorizzato – Versione #2 Qui siamo più sul fotografico
- Quando finirai Infinite Jest? Per fanatici dei buoni propositi
Ma ci sono anche le mappe. È infatti noto che molte ambientazioni di Infinite Jest rimandano ad altrettanti luoghi di Boston: c’è chi li ha annotati con cura e chi li propone per un tour commemorativo.
Se poi siete dei fosterwallaciani doc, non potrà mancare nel vostro fanta-atlante una bella cartina della Grande Concavità/Convessità più o meno dettagliata.
Ora un pizzico di mistero. Indizio: la Enfield Tennis Academy ha a che fare con Boston, Massachusetts. Indizio: fino al 1938 è veramente esistita, nel Massachusetts, una città con questo nome; si trovava nell’estremo Sudest della contea di Hampshire. Indizio: oggi ne esiste comunque una poco lontano, nel Connecticut.
Tre indizi fanno sempre una prova.
E allora torniamo alla Enfield Tennis Academy. Ebbene, anche quella val bene una mappa: in fondo è eccitante la sua forma strana, una specie di curva a cuore.
Finito? Ma se stiamo parlando di Infinite Jest!
[di Stefano Scalich su Archivio Caltari leggi anche: Ulisse di Joyce e le 3 dimensioni del marketing editoriale 1 | 2 | 3 ]

















ACCATTIVANTE.
VIENE VOGLIA DI VEDERLO STAMPATO
per quanto si ha la continua curiosità
di andare avanti e indietro a scoprire tutti i segreti
di questa mappa