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  • Gli ambi a sorpresa di Caltari
31 mar 2011

Autore

Giusiana

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Joe, Narrating The Crisis
Giusiana Nessun commento Racconti Condividi

Il racconto fa parte del progetto di fotografia e scrittura Narrating the Crisis, ideato e promosso da Occhi Rossi e il comitato NoMortiSulLavoro:

Se l’unica lente per leggere il presente è la visione dei media su collasso finanziario, crack, crisi dei mercati, licenziamenti, cassa integrazione, esuberi, disoccupazione, noi abbiamo voluto coinvolgere tutte e tutti in una narrazione diversa della crisi in cui siamo immersi. Lo abbiamo fatto attraverso il linguaggio della fotografia e del video, allargando poi l’invito anche a scrittori e scrittrici. Attraverso il blog narratingcrisis.org stiamo raccogliendo le foto e gli scritti di chi vuole raccontare le proprie esperienze di vita in costante equilibrio precario. Dentro e oltre la “crisi”, un modo per incrociare sguardi diversi su una condizione di vita che ci accomuna. ROVESCIA LA CRISI, ALLARGA IL TUO SGUARDO! (OcchiRossi)

foto di Per Hans Christiansen

di Giusi Palomba

I tatuaggi di Joe fanno paura alla gente. O forse solo un po’ schifo. Tutti, o quasi, sono stati concepiti in cattività. Joe è quello nella foto. Lì accovacciato c’è il suo cane, Tyson. Il tipo di cane da guardia che torna utile quando dormi per strada. Joe è inglese. Gira l’Europa con Tyson e un passeggino su cui accatasta la sua roba. Chilometri percorsi in media al giorno: trenta. Cose con cui gioca per far soldi: clave, palline, catene di fuoco.

L’inchiostro che viene fatto in cella è di pessima qualità, non dura molti anni. Quello nero non diluito è il più prezioso. Si fa con la resina dei copertoni bruciati. I copertoni arrivano in carcere a pezzetti, nascosti nei barattoli di marmellata. Con gli anni, il tratto dei tatuaggi fatti con quell’inchiostro si allarga nei tessuti, le figure perdono definizione. Il loro mandato di simbolo diventa uno scarabocchio abbandonato al buon cuore di chi se lo porta dietro. Lo dice Joe.

La biologia invece dice che pelle e cervello derivano dallo stesso foglietto embrionale, è l’organismo che, per continuità, conduce i pensieri dalla testa alla pelle, da sempre. I tatuaggi di Joe visibili in agosto sono: un teschio col cilindro, un’ancora, uno scarafaggio gigante, un volto di donna.

Il teschio è la morte, ma il cilindro la rende una morte allegra. L’ancora è il segno galeotto per eccellenza, speranza e salvezza. Lo scarafaggio gigante lo ha pescato nelle visioni del suo personale pasto nudo. Joe però non è uno scrittore né un extraterrestre, non ha una macchina da scrivere e del tossico conserva soltanto l’estetica disgraziata. Il volto di donna è la compagna di vita sognata e inseguita. Una che lo ami anche quando lo ritrovano sbronzo, disperso nel parco di una città qualsiasi. Fin dall’inizio della storia, questa donna ha un solo nome: eroina.

A vivere un po’ negli occhi di Joe si possono conoscere luoghi ignoti alle cartoline. A ogni nuovo approdo bastano poche mosse, poi inizia a rimodellare su ogni città il mappamondo degli outsider: africa, sudamerica, medio oriente, est europa. Dei nomi che incrocia assorbe la pronuncia, se la ripete in testa per assimilarla. Disegna limiti, traccia confini. In poche ore impara i punti di incontro, di scambio e le frontiere. Potrebbe insegnare molto sull’onorare i riti dell’accoglienza e su quanto sia facile spingersi fino all’orlo dell’espulsione. Una volta comprese le regole non scritte, poi basta improvvisare. O semplicemente essere Joe e buttarsi nella mischia. Bancarellisti, spacciatori, giocolieri, vagabondi, pazzi, barboni. Etichette senza senso, semplici disperati e semplici spensierati, un brulicare di storie laterali. In mezzo, il fiume. Veloce, lontanissimo, di volti incupiti dagli inverni di giorni feriali. Un fiume di cravatte e di agende, di sveglie puntate e coincidenze, di codici PIN e nevrosi. E anche corsi d’acqua non allineati. Gente maltrattata dal potente flusso generale che, tra il conscio e l’inconscio, talvolta si ferma a parlare con tutti i Joe che incontra, si fa raccontare la storia dei tatuaggi.

Ci hanno detto che la crisi è non avere abbastanza soldi per poter comprare tante cose. Invece è anche smettere di leggere le note a margine delle strade. Il bassorilievo di occhi, pelle, pensiero ed esistenze che si prestano a promemoria, mentre noi dell’esistenza diventiamo analfabeti, senza più storie da vivere, sedati da un racconto preconfezionato che non ci salverà il giorno in cui ci ordineranno di ammazzarci a vicenda.

Tutti i racconti *qui*.

L’iniziativa è stata lanciata anche dalle pagine di LASPRO marzo/aprile, attualmente in distribuzione.

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