
di Chiara Reali
I vecchi hanno gli occhi piccoli e le orecchie grandi, come gli elefanti. Mia nonna è vecchia, mia nonna è come un elefante, le caviglie edematose, la pelle rugosa e grigia.
Gli elefanti ti riconoscono a distanza di anni, mia nonna non riconosce nessuno, solo i morti nelle fotografie. Le sue sorelle sono morte in albergo a Toscolano, a Toscolano le donne della mia famiglia vanno a morire. Non sono mai stata a Toscolano.
Gli elefanti li ho visti allo zoo. Anche a Brescia c’era uno zoo, ci andavo con mia nonna e una volta siamo salite sul carretto dell’asino a farci fare una fotografia. Non trovavo giusto che i miei cugini potessero andare allo zoo ogni volta che lo desideravano. La nonna mi diceva, vieni qui per qualche giorno e ti faccio leggere i topolini, ma quando andavo a trovarla con i miei genitori topolini non ne ho mai visti. Nelle vignette gli elefanti hanno paura dei topi, ma mia nonna era ancora giovane anche se era già mia nonna. Aveva i capelli biondi, non bianchi o grigi come quelli delle altre nonne. Anche adesso ha i capelli biondi, sono molto fini, come quelli del bambino sulla scatola della pastina all’uovo. Nel suo albergo a Toscolano la sera si mangia la pastina, sono tutti vecchi e i vecchi non digeriscono bene. Sono gli struzzi a digerire ogni cosa, non gli elefanti, o almeno credo. Un albergo tutto di vecchi assomiglia a un ospedale. Mi chiedo se anche le cameriere sono vecchie, se si muovono da una stanza all’altra appoggiandosi al carrello della lavanderia come a un deambulatore. Nell’albergo a Toscolano c’è anche un dottore, ma mia nonna dice che è giovane, l’ha visto una volta che aveva fatto indigestione. Era bravo, dice, ma non come il suo che la conosce.
Il dottore si fa le vacanze gratis così, nell’albergo a Toscolano. I vecchi muoiono sempre nel tardo pomeriggio, quando ormai è rientrato dalla spiaggia.
Quando sentono che sta giungendo l’ora di morire, i vecchi vanno in vacanza a Toscolano. Non hanno più la patente perché non gli è stata rinnovata, ma sui treni viaggiano con lo sconto argento. A volte insistono perché siano i figli a portarli a Toscolano, ma non sempre funziona.
A mia nonna dicono che l’albergo è in ristrutturazione, che ci potrà andare a ristrutturazione finita. Glielo dicono da due anni e lei continua a crederci perché le lancette dell’orologio appeso in cucina, un orologio spondilatte, sono ferme da quando la batteria si è esaurita e nessuno ha pensato di cambiarla.
Mia nonna non si ricorda dov’è il fornaio ma si ricorda di Toscolano. Quando esce di casa si perde non appena girato l’angolo e si ferma a gridare sotto le finestre degli sconosciuti. Chiede che le aprano la porta perché pensa di avere il sacchetto del pane sotto il braccio e di essere già tornata, grida e dice che ha perso le chiavi anche se a casa sua non c’è nessuno. Le chiavi le ha nella tasca del vestito, ma dice che gliele hanno rubate.
A Toscolano è andata in vacanza molte volte e non le hanno mai rubato niente.
Gli elefanti non hanno gli orologi ma sanno lo stesso quando il tempo è arrivato. Si sdraiano sul fianco stanchi del viaggio che hanno fatto per arrivare a quello che gli altri chiamano cimitero, nessuno sa come conoscano il luogo né il modo per arrivarci ma ci arrivano lo stesso, si sdraiano e aspettano la morte.
L’albergo di Toscolano ha tante terrazze dove i vecchi prendono il sole sulle sdraio, con una coperta sulle gambe. Qualcuno li accompagna alla mattina, gliela rimbocca intorno alle cosce rinsecchite. I vecchi sulle terrazze non si annoiano mai, tengono gli occhi socchiusi e si godono la brezza del lago con la faccia da gatti e le orecchie da elefante.
La sera un addetto passa a chiudere le sdraio e gli ombrelloni e li trova lì, sembrano addormentati ma sono morti.

Altro dell’autrice in .pdf
“stanza centodieci” nel numero zero dei monologhi della varechina
live long and prosper su linus (anno XLIV n. 1)
la morte per mezzo di me in tu sei lei. otto scrittrici italiane
“acqua e sale” nel numero 21 di ‘tina
live long and prosper [extended version] nel numero 82 di tratti






mi sembra di vederla, con una tristezza disarmante…
Le immagini già potenti di questo racconto sono state scelte da Chiara, ma sono nulla in confronto alle sue immagini narrative.
Aelita
conosco molto bene questo albergo
Io ci lavoro con gli anziani, con i nonni. C’è Rachele di cent’anni ed Angela che semplicemente fra noi chiamiamo “lacentodue”. C’è Natalina che cerca sempre di fuggire per tornare a casa, c’è Maria che non mangia quasi niente, nemmeno uno yogurt perché ha paura del cucchiaino che ci sta immerso dentro ed ha terrore della “signora” che la sgrida se non mangia, però s’ostina, lei non mangia, solo a volte, docile, da me si lascia imboccare e ad ogni cucchiaino mi dice “Amen”.
C’è che loro lo sanno che finiranno in Via Rimembranze, curioso, lì sorge il cimitero del paese. Loro lo sanno, eppure restano aggrappati alla vita oppure si aggrappano ai miei orecchini che luccicano. Erano gazze ladre in una vita precedente, specie la Camilla. Loro si aggrappano al mio braccio, alle mie mani, alle mie parole. Ed in questo travaso di vita io invecchio e loro sembrano un poco ringiovanire, arriveranno al giorno della morte rimpiccioliti.