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07 Mag 2013

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Caltari

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J-Ax, nostalgia e immaturità
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di Nicole Tagliabue

Quattro tappe lungo la discografia di J Ax (1972, nome d’arte di Alessandro Aleotti, cantante degli Articolo 31, scioltisi nel 2006) tracciano un percorso interessante del rapporto che l’artista ha nei confronti del suo passato. Questa indagine, che muove i propri passi attraverso la lettura dei testi di quattro canzoni e la visione dei rispettivi video musicali, vuole dimostrare come nostalgia e immaturità, in quanto meccanismi di gestione e percezione dell’epoca presente, s’intreccino in modo continuo e insistente negli oggetti analizzati.

I testi e i video in esame si servono di dispositivi e discorsi nutriti di un immaginario nostalgico che trasforma la vita del cantante in emblema generazionale, condivisibile dai coetanei e perfettamente comprensibile e percepibile anche dai giovani che ascoltano oggi la sua musica. L’evocazione visuale e linguistica di oggetti, personaggi, eventi, programmi tv e cantanti della propria infanzia e giovinezza è ciò che unisce le quattro tappe, che svelano in modo più o meno diretto l’immaginario collettivo contemporaneo basato su una retorica fortemente nostalgica. La memoria del proprio passato rivela un’affinità con i ricordi degli altri, definendo e circoscrivendo un frammento di tempo, fatto di persone che hanno vissuto, visto, mangiato, letto, guardato, ascoltato, giocato, percepito lo stesso tempo.

Già alla sola lettura dei titoli (2030, Piccoli per sempre, I bei tempi, Meglio prima), si percepisce la necessità di decifrare e nominare il tempo attraverso un’etichetta evocatrice, una definizione che ha la funzione di richiamare il passato o suggerire il futuro: la data, da piccolo vs da grande, il prima vs il dopo, e i bei tempi andati[1]. 2030, scritta nel 1996 a 24 anni, anticipa un futuro sentimento nostalgico nei confronti degli anni novanta, dando vita a un curioso rapporto maturità-immaturità, mentre Piccoli per sempre, scritta dieci anni dopo, è un inno orgogliosamente nostalgico e immaturo all’infanzia (altro dispositivo di arresto del tempo) all’interno del quale un processo di infantilizzazione nell’età adulta e una volontà, più o meno consapevole, di ritorno alla giovinezza, appaiono come necessariamente innati. Questo atteggiamento non sarà poi confermato dalle ultime produzioni, I bei tempi (2009) e Meglio prima (2011), scritte verso i 40 anni, nelle quali il cantante prenderà distanza dall’immaturità nostalgica che caratterizza il nostro tempo, pur ammettendone la forza, la diffusione e la riproducibilità[2]. In entrambi i pezzi si schernisce l’atteggiamento degli immaturi che depongono la vera bellezza negli anni passati. L’autore sembra fare una parodia della retorica di cui si serve la nostalgia, demolendo la dicotomia presente/passato alla base di ogni slancio malinconico verso un tempo irrecuperabile.

Risulta evidente che il rapporto dell’artista nei confronti del passato non è unidirezionale, ma segue un percorso piuttosto curioso: da una gioventù nostalgica del proprio presente, a una nostalgia della propria infanzia in età adulta, fino a una maturità critica nei confronti dei luoghi comuni legati alle singole generazioni. Una visione attenta dei video musicali e l’analisi dei testi, dunque, fa emergere una serie di questioni fondamentali: quali sono i meccanismi, gli strumenti e gli oggetti che ci parlano di nostalgia e immaturità in queste canzoni? Si può davvero provare nostalgia del presente? Il sentimento nostalgico muta di grado e qualità nel corso della vita di un individuo? In che modo nostalgia e immaturità coesistono? Attraverso quali elementi si distinguono e riconoscono le generazioni? Attraverso un approccio di tipo critico-analitico nei confronti degli oggetti culturali in questione, l’immaturità e la nostalgia vengono trattate come intrinseche alla natura dell’uomo contemporaneo, e quindi presenti e percepibili all’interno di un’espressione artistica, come per esempio una canzone.

2030

Nel primo video, del 1996, il cantante, poco più che ventenne, invecchia il proprio volto fingendo di avere sessant’anni e mette in scena le memorie di un tempo passato con l’intento di non farle dimenticare[3]. Attraverso un uso complice della nostalgia, immagina un futuro inaccettabile da ogni punto di vista (economico, sociale, ecologico, etico, affettivo) e ricorda, secondo la retorica del rimpianto, i lontani anni novanta, il decennio del suo presente: «E la mia mente indietro vola[4], veloce fila, a prima del 2000, tanti anni fa…». Il processo di infantilizzazione in età adulta viene qui anticipato dalla mente di un ragazzo che prevede il suo futuro stato nostalgico, a dimostrazione che si può provare nostalgia per qualsiasi cosa, anche per il presente. Il giovane cantante mostra, involontariamente, un’immaturità adulta. Questo aspetto potrebbe anche essere letto come maturazione prematura del ragazzo in seguito a un’abdicazione da parte dell’adulto contemporaneo della responsabilità e maturità che dovrebbe incarnare. L’infantilizzazione adulta mette i giovani nelle condizioni di crearsi un’età matura in anticipo, passando loro stessi un’eredità agli adulti. «Dell’immaturità degli adulti ci dobbiamo preoccupare, non certo di quella dei piccoli o degli adolescenti, che è un’altra cosa»[5]. Sembra proprio questo il concetto chiave che permettere di spiegare la ragione per cui un ragazzo immagina se stesso come un futuro vecchio nostalgico. L’immaturità che lo caratterizza non è adolescenziale, bensì adulta. È lui stesso che sembra passare il testimone ai padri. «Tanta nostalgia degli anni novanta, quando il mondo era l’arca e noi eravamo Noé»: quando eravamo giovani, e l’epoca in cui vivevamo ci avrebbe permesso il controllo della situazione, avremmo potuto gestire le cose, salvare il pianeta e il genere umano, ma gli adulti non ce l’hanno mai insegnato.

I mezzi attraverso i quali il cantante crea e riproduce la nostalgia attingono dall’immaginario televisivo degli anni novanta. «La nostalgia che ci circonda e permea è inesorabilmente figlia di immagini e suoni suscitati dai media»[6]. La memoria suscitata dalla canzone ci unisce agli altri semplicemente per il fatto di essere stati spettatori degli stessi programmi televisivi, alla stessa età. Mike Bongiorno, Pippo Baudo e Ambra Angiolini divengono personaggi-emblema di un tempo mediatico, di una fascia generazionale di spettatori. L’influenza dei personaggi della tv sulla percezione epocale di una generazione, è dimostrata anche da un estratto da Woobinda di Aldo Nove:

«Quando inizia Non è la Rai abbasso tutte le tapparelle. Chiudo la porta a chiave e mi apro un pacchetto di Dixi, o di Fonzies, dipende da cosa ha comprato mia madre, e mi guardo quelle noccioline che scuotono le tette fresche»[7].

Il narratore potrebbe essere un qualsiasi ragazzo che ha vissuto le sue prime esperienze di autoerotismo negli anni novanta, e ciò che lega questa citazione al ricordo di Ambra in 2030, è proprio il repertorio nostalgico nutrito dai media. I ricordi sono filtrati dalla tv, dall’esperienza di essere stato spettatore televisivo. Inoltre, la configurazione estetica, che si fa retorica, tramite cui la nostalgia si mette in scena, fa uso di strategie flou come per esempio le fluorescenze (tipiche delle immagini televisive e non degli anni ottanta) e le dissolvenze che invitano a una percezione da miope. Sono infatti «la grana, la pasta, la materia, di cui sono fatte le immagini»[8] che ci evocano il tempo passato, ancor più dell’oggetto stesso.

Un’ipotesi interessante, poi, potrebbe essere quella di considerare l’immagine della gabbia rotante (utilizzata come rudimentale macchina del tempo) come uno spazio circolare cavo che intende evocare la mancanza. Alla base della nostalgia c’è una mancanza, un vuoto, un’assenza[9]. Il cantante, infatti, presenta se stesso in balia di un vuoto, al centro di un movimento centrifugo che lo avvolge e lo permea, definendo uno spazio cavo. In “Teoria delle aureole” di Tiziano Scarpa, tratto da Cos’è questo fracasso?, vi è un’interessante riflessione sulla mancanza-assenza e sulla sua rappresentazione grafica nei fumetti attraverso «un’aureola di piccoli raggi, un arco di tratti di penna disposti a raggiera»[10] con uno spazio vuoto in mezzo. I segni, così come la struttura rotante a rete, sembrano significare la mancanza percepita emotivamente.

Un’ultima interessante considerazione su 2030 è legata a due commenti trovati su Youtube a proposito della canzone:

 

Immagine 3

Immagine 2

Ecco emergere il senso della nostalgia come «sentimento dolceamaro che accompagna la rievocazione di momenti o periodi del passato»[11]. La nostalgia non provoca sofferenza, ma un senso di vuoto e di dolcezza, di godimento e di attrazione. Infine, non è necessario aver vissuto un’epoca per sentirne la mancanza. Forse si ha davvero sempre la sensazione di essere arrivati in ritardo. E dunque la nostalgia non è solo un sentimento, ma anche una modalità di creare miti di un passato irripetibile.

Piccoli per Sempre

Un diverso approccio nei confronti del passato emerge in Piccoli per Sempre del 2006. Per sempre sembra evocare all’infinito la ripetizione, che «costituisce l’anima del gioco infantile; nulla rende più felice il bambino dell’“ancora una volta”»[12]. L’infantilizzaizione è al massimo grado, perché qui non si dice “ancora una volta”, ma “per sempre”. Gli espedienti visuali si servono anche in questo caso del concetto di patina, già menzionato. Il video è interamente sfuocato, l’immagine è sempre in dissolvenza, la grana è imperfetta e il tono dominante è il color seppia. L’estetica del ricordo è pienamente in gioco. Ciò che contribuisce all’idea del ricordo è senza dubbio l’utilizzo insistente delle fotografie del passato, anch’esse intaccate da un velo invecchiante, che potenziano il valore dell’effetto flashback.

In questa canzone, il rapporto nostalgia-immaturità è molto intenso e ricco di spunti di riflession. Il cantante, all’età di 34 anni, sostiene il bisogno umano di essere sempre un po’ bambini, di sentirsi piccoli anche da adulti. Si tratta di una lode spudoratamente nostalgica all’infanzia[13]. Il dispositivo utilizzato in questa canzone è l’invecchiamento al contrario: un uomo anziano (con in mano l’album fotografico della sua memoria) diviene, lungo il video musicale, sempre più giovane, passando per l’età adulta (il cantante), l’adolescenza, fino all’infanzia. Si tratta del medesimo procedimento usato da Francis Scott Fitzgerald in Curious case of Benjamin Button in cui il protagonista, nasce vecchio e muore neonato:

«He did not remember clearly whether the milk was warm or cool at his
last feeding or how the days passed-there was only his crib and
Nana’s familiar presence. And then he remembered nothing. When he was
 hungry he cried-that was all. Through the noons and nights he
breathed and over him there were soft mumblings and murmurings that he
scarcely heard, and faintly differentiated smells, and light and
 darkness. Then it was all dark, and his white crib and the dim faces that moved 
above him, and the warm sweet aroma of the milk, faded out altogether 
from his mind»[14]

Come ricorda Cataluccio, Bruno Shulz in Lettere perdute e frammenti parla di «maturare verso l’infanzia»[15] come vera e unica maturità. E nella poesia Fotografia del 1951, Umberto Saba scrive: «Io se mi vedo, è solo morto. O ragazzo di quindici anni»[16].

In questi casi l’infantilizzazione è totale poiché l’adulto si identifica nel bambino, vorrebbe esserlo o lo diventa. Nonostante il video mostri un flashback temporale anche a livello fisico, la questione estetica sembra non interessare il cantante. Il desiderio di eterna giovinezza non è sostenuto in questo caso da un culto della perfezione fisica cha va decadendo con la vecchiaia. Non si tratta di «infantilismo da baby-boomer»[17] con un ossessivo culto del corpo, ma piuttosto di un’immaturità-nostalgia che rimpiange il modo di vivere. Il centro del discorso sono oggetti, eventi, personaggi, programmi e giocattoli mitizzati. Il libro Cuore, le poesie imparate a memoria, Rocky e Rambo, il gioco trovato nelle patatine, il Big Jim, le sigle dei cartoni animati, Michael J. Fox, la Saltafoss. Chiunque abbia vissuto la propria infanzia negli anni settana, ottanta e novanta, potrebbe parlare di tutto ciò e suscitare una memoria collettiva alla quale la singola esperienza individuale permette di accedere.

Un esempio di come i cartoni animati o i telefilm per ragazzi possano definire una generazione è ancora un estratto di Woobinda:

«Mi chiamo Giuseppe, ho 31 anni. […] Woobinda i ragazzi di oggi non lo conoscono. […] Ma esiste lui, come se il tempo non fosse passato, dentro di me»[18]. La generazione è definita dal rapporto spettatore-tv-merce e dal momento che questa relazione è trasmissibile, diviene una memoria nostalgica di una collettività.

«È questo un cristallo di sogni, è questo l’unico lampo non triste della mia vita; sono documenti, sono fossili di un’età che mi chiede la pietà di un omaggio; sono cadaverini che si rifiutano di morire; sono ciò che solo io so cosa sono»[19].

Gli oggetti e i fenomeni che hanno fatto parte della propria infanzia diventano icone sacre, perché incomprensibili e inafferrabili dalle altre generazioni (anche se dal secondo commento citato a 2030 è evidente che spesso avviene il contrario). È proprio all’interno di questo spazio fatto di memorie, rimpianti e infantilizzazione che si può definire e decifrare un tempo. La Saltafoss, per esempio, è l’emblema di una generazione, e non a caso viene evocata nella canzone. Non stupisce il fatto che sul web si trova un forum dedicato a questa bicicletta (come Cose nostalgiche anni ’80), e una pagina Facebook (Quelli che avevano la Saltafoss). E oggi sembra ancor più lecito e doveroso rimpiangere la bicicletta anche perché garantiva uno stile di vita salutare e spensierato, ormai soppiantato dall’utilizzo dell’automobile[20].

Una delle scene finali del video vede il cantante che tenta di aggiustare un calorifero. È seduto per terra, e l’azione di montaggio con attrezzi idraulici si trasforma in un gioco divertente. La base recita: «Ci sono quelle sere belle da morire, dove puoi giocare invece di dormire». L’infantilizzazione celata in questa scena è basata sulla posizione che solitamente i bambini assumono durante il gioco, o sulla posizione degli adulti che si apprestano a giocare con i bambini, come dei bambini[21].

I bei tempi

Di questa canzone, scritta nel 2009 all’età di 37 anni, non è stato fatto alcun video musicale. Per questo motivo, l’analisi si limiterà ad una riflessione su alcuni oggetti culturali citati e sul nuovo tipo di approccio verso il passato che inizia a innescarsi a partire da questo momento. Questa terza tappa imposta una critica nei confronti degli immaturi-nostalgici, che sarà anche la chiave di lettura di Meglio Prima.

Tanta nostalgia dei bei tempi andati

nella mia radio e sulla mia tv

qui gli orologi si sono fermati

e scusami se non ne posso più.

La prima strofa dimostra la consapevolezza dell’influenza dirompente che i mass media hanno nella divulgazione del sentimento nostalgico.

La nostalgia è precoce nel mio paese

e prende ogni italiano dopo un bicchiere

anche la gente della mia età

che si commuove coi Duran Duran.

Ma il mio ricordo non è positivo

tutti vestivano Americanino

tutti sfottevano il mio cappellino

e venire dai quartieri non faceva figo.

Al parco dove andavo da bambino

chi si faceva non faceva un tiro

c’era Bettino e gente col bottino

ma tutto ciò non si sapeva in giro.

Inevitabilmente si citano i Duran Duran, Americanino e Bettino Craxi. Si fa la parodia di un’epoca passata e rimpianta dai propri coetanei. La posizione è quella di un uomo maturo, consapevole della forza della nostalgia come sentimento e come modalità. Il tentativo è di trasmettere un’eredità ai ragazzi che ascoltano la sua musica (perlopiù adolescenti e ventenni) e dissuaderli dall’idea che i tempi passati fossero migliori. C’è una forte coscienza della tendenza dei giovani a rimpiangere i decenni mai vissuti. Il titolo quindi, che utilizza la retorica del rimpianto, cela ironia e critica. Nel rapporto con il passato «l’ago della bilancia si può spostare verso una delle due direzioni: la creazione di miti nostalgici moderni, di modelli o oggetti, oppure (e a volte: nello stesso tempo) la riflessione, indulgente o polemica, in una decostruzione della potenza dei media attraverso i media stessi»[22]. Nel caso di I bei tempi ci troviamo nel secondo tipo di atteggiamento.

Meglio Prima

Lo stesso tipo di approccio è quello che caratterizza l’ultima canzone presa in considerazione, Meglio Prima, del 2011. Si tratta di una vera e propria messa in scena di uno scontro generazionale (le generazioni prese in considerazione sono quella dei ragazzi di oggi e quella dei loro genitori, presumibilmente nati negli anni cinquanta, sessanta, settanta) in cui ci si rende conto dell’inutilità della critica degli adulti alle nuove generazioni e del rimpianto nostalgico dei giovani per un passato che non hanno vissuto. «Non è meglio prima, né meglio di prima»: questo è il passaggio di testimone.

La dicotomia generazionale è rappresentata graficamente dalla divisione dello schermo in due parti, ovviamente in ordine cronologico da sinistra verso destra. Il cantante è doppiato e recita un dibattito, portando la voce del passato e del presente. L’immaginario del passato evocato si serve ovviamente di oggetti, situazioni e fenomeni riconoscibili: l’arredamento, con tappezzeria verde, l’orologio arancione, la lucidatrice, il televisore, la lampada tipicamente anni sessanta-settanta, lo stereo sulla spalla, la cassettina[23], la moda hippy, i soldatini, l’uniforme scolastica col fiocco al collo, il vecchio telefono col filo, il Risiko, il Commodore, le Crystal Balls e Playboy[24].

Un’intuizione interessante è quella di aver notato il “realismo” dell’interno anni sessanta-settanta (sezione sinistra) e la deformità estetica dei quadri e dell’arredamento moderni (sezione destra). Questo aspetto grafico potrebbe essere sostenuto dalla riflessione di Cataluccio su facile/difficile, dolce/amaro, immaturo/maturo:

«Si è adulti quando si prova piacere ad essere attivi, a mettere in gioco i nostri denti, le nostre mascelle, una lingua che la sa ormai lunga e non si lascia abbindolare dal primo dolcetto. Questo vale per l’estetica (un quadro, una musica o romanzo “realisti” sono oggi pane per gli immaturi; mentre un’opera come Les demiselles d’Avignon di Picasso, o un quadretto di Schönberg, o l’Ulisse di Joyce ci obbligano ad uno sforzo che mette in gioco la nostra maturità e ci provoca un “piacere partecipativo”), ma più in generale per la vita»[25].

Non casualmente, dunque, il passato rievocato nostalgicamente ha una forma “realistico-mimetica” e il distacco maturo assume una linea deforme, indefinita e di libera interpretazione. Il passaggio di testimone in Meglio Prima sembra avvenire non solo attraverso la voce della maturità del cantante, ma anche attraverso l’immagine del gioco del Pong che percorre la quasi totalità del video, in cui “padre e figlio” si sfidano “con infiniti passaggi di palla”. Ma il messaggio è chiaro: non c’è differenza tra presente e passato, la sfida potrebbe essere infinita senza alcun vincitore. Anche in quest’ultima canzone, i luoghi comuni che modellano il pensiero sono strumenti di cui nostalgia e immaturità si nutrono. Il cantante però sembra farne un uso consapevole a differenza di ciò che avveniva nella sua produzione giovanile. Lo sfruttamento di oggetti e fenomeni pare essere strumentale, con la funzione di rendere comprensibile la propria eredità di pensiero alle giovani generazioni.

Il rapporto con il passato muta di grado e qualità nel corso dell’esistenza di J Ax. L’immaturità e la nostalgia di 2030 e Piccoli per Sempre sono il vero oggetto di demistificazione in I bei tempi e Meglio Prima. In età adulta il cantante sembra smitizzare la retorica del rimpianto, di cui però si serve in tutte queste quattro canzoni. Gli oggetti e i dispositivi che ci parlano di immaturità, e che quindi innescano la logica del rimpianto, attingono dall’immaginario collettivo fondato sui mass media. Sono proprio la nostalgia mediale, il vintage nella tv di oggi e dunque la creazione di una nostalgia collettiva i fenomeni che rendono definibile una generazione di consumatori e spettatori, «secondo un ciclo a ondate che si ripete da alcuni decenni»[26]. Il fatto che la nostalgia sia necessaria per definire una generazione[27] è efficacemente dimostrato dalle quattro canzoni analizzate.

1 E’ significativo come l’espressione “i bei tempi” rimandi inequivocabilmente al passato. Perché non “i bei tempi di oggi o di domani”?
2 Il termine rimanda a Monreale, Emiliano, “Tra moderno e postmoderno: la nostalgia nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”, in L’invenzione della nostalgia, Roma, Donzelli editore, 2009, p.21.
3 Questo tipo di approccio nei confronti del tempo, ovvero l’anticipazione in di una nostalgia per il passato-presente, è stato adottato anche da altri artisti, come The Beatles in I’m Sixty-Four (1967) e Lucio Dalla in L’anno che verrà (1979): «Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
 e come sono contento 
di essere qui in questo momento,
 vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare 
per poterci ridere sopra,
 per continuare a sperare.

 E se quest’anno poi passasse in un istante,
 vedi amico mio
 come diventa importante
 che in questo istante ci sia anch’io.

 L’anno che sta arrivando tra un anno passerà, 
io mi sto preparando è questa la novità».
4 Questa idea del “volo” potrebbe trovare una forte significazione nell’immaturità rappresentata da personaggi antigravitazionali, privi di gravitas. Ne Il pensionato di B.Shulz, il protagonista immaturo rifiuta la pesantezza e si ritrova in balia del vento: «Fui spinto fuori dall’area del portone e in quell’istante fui trascinato via. … E io, io fui portato in alto, sempre più in alto, verso gli spazi gialli e inesplorati dell’autunno». Cataluccio in Immaturità: la malattia del nostro tempo, analizza altri personaggi letterari che conciliano infantilizzazione e capacità di volare, ad esempio Peter Pan e Mary Poppins.
5 Cataluccio, Francesco M., Immaturità: la malattia del nostro tempo, Torino, Giulio Einaudi editore, 2004, p.5
6 Monreale, Emiliano, cit. p. 5.
7 Nove, Aldo, “Pensieri”, in Woobinda
8 Monreale, Emiliano, cit. p. 5-6.
9 Ibid., p. 40.
10 Scarpa, Tiziano, “Teoria della aureole”, in Cos’è questo fracasso?
11 Monreale, Emiliano, cit., p.40
12 Cataluccio, Francesco, cit., p.185
13 La valorizzazione dello stato infantile vs l’età matura vede come presupposti letterari fondamentali Les Confessions (1762) di J.J.Rousseau, il Romanticismo e gran parte delle avanguardie del Novecento.
14 Fitzgerald, Francis Scott., (a cura di Moore R.R, Rossi D.) “Curious case of Benjamin Button”, in Jazz age tales, Loffredo, 1997.
15 Cataluccio, Francesco, cit., p.69.
16 Ibid, p. 136.
17 Ibid, p.124.
18 Nove, Aldo, cit.
19 Mari, Michele, “I giornalini”, in Tu, sanguinosa infanzia.
20 Cataluccio, Francesco, “Automobili e biciclette”, in cit., p.56-60.
21 Questa scena sembra evocare la performance Cirque dell’artista francese Alexander Calder (1898-1976).
22 Monreale, Emiliano, cit., p.13
23 Si ricorda la moda recente delle cover dei cellulari che ritraggono l’immagine di musicassette, vhs e altri supporti video-sonori del passato.
24 Riguardo al rapporto nostalgia ed erotismo, c’è un passaggio tratto da Warhol, Andy (traduzione di Ponte, R., Ferretti, Fernando), La filosofia di Andy Warhol, IV edizione Tascabili Bompiani, 2004,p. 46, che vale la pena riportare: «Sesso-e-nostalgia, è buffo a pensarci. Camminavo nel West Side all’altezza della Quarantesima Strada, fra i locali notturni, guardando le foto lucide formato 25×25 delle ragazze, che solitamente vengono esposte all’entrata. Una di queste aveva un aspetto veramente anni Cinquanta, ma le foto non erano ingiallite e non riportavano segni del tempo. […] Forse l’azienda stava provvedendo a soddisfare i gusti di quelli che avevano nostalgia delle ragazze che avevano provato a farsi negli anni Cinquanta».
25 Cataluccio, Francesco, cit., p.31.
26 Monreale, Emiliano, cit., p.3.
27 Concetto espresso da Davis, F, Yearning for Yesterday. A sociology of nostalgia, The Free Press, NY, 1979, p.VIII, e sostenuto da Cataluccio, cit., p.10

Audio-Bibliografia

Audiografia-Videografia primaria

- Articolo 31, “2030” (1996)

http://www.youtube.com/watch?v=f8XsXgMtfK4&ob=av2e

- J Ax, “Piccoli per sempre” (2006)

http://www.youtube.com/watch?v=vPClH-7ztMM&ob=av2e

- J Ax, “I bei tempi” (2009)

http://www.youtube.com/watch?v=heHYHU2D-BI

- J Ax, “Meglio prima” (2011)

http://www.youtube.com/watch?v=P9XKM_y8fD4&ob=av2e

Audiografia secondaria

- Dalla, Lucio, “L’anno che verrà” (1979)

- The Beatles, “When I’m Sixty-Four” (1967)

Bibliografia

- Benjamin, Walter (a cura di Renato Solmi), Angelus Novus: saggi e frammenti, Torino, Giulio Einaudi editore, 1995.

- Benjamin, Walter (a cura di Rolf Tiedemann), edizione italiana a cura di Enrico Ganni, “I passages di Parigi”, in Opere Complete, Torino, Einaudi, 2000.

- Cataluccio, Francesco M., Immaturità: la malattia del nostro tempo, Torino, Giulio Einaudi editore, 2004.

- Fitzgerald, Francis Scott., (a cura di Moore R.R, Rossi D.) “Curious case of Benjamin Button”, in Jazz age tales, Loffredo, 1997.

- Mari, Michele, “I giornalini” , in Tu, sanguinosa infanzia, Einaudi, 2009.

- Monreale, Emiliano, L’invenzione della nostalgia: il vintage nel cinema italiano e dintorni, Roma, Donzelli editore, 2009.

- Nove, Aldo. Woobinda. E altre storie senza lieto fine, Castelvecchi, 2005.

- Reynolds, Simon (traduzione di Michele Piumini), Retromania: musica, cultura pop e la nostra ossessione per il passato, Milano, Isbn edizioni , 2011.

- Scarpa, Tiziano, “Teoria delle aureole”, in Cos’è questo fracasso?, Einaudi, 2000.

- Shulz. Bruno, “Il pensionato”, in Le botteghe color cannella, Einaudi, 2008.

- Warhol, Andy (traduzione di Ponte, R., Ferretti, Fernando), La filosofia di Andy Warhol, IV edizione Tascabili Bompiani, 2004.

Caltari 5 commenti Segni Condividi
5 Comments
  1. 9-5-2013

    Secondo me si poteva inserire anche “altra vita” in quest’analisi dato che nel video della stessa ripercorre tutta la sua infanzia nel paese natale

    Rispondi F.madeddu
  2. 10-5-2013

    E’ vero tutto quanto c’è scritto qui.
    J-Ax è nostalgico ma non ha rimpianti, cita le “migliori cose” degli anni ’90 ma ha una voglia incredibile di andare avanti.
    Anche Deca Dance e Sempre Noi riprendono gli anni ’90, ma J-Ax non si ferma a piangere sul passato.
    Anzi, vi dirò che è molto più contento della carriera di J-Ax di quella con gli Articolo 31.

    Rispondi GiuseppeNessuno31
  3. 10-5-2013

    j-ax il migliore una persona vera che mi ha accompagnato x 15 anni e ora che ho 1 figlio di quasi 2 anni accompagna anche lui xke nonostante essere fiero e quanda rappa incazzato e meglio di tutti quelli che fanno i fieri,,e anche una brava persona dice belle parole e insegna l umilta..grazie ax oggi ho 1 famiglia bella anche grazie ai tuoi insegnamenti

    Rispondi andrea
  4. 12-5-2013

    ax mi ha aiutata a crescere, mi ha insegnato a esprimere le mie emozioni, mi ha insegnato il rispetto, le fedeltà ad utilizzare i miei pensieri e a capire che ognuno di noi ha il diritto di ribellarsi alla vita che gli viene imposta.
    grazie zio, mi hai fatta diventare una persona migliore con la tua musica.

    Rispondi ilaria
  5. 16-5-2013

    Sono stato molto contento di aver trovato questo sito. Voglio dire grazie per il vostro tempo per questa lettura meravigliosa! Io sicuramente mi sto godendo ogni post e ho già salvato il sito tra i segnalibri per non perdermi nulla!

    Rispondi traslochi

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