
14. Ernest Hemingway su William Faulkner
Povero Faulkner. Davvero crede che i paroloni suscitino forti emozioni?
13. Gore Vidal su Truman Capote
È in tutto è per tutto una casalinga del Kansas, pregiudizi compresi.
12. Oscar Wilde su Alexander Pope
Ci sono due modi per disprezzare la poesia: uno è disprezzarla, l’altro è leggere Pope.
11. Vladimir Nabokov su Ernest Hemingway (1972)
Per quanto riguarda Hemingway, lo lessi la prima volta agli inizi degli anni Quaranta, qualcosa su palle, tori e campane*. L’ho detestato.
10. Henry James su Edgar Allan Poe (1876)
Provare entusiasmo per Poe è segno di uno stadio di pensiero decisamente primitivo.
9. Truman Capote su Jack Kerouac
Quello non è scrivere, è battere a macchina.
8. Elizabeth Bishop su J.D. Salinger
L’ho odiato [Il giovane Holden]. Mi ci sono voluti giorni per leggerlo, una pagina alla volta, con cautela, imbarazzandomi per lui a ogni frase ridicola. Come hanno potuto permetterglielo?
7. D.H. Lawrence su Herman Melville (1923)
Nessuno riesce a essere più buffonesco, sgraziato e sentenziosamente di cattivo gusto come Herman Melville, persino in un grande libro come Moby Dick… Uno sforzo immane. Ma c’è qualcosa di finto. Ed è Melville. Oh Dio, quando il solenne asino raglia, raglia raglia!
6. W.H. Auden su Robert Browning
Non credo che Robert Browing fosse molto bravo a letto. È probabile che la moglie non lo amasse poi tanto. Russava e aveva delle fantasie sulle dodicenni.
5. Evelyn Waugh su Marcel Proust (1948)
Sto leggendo Proust per la prima volta. Roba davvero scadente. Penso avesse qualche disordine mentale.

4. Mark Twain su Jane Austen (1898)
Non ci guadagno nulla a stroncare libri, e non lo faccio a meno che non li odii. Spesso ho provato a scrivere di Jane Austen, ma i suoi libri mi fanno diventare matto a tal punto che non riesco a nascondere la mia furia al lettore; perciò devo fermarmi ogni volta che comincio. Tutte le volte che leggo Orgoglio e Pregiudizio mi viene voglia di disseppellirla e colpirla sul cranio con la sua stessa tibia.
3. Virginia Woolf su James Joyce
[L’Ulisse è] l’opera di un nauseabondo studente universitario che si schiaccia i brufoli.
2. William Faulkner su Mark Twain (1922)
Uno scribacchino che in Europa non sarebbe stato considerato nemmeno di quart’ordine, e che ha agghindato qualche vecchio schema letterario di provato successo con la giusta dose di regionalismo** per affascinare i superficiali e i pigri.
1. D.H. Lawrence su James Joyce (1928)
Dio mio, che olla podrida*** è James Joyce! Nient’altro che avanzi, torsoli di citazioni bibliche, e tutto il resto cotto nel brodo di una deliberata, giornalistica lascivia.

* in originale il gioco di parole “bells, balls and bulls”.
** in originale “local color”, movimento letterario americano.
***piatto della cucina povera spagnola.
[leggi la prima parte]
via flavorwire
traduzione di Anna Laura Morello
revisione di Giuseppe D’Antonio e Giusi Palomba

Illuminanti. Concluderei in bellezza con un paio di scambi Celine vs Sarte.
Attendevo con trepidazione questa seconda parte! Grazie mille!
Celine vs Sartre ora!
(..) ed amo credere che sia la superficialità a spingerlo ad irrorare ogni parola con dodici altre per stordire in se stesso il sentimento dei suoi miseri pensieri ( Hegel, commento contro Fries )
Piacevolmente sorpresa per il giudizio di M.Twain sulla Austen. Trovo estremamente noiosi e tutti uguali i suoi romanzi. Certo la Bronte ha saputo usare meno grevezza ed è stata assai più efficace nella critica. Come si può scrivere tanto sullo sposarsi e nulla sull’amore?
“[…] in tutto è per tutto “, “li odii” (ma che cos’è, il plurale di ‘odìo’?), “olla podrida”, castigliano in corsivo in una frase italiana in corsivo? Ma che traduzione è? E ha avuto DUE revisori?
Infine, perché non ridarci la fonte http://www.flavorwire.com e permetterci di leggere anche le citazioni originali?
Insondabili misteri - o forse misterii. Mistero.
Uno dei revisori risponde:
Gentile professionista,
come interpreterebbe la seguente frase: “Che odi la mia voce, l’ho capito”?
1. “Mi rendo conto che senti la mia voce” (odi; udire)
2. “Trovo naturale che (egli) disprezzi la mia voce” (odi; odiare)
«I verbi uscenti in -iare, che nella prima persona singolare dell’indicativo presente non hanno l’accento sulla i (come dilanio, sgónfio, stùdio), perdono la i del tema davanti alle desinenze che cominciano per i. Le due i si conservano qualora occorra evitare possibili ambiguità: si scriverà, per esempio, odii (dal verbo odiare) per non confonderlo con odi (dal verbo udire).» [grassetto mio]
(Maurizio Dardano e Pietro Trifone, Grammatica italiana, Zanichelli 1995, pagina 324)
In questo caso c’è possibile ambiguità?
No.
È comunque un errore?
No (poiché se lo fosse non contemplerebbe nemmeno l’eccezione).
Riguardo al corsivo di “olla podrida”: la funzione “quote” di wordpress mette in corsivo tutto il testo e non credo vi sia la possibilità di modificare le singole parole, tenendole in tondo. Verificherò comunque tale possibilità e, nel caso, correggerò.
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Grazie. A presto.
Penso che il tempo abbia dato torto a tutti questi detrattori. Grandi che diprezzano grandi, come mai? Forse perché solo i geni sono molto selettivi, essendo legati alla novità del proprio stile e all’inimitabilità del loro universo interiore. Definire Dante una iena che si aggira tra le tombe è davvero sconcertante. Così come sconcertanti sono un po’ tutte queste terribili stroncature. Oggi non ci si offende più? Ma non è vero. Nonostante i milioni di piace, cliccati senza leggere alcunché, i letterati si sparlano reciprocamente, specie quando qualcuno dei pseudoamici raggiunge certi obiettivi. Ma si sa: i letterati sono ambiziosi e, dunque, per lo più invidiosi.
Con le dovute e meravigliose eccezioni, naturalmente.