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12 mag 2011

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Caltari

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  • Roma, 6 dicembre 2009
L’agguato al Corpo delle Donne
Caltari 2 commenti Generi e relazioni Propagande Condividi

Se ci fosse ancora qualcuno che non lo conosce, consigliamo caldamente la visione del documentario Il corpo delle donne (durata 25’’), di Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù, una ricerca sulla rappresentazione del corpo femminile nella televisione italiana, e più ampiamente nella cultura odierna del Paese, la cui peculiarità non sta nella continua oggettivizzazione del corpo femminile, ma nell’unicità del modello proposto.

Il corpo delle donne è stato prodotto quasi a costo zero ed è da sempre a disposizione gratuitamente sul web. Grazie al passaparola, questo video ha raggiunto migliaia di persone, ha generato dibattiti e incontri e la Zanardo ha iniziato a girare scuole e associazioni perché invitata da donne, uomini, ragazze e ragazzi che avevano voglia di commentare insieme le immagini. Nel 2009 viene invitata anche da Gad Lerner alla trasmissione L’Infedele, e il passaggio per la tv generalista contribuisce a diffondere il messaggio ad un pubblico molto vasto e anche oltre i confini italiani. Il corpo delle donne è stato visto ad oggi da almeno 3 milioni e mezzo di persone. Il lavoro di Lorella continua con interventi in Italia e all’estero in presentazioni, incontri pubblici e corsi di formazione per denunciare l’anomalia italiana.

la versione integrale del documentario

Tutto questo successo deve avere infastidito i poteri forti e con modalità che ricordano molto da vicino quelle mafiose, è iniziata da qualche tempo un’opera killeraggio mediatico, di diffamazione della Zanardo e del suo documentario. Mentre le trasmissioni con un dichiarato sfondo politico vengono quotidianamente controllate, la pseudosatira di Striscia la Notizia viene lasciata libera di aggredire e denigrare le persone con la scusante di una discutibile ironia che alla politica ormai da anni fa da spalla.

Risale a ieri il resoconto dell’agguato alla Zanardo da parte di Striscia la Notizia:

Le porte dell’auto parcheggiata davanti a me si spalancano di colpo, alzo la testa e 3 persone e una luce fortissima mi vengono incontro.
È la troupe di Striscia la Notizia. Chiedo alla ragazza che mi investe con una serie di domande come si chiama, lei esita, poi veloce  mi risponde “Elena”, ha 26 anni, dice che è contenta di avere fatto la velina, che nessuno l’ha obbigata e che io la offendo con il nostro documentario, dice così o qualcosa di simile.

Io sono sulla bici, e mi invade una tristezza infinita: Striscia usa quella violenza che io condanno. Prima il plagio del documentario, ora questo agguato notturno, da ore mi aspettavano fuori dalla porta della Libreria. Dico ad Elena ciò  che chi mi segue sa bene, e che sa anche lei presumibilmente, e gli autori: il nostro documentario è una critica all’uso del corpo delle donne nelle immagini tv, non alle donne che fanno tv. Di Striscia passano poche immagini nel nostro video. La reazione di Striscia è spropositata: noi con un doc fatto in casa e loro con i milioni di euro a disposizione e 7 milioni di persone tutte le sere.

Elena non mi lascia parlare, so che si usa così in tv. La guardo, voglio entrare in relazione ma lei non può, si vede che usa il metodo televisivo, parla veloce, accusa e non dà tempo per la replica. Nemmeno per un attimo provo fastidio verso di lei, per i mandanti sì, per la loro codardia. Perché non sono venuti loro? Uomini senza coraggio, così come si usa ora.

Striscia la Notizia poco tempo fa ha persino prodotto un controdocumentario chiamato Il corpo delle donne 2, in cui si evidenzia come anche nella stampa progressista, ad esempio «l’Espresso» o «la Repubblica», l’immagine della donna subisca lo stesso trattamento degradante. D’accordissimo, ma lo scopo del documentario è quello davvero non condivisibile di assolvere Mediaset.

È evidente che si tratta di una sorta di polizia del pensiero. Questo documentario ha raggiunto un numero impensabile di persone e il rischio che generi una qualsiasi forma di critica o di ripensamento su questo lavaggio del cervello che da più di dieci anni viene scientificamente portato avanti (con un non trascurabile investimento economico), fa scattare lo squadrismo mediatico. Interessante a questo proposito Giovanna Cosenza:

I motivi dell’incaponimento personale di Ricci sono molto diversi da quelli delle donne che lo difendono, veline o non veline. Vuole l’assoluzione da parte degli intellettuali. Vuole smarcarsi dal trash televisivo in cui il suo nome è finito, vuole che si smetta di dire che «Drive in» è stato l’inizio dello sfruttamento del corpo femminile in televisione e che si torni a dire che le sue trasmissioni sono ironiche, postmoderne, metacomunicative, meta tutto.

Altri commenti e manifestazioni di solidarietà: Femminismo a Sud | laLipperini | Marino Buzzi | Marina Terragni | Vita da streghe | Nata femmina | Valentinamente |  Zeroviolenzadonne

In calce a molti di questi interventi, c’è un commento dell’ufficio stampa di Striscia la Notizia. Sta facendo il giro di tutti i blog come una specie di disco incantato ovvero:

Velina contro gattamorta. Ieri la Velina di Montecristo, particolarmente loquace, ha rinfacciato a una Zanardo (nel suo solito cliché di madamina stanca e indifesa) le menzogne che impunemente continua a propagare su giornali e nelle scuole. La giusta battaglia in difesa delle donne non si combatte certo con le bugie e le mistificazioni o attaccando una libera trasmissione di satira.
Ufficio stampa Striscia la Notizia

Questo linguaggio che ricordiamo proviene da un ufficio stampa, appare surreale, anche se è probabilmente soltanto un assaggio e nemmeno troppo spinto di ciò che quotidianamente avviene nel mondo televisivo e non solo.

Ed è WuMing1 che fa notare, commentando la Lipperini:

Il comunicato dell’ufficio propaganda di Striscia mi ricorda qualcosa…
Un momento…
Mumble mumble…
Ah, sì!
“Come un funebre rintocco, pesanti come il piombo, ripresero forma le parole:
LA GUERRA E’ PACE
LA LIBERTA’ E’ SCHIAVITU’
L’IGNORANZA E’ FORZA.”

Nei commenti al post della Lipperini, per fronteggiare tutto ciò, qualcuno avanza la proposta di inventare nuove modalità per decostruire il dispositivo mediatico. In particolare Christian Raimo:

Bisogna trovare delle strategie di rovesciamento oltre la stanchezza. Siamo sul piano performativo. E sul piano performativo, nonostante quello che dice il figlio di Zanardo, Striscia vince. Vince perché ha soldi e megafoni. Zanardo è stata ed è bravissima sul piano informativo. Ora la battaglia dev’essere sul performativo. Occorre diventare artisti dell’intervento politico. Leggetevi “Parole che provocano” di Judith Butler.
La volta che una troupe mi aspetterà sotto casa, con una violenza che è fascista – non stalking, non sessismo, non violenza televisiva; abbiamo dei termini usiamoli: è fascismo aspettare sotto casa e aggredire una persona con le telecamere – la inviterò per una birra a casa mia. Il contenuto del messaggio lì è totalmente sparito: quello che dice l’exvelina o quello che replica Lorella non conta più. Contano le luci, i volumi della voce, le risate registrate: è tutto quello dice “violenza fascista”. È allora sul piano dell’espressione che allora occorre intervenire. Rompere lo schema linguistico altrui nell’azione performativo, non solo destrutturarlo ex-post. Sarà assai difficile.

Insomma, la Zanardo oggi chiede a chiunque abbia trovato utile e stimolante il suo documentario di far sentire la propria voce, di intervenire con i mezzi a disposizione.

Come reagire?

Innanzitutto sta partendo una campagna di protesta rivolta agli inserzionisti del programma. Tutte le info utili qui.

Spendiamo qualche minuto del nostro tempo e inviamo i nostri reclami.

Per chi non guarda la tv e si sottrae molto volentieri dalla ferocia della comunicazione odierna, il dilemma è sempre lo stesso: ignorare ciò che succede dall’altra parte dello schermo è una forma radicale di critica oppure ci allontana soltanto dalla realtà?

A nostro avviso è comunque fondamentale continuare a minare il modello imposto con una molteplicità di punti di vista minoritari, quindi continuare a distruggere ciò che non ci rappresenta, ma contemporaneamente non smettere di immaginare altro.

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Tags: christian raimo, femminismo a sud, Gad Lerner, giovanna cosenza, il corpo delle donne, Judith Butler, loredana lipperini, lorella zanardo, marina terragni, marino buzzi, natafemmina, Striscia la Notizia, valentinamente, vita da streghe, wu ming
Caltari 2 commenti Generi e relazioni Propagande Condividi
1 Comments
  1. 17-9-2011

    Non guardo più striscia la notizia e altre trasmissioni che trovo aculturali. adoro la buona satira. odio vallette e veline il loro uso e abuso. le vecchie che devono fare il verso alle giovani per essere premiate. non sopporto più la volgarità. le donne dovrebbero fare un’operazione di sciopero bianco, come faccio io, e rifiutarsi di vedere trasmissioni dove il loro corpo viene esibito per intrattenere gli uomini inebetiti dalle tette siliconate, dalle gambe nude su tacco dodici. aveva ragione iersera lo scrittore Scheneider a dire che abbiamo la peggiore televisione in europa. il buon gusto è ormai scomparso.

    Rispondi eletta senso

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