Ispirato dal progetto fotografico sulle microaggressioni a sfondo razziale, Kevin Nadal, professore associato di psicologia alla City University of New York, ha continuato il lavoro di ricerca nell’ambito delle persone GLBTQ.
Il termine microaggressione è stato usato dal professor Derald Sue (che lo ha preso in prestito dallo psichiatra Chester Price) per indicare “brevi e banali umiliazioni quotidiane di tipo verbale, comportamentale o ambientale, più o meno intenzionali, che comunicano offese razziali e insulti ostili, sprezzanti o negativi verso le persone di colore”.
Lo scopo di Nadal era quello di
[…] affrontare il concetto di microaggressione in modo più significativo e renderlo disponibile a un pubblico più ampio. È un concetto largamente discusso sia nelle università che fra le organizzazioni che forniscono servizi sociali, così come fra gli studenti delle scuole superiori. Ciononostante, il termine potrebbe essere sconosciuto ai più. È importante che il maggior numero di persone ne conosca il significato, affinché si comprenda al meglio quanto le microaggressioni siano offensive e incidano negativamente sulla vita degli altri. È necessario rendere consapevoli le persone del loro linguaggio e delle piccole cose che dicono e fanno che possono nuocere alle vite delle persone.
Come potete leggere di seguito, molte di queste aggressioni non colpiscono solamente persone gay, lesbiche e trans, ma possono essere estese in generale alle donne prima di tutto e poi a qualsiasi minoranza.
Interessante notare come alcuni dei commenti al post originale di BuzzFeed sminuiscano la portata di queste aggressioni, eppure un altro articolo sempre di BuzzFeed sottolinea che
Tutte queste microaggressioni hanno un impatto rilevante sulle vite delle persone. E nonostante alcune possano sembrare tutt’al più brusche ma inoffensive, molti studi hanno dimostrato che le persone fatte oggetto di microaggressioni possono sviluppare sintomi depressivi, ansiogeni e veri e proprio disturbi di natura fisica.
“…non sono omofobo, solo che tu sei così sensibile…”
perchè non indossi mai un vestito?

“Quindi… chi fa l’uomo nella vostra relazione?”

“Ho una cugina come te. Risposta: come?”

“Per me va strabene, finché posso guardare”

“Ho sempre saputo che fossi queer.” (allora perchè non eri d’aiuto?)

“Non capisco perché hai voluto mutilare il tuo corpo.”

“Solo perché mi piacciono gli uomini non significa che mi “piacciano” tutti gli uomini. A dire il vero mi piace un certo tipo e le probabilità che sia tu… SONO NULLE”

“Tu non sei queer. Hai un fidanzato.”

“Dove sono tua moglie e i tuoi figli? (risposta: nelle fantasie dei miei genitori)”

“(inserici ruolo familiare) Perché non ti sei ancora sposata? Dov’è il tuo ragazzo?”

“Ma non ci proveranno con me in un bar gay?”

“Cari Sig. & sig.ra Riviera (da un invito)”

“Sei così simile a Jack di Will & Grace! (In realtà. Io sono Grace)”

“Questo è il mio migliore amico gay.”
Sei bisessuale? Non fa sentire il tuo partner insicuro?
Fonte: BuzzFeed








Molto interessante la pubblicazione - attraverso la mini scrittura su foglio - di un pensiero. L’atto stesso di esplicitare attraverso il deposito scritto, un pensiero una domanda un’osservazione, rende più ” pesante ” il pensante.
Siamo tutti costantemente agenti e soggetti alle micro aggressioni. Essere almeno consapevoli del male che si può fare con una freccia velenosa è già qualcosa.