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09 lug 2010

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Le porte alchemiche - prima parte
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di ((giacomo))

Lo sguardo cade su una porta camuffata nella parete; nell’incertezza – non tanto sulla presenza quanto sul senso, sulla storia, sulle intenzioni dietro di essa, dietro il suo esserci pur non volendo esserci – si scatta una foto. Questa è già una scelta: contro il contesto. Spesso, infatti, si raccolgono fotografie di bellezze artistiche note o meno note; oppure di punti minuscoli, dall’uno all’altro dei quali si disegnano costellazioni emotive; oppure, ancora, di particelle effimere del mondo, per trattenerle. In questi casi un ordine è ripercorso, si soddisfa un’ansia di radicamento. Nel nostro caso, invece, ecco elementi che si proiettano altrove; a partire da questi pretesti, ecco dei percorsi.

Il nuovo sistema, però, deve essere sconnesso dai saperi reali raccolti nell’oggetto e vincolato ai soli rapporti tra le sue nude forme: si potrebbe, infatti, studiare quando sono nate la moda e l’abitudine di mimetizzare le porte; se il camuffamento fosse imposto da norme di polizia urbana oppure fosse la conseguenza di saperi tradizionali delle maestranze; quale sia l’influenza della struttura dell’edificio sulla posizione della porta, sugli stili stratificatisi ecc.

Niente di tutto questo: si decontestualizzano, invece, la porta e lo sfondo, si considera il loro rapporto esito di forze che lì come altrove si sono scontrate: motivi umani ed energie atmosferiche, intenti e ripensamenti, angelica cura e imprecisioni.

Il titolo della serie allude a un gioco di decodificazione: se traccio simboli di scienze poco note attorno a una porta della mia dimora è per giocare coi miei ospiti, da solo, perché presenze aliene giochino a mia insaputa ma secondo i miei intenti: là si ripercorreva la manifestazione dei tipi fondamentali dell’essere o, più semplicemente, dell’essere umano, si tracciava la via dal molteplice all’unità, dall’altro al sé, dai frantumi alla reintegrazione, dalla profondità al suo fiorire nella superficie ecc.; qua, si ragiona di umanissime nevrosi e di casualità, vale a dire delle increspature che ornano quella superficie – sulla quale ci muoviamo.

Una porta alchemica in via Vecchietti, a Firenze. All’insegna, direi, del grado massimo di mimesi. È dubbio l’effetto dell’Attacco V.F.: da un lato attrae lo sguardo (che può scoprire, se solo indugia un po’, fessure, cardini, serratura), dall’altro si denuncia quale varco e storna, forse, l’attenzione dal più ampio varco tutto intorno.

Porta alchemica logorata dal tempo in via Leopardi, a Firenze. Esempio perfetto di intervento umano nell’ambito di un altro intervento umano – quasi a voler eccellere nella precarietà.

Porta alchemica in via Varchi, a Firenze. In questo e in altri casi si nota come la porta si apra in parte in una lesena, vale a dire in un finto pilastro sprofondato nella parete; la porta, dunque, simula una simulazione. Le analogie con vari comportamenti umani sono evidenti.

Porta alchemica in via Sant’Anna (Firenze). In questa porta si mostra, con la chiarezza di forme e colori diversi, la stratificazione delle diverse intenzioni che stanno alla sua origine: apertura, occultamento, chiusura, segnalazione, controllo. Allo stesso modo, certi esseri umani offrono con ingenuità allo sguardo altrui le proprie contraddizioni.

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4 Comments
  1. 9-7-2010

    bellissima suggestione questa! e adesso abitando a Firenze so già che mi farò un giro per vedere tutte le porte di queste belle fotografie… grazie!

    Rispondi mastrangelina
  2. 9-7-2010

    …sì, il lavoro di ((giacomo)) ha suggestionato anche noi. ci sarà una seconda puntata!
    rimani sintonizzata, da radiocaltarinight, buonanotte…

    Rispondi giusiana
  3. 11-7-2010

    … per che sa scoprire un’altra via d’accesso :)

    complimenti!

    Rispondi gaz
  4. 3-6-2012

    Magic.

    Rispondi Studio Fludd

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