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09 Dic 2011

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Caltari

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L’annosa questione delle cingomme: alcune proposte
Caltari 7 commenti Psicogeografie Condividi

Anche se molte leggende metropolitane dicono il contrario, il chewing gum è, da un punto di vista tecnico, commestibile. I medici concordano sul fatto che non sia molto saggio ingoiarlo, per via del rischio di occlusioni intestinali. Tenendo conto che nel 2005 gli americani hanno masticato, in media, tra i settanta e gli ottanta chili di gomma a persona, e poche di queste gomme sono state ingoiate per caso, lo scarto post-masticatorio raggiunge probabilmente più di duecentocinquantamila tonnellate l’anno.

Com’è inevitabile, lo smaltimento di questa massa appiccicosa è una piccola sfida.

Nel 2003, una nota per la stampa del parlamento inglese intitolata Le gomme da masticare come rifiuto ha articolato il problema in termini pratici:

La maggior parte dei consumatori smaltiscono i loro chewing gum in modo responsabile, ma quando vengono gettati sui marciapiedi si incollano tenacemente alla superficie, una volta asciutti. Le gomme da masticare non si deteriorano nel tempo, continuando ad accumularsi.

Calpestate dai passanti, le gomme da masticare gettate finiscono per diventare la decorazione dominante del pavimento urbano, un moccio color carbone che punteggia l’asfalto e i selciati in sfumature di grigio.

In un numero del 2005 del Guardian, il giornalista Tim Adams ha calcolato che circa il novantadue per cento della pavimentazione urbana britannica è coperta da gomme.

Strade di Londra

Per la maggior parte di noi, queste chiazze nero-grigie sono così onnipresenti da essere diventate invisibili; a malapena le registriamo come spazzatura. Poco prima del suo suicidio, lo scrittore, chimico sopravvissuto ad Auschwitz Primo Levi sviluppò un’ossessione per le gomme calpestate, cercando di creare una cartografia alternativa delle intenzioni alimentari.

Dappertutto, ma più numerose nei tratti più frequentati, si notano sulle lastre delle macchie rotonde, del diametro di pochi centimetri, biancastre, grigie o nere. Sono gomme da masticare, incivilmente sputate a terra, e testimoniano delle eccellenti proprietà meccaniche del materiale di cui sono costituite. […] La richiesta di una gomma che resista, deformandosi ma senza distruggersi, al tormento della masticazione, fatto di pressione, umidità, calore ed enzimi, ha condotto ad un materiale che resiste fin troppo bene al calpestio, alla pioggia, al gelo ed al sole d’estate». È il materiale archeologico che si conserva più a lungo sui nostri marciapiedi. Da scienziato della materia, Levi sa che si tratta di chiazze praticamente indistruttibili, con il tempo diventano scure e non scompaiono mai. Nel futuro descriveranno i luoghi dove sono esistiti bar e locali. Lì le gomme sono state sputate sul selciato o sull’asfalto. E oggi uno straniero, che non conosce la città, può benissimo trovare questi locali spostandosi nel senso delle gomme più fitte, allo stesso modo con cui gli squali trovano le loro prede ferite seguendo le tracce del sangue nell’acqua. [fonte ]

Grande concentrazione di gomme su un marciapiede di New York

Per alcuni le gomme morte costituiscono un irritante particolarmente intrattabile, una forma di sfregio urbano più pervasivo dei graffiti, dei mozziconi di sigaretta e persino della spazzatura da fast-food. L’estate scorsa il sindaco di Londra, Boris Johnson, ha paragonato la propria reazione a questa “terribile impetigine autoinflitta” alle emozioni che Leonardo da Vinci proverebbe vedendo spuntare la barba sulle guance e sul mento della Monnalisa, o quella che proverebbe il custode di Wimbledon se “duecento talpe spuntassero all’improvviso attraverso l’erba del campo centrale”.

Oltretutto, le possibilità di gestire la situazione si sono rivelate insoddisfacenti, pur variando in efficacia, praticità e costi. Dal punto di vista della prevenzione, Singapore ha per esempio vietato la vendita, l’importazione e la masticazione di gomme nel 1992. Quando il reporter della BBC Peter Day ha suggerito che le gomme da masticare incollate ai marciapiedi “potrebbero essere un segno […] di creatività”, l’ex primo ministro Lee Kuan Yew ha ribattuto: “Se non riesci a pensare senza masticare, prova con una banana”.

Chewing-gum medica in vendita in una farmacia di Singapore

L’esperimento di Singapore è finito nel 2002, dopo dieci anni, quando l’intensa pressione della Wrigley ha costretto Singapore a permettere la vendita di gomme “medicinali” come precondizione per firmare un concordato di libero commercio con gli Stati Uniti.

In quello stesso anno, in Inghilterra, il dipartimento per l’ambiente, il cibo e gli affari rurali ha proposto uno schema volontario per restringere la vendita di gomme da masticare nelle aree con deposizione particolarmente pesante - un tentativo poco convincente prontamente terminato dai produttori di gomme e dalle autorità locali.

Mancando dei cojones per approvare e applicare un divieto totale, l’Inghilterra è ricorsa a un miscuglio di incoraggiamenti comportamentali (inclusi tabelloni e cestini per gettare le gomme appositamente creati) e minacce, come la creazione di uno squadrone antigomme con la licenza di imporre una multa di cinquanta sterline in flagranza di gomma sputata. Quando Tim Adams del Guardian ha parlato con Nick e Trevor, due dei poliziotti antigomme del Maidstone City Council, nel 2005, la loro efficacia è sembrata in qualche modo limitata.

La chiave per il successo, spiega Nick, è non andarsene in giro con uno scopo preciso, ma con calma. In questo modo si possono coprire circa otto miglia al giorno. Ma nelle sei settimane durante le quali hanno pattugliato la zona pedonale della città, seguiti ventiquattr’ore su ventiquattro dalla CCTV, Nick e Trevor sono riusciti a trovare un solo uomo nell’atto di gettare una gomma. Lo hanno minacciato con una multa di cinquanta sterline anche se, alla fine, la cosa è finita in niente perché non era chiaro se l’obiettivo avesse sputato la sua gomma in una proprietà pubblica o privata.

In accordo con la triste verità che è più facile superare più o meno qualsiasi sfida tecnologica che cambiare il comportamento umano o interferire con i profitti aziendali, il Sacro Graal della prevenzione del problema sarebbe lo sviluppo di gomme non appiccicose o biodegradabili.

Lo scorso ottobre, dopo anni di ricerche e un investimento, da parte della Wrigley, di più di cinque milioni di sterline, gli scienziati della Bristol University hanno lanciato una gomma da masticare alla menta che si dissolve in polvere dopo sei mesi di esposizione al marciapiede. Bisogna anche vederle in vendita queste Rev7, ma la compagnia si è assicurata un buon giro di finanziamenti e il CEO Roger Pettman ha dichiarato alla rivista Forbes che “per ora, l’interesse da parte dei negozianti è stato molto promettente”.

Mentre aspettiamo che i cugini biodegradabili delle gomme prendano piede, la rimozione resta l’unica opzione efficace al cento per cento per coloro che trovano questa piaga mostruosa di blocchi di chewing gum abbastanza rivoltante da giustificare una spesa che si aggira tra le 0,45 e le 1,50 sterline per metro quattro per vaporizzare, spruzzare, dissolvere o grattare la pelle urbana a nuovo. Nel 2005, secondo Defra, le autorità locali hanno speso un totale di centocinquanta milioni di sterline all’anno nella rimozione di gomme, tre volte tanto il costo di vendita della stessa quantità di gomma da masticare. Londra spende ottomilacinquecento sterline solo per ripulire Trafalgar Square.

Un’analisi costi-benefici della rimozione delle gomme da masticare tenderebbe al negativo, specialmente in questo periodo di ristrettezze economiche, ed è per questo che i dipinti su gomma di Ben Wilson sul New York Times sono affascinanti. Pur avendo iniziato la sua carriera artistica come scultore, lavorando principalmente con la legna, il Times riporta che, negli ultimi sei anni, Wilson si è dedicato a dipingere migliaia di piccole immagini sui boli di gomma gettati e appiattiti sui marciapiedi di Londra:

Ha sviluppato una tecnica attraverso la quale ammorbidisce la coma con la fiamma ossidrica, la spruzza di lacca e poi applica tra strati di smalto acrilico. Utilizza piccoli pennelli, asciugando rapidamente il suo lavoro con un accendino man mano che procede, poi lo conserva sotto della lacca trasparente. Ogni dipinto può prendergli da qualche ora a qualche giorno di tempo, e può durare per anni nelle giuste condizioni.

Alcune delle sue coloratissime miniature sembrano astratte, o puramente decorative; altre riportano segni e simboli locali; altre ancora portano messaggi personali al pubblico: Wilson spiega al Time di avere ricevuto richieste per ricordare nascite, morti, amori e anche chiusure di negozi:

Per ricordare la chiusura di un negozio, un paio di anni fa, il signor Wilson ha inciso il nome di ogni impiegato su un pezzo di gomma, insieme a un messaggio di buona fortuna da parte dei capi. Ne ha disegnata un’altra nei quali i commessi ringraziavano i loro clienti. Le due immagini sono ancora lì, anche se il negozio non c’è più.

I dipinti su gomma di Ben Wilson mi hanno ricordato inevitabilmente un altro recente e adorabile intervento urbano: i graffiti all’uncinetto, nei quali combattenti con i ferri da calza hanno decorato i cartelloni pubblicitari di soffici cornici, il filo spinato con ragnatele fatte a mano e i tubi dei ponteggi con calzettoni a righe. In entrambi i casi l’applicazione di un artigianato individuale al decoro funzionale del paesaggio contemporaneo urbano ha reso l’invisibile visibile, trasformando il civico in personale. Come spiega Wilson:

Le uniche immagini che i bambini vedono intorno a loro sono quelle delle pubblicità e della televisione; qualsiasi parte del loro ambite è vietata o venduta. Per questo non si interessano delle loro strade. Questo è un piccolo modo per legare le persone tra loro.

L’appropriazione della gomma da masticare gettata nella creazione di un’opera d’arte ripartita che dà colore locale, orgoglio e persino memoria è, secondo me, la fine più alta alla quale un confetto di Vigorsol può aspirare. Dopo tutto, i dipinti di Ben Wilson non solo ci costringono a notare veramente la realtà dei nostri paesaggi coperti di gomme, invitandoci, come Primo Levi, a utilizzarli come fonti di riflessione sui costumi e sulle scelte della nostra cultura, ma ci ispirano anche a riconsiderare ogni aspetto dell’ambiente urbano come opportunità aggiuntiva di inaspettata bellezza.

Quali altre possibilità trascurate ci offrono le detestate reti metalliche, le ciminiere o le barriere New Jersey delle moderne metropoli?

via Edible Geography | Trad. Chiara Reali

Caltari 7 commenti Psicogeografie Condividi
7 Comments
  1. 9-12-2011

    Ma che bellezza! Sono basito.
    E masticato.

    Rispondi Hombre
  2. 10-12-2011

    tutto questo è sociologicamente e antropologicamente meraviglioso

    Rispondi Elia
  3. 10-12-2011

    Bellissimo. Complimenti.

    Rispondi Daniele
  4. 18-12-2011

    Ecco, lo squadrone antigomme e i cartelloni “Stick your gum here” (che fanno pure ribrezzo) non sono state proprio delle genialate… La trovata di Ben Wilson, invece, è davvero eccezionale!!! E poi chi lo sapeva che Primo Levi avesse questa ossessione??? Complimenti a Caltari!

    Rispondi Laura
    • 19-12-2011

      Ulteriori proposte dei lettori facebook.

      Rispondi Giusiana
  5. 7-4-2012

    Ho trovato questo articolo inerenti le psicogeografie davvero bello.
    Leggerlo é per me come ricevere alcune tra le molte risposte costruttive ad una domanda silenziosa che mi é rimbalzata in testa per tutta l’infanzia. Ogni volta che mi recavo in città accompagnata da qualche adulto mi sono soffermata innumerevoli volte a contemplare quel misterioso planetario costellato di satelliti scuri e più chiari appiccicati ai marciapiedi delle piazze. Con un’attenzione immaginativa potente che da adulta ritrovo spesso pacificamente condivisibile. Aldilà ed oltre qualsiasi banalissima etichettatura di stranezza.
    Grazie!

    Rispondi ciennezeta
  6. 7-8-2012

    che bell’Archivio di gomme ! qui a Messina, le gomme le chiamano masticanti, un participio presnte per indicare le cingomme è un’azione continua e aggettivata

    Rispondi luciano

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