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10 Mar 2011

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Caltari

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Tutto in ordine - La tassonomia urbana di Armelle Caron
Caltari Nessun commento Psicogeografie Condividi


Kublai Khan aveva notato che le città di Marco Polo si somigliavano tra loro, come se il passaggio da una all’altra non implicasse un viaggio, ma un cambio di elementi.

In una svolta urbanista dei Racconti delle Mille e Una Notte, Polo il Veneziano intrattiene Khan il Mongolo con scorci di alcune favolose città da lui toccate nei suoi viaggi all’interno dell’enorme impero. Queste storie, raccolte ne Le Città Invisibili di Italo Calvino, oscillano tra verità e finzione. Ognuna delle città di Polo mostra una sola determinata caratteristica. Queste diverse città però potrebbero essere nient’altro che miniature ricavate dalla città natale del nostalgico Veneziano.

Città immaginarie costruite dai frammenti di quelle vere. Qualcosa di simile sta accadendo in Tout bien rangé, un’opera d’arte dell’artista francese Armelle Caron basata sulla cartografia. L’opera consiste di una serie di coppie di mappe, una come una mappa cieca, ma riconoscibile, di una città vera, l’altra che appare come un kit di montaggio della stessa città, con i suoi isolati disposti per forma e dimensione in maniera ordinata ma impraticabile.

Il processo di trasformazione coinvolto è triplice: la città sulla mappa A viene decostruita, i suoi isolati classificati per dimensione e forma, poi riassemblati in righe e disposti per tipo sulla mappa B. Il risultato ricorda più le scatole delle farfalle e altri tableaux tassonomici, piuttosto che una pianta stradale. Più Linneo che Mercatore.

In quello che l’artista stessa chiama Anagrammes graphiques de plans de villes, Caron toglie le città dal loro contesto spaziale. Strade e fiumi diventano irrilevanti, quartieri e parchi scompaiono. La relazione tra aree costruite e spazi vuoti viene cancellata.

La città viene stesa ad asciugare attraverso le sue parti costituenti più piccole. L’accordo cartografico - le mappe, per quanto imperfette e parziali sulla carta, sono guide attendibili del mondo reale - è annullato. La città è de-mappata. E’ quindi anche de-codificata? Il primo termine implica una perdita d’informazione: la città è smontata, messa in un deposito. Il secondo suggerisce la rivelazione di una conoscenza nascosta: i frammenti sono pezzi di un puzzle urbano.

Per il suo progetto, Caron ha selezionato poche città in tutto il mondo: Parigi, Berlino, New York, Istanbul. Ha aggiunto qualcuna delle città francesi più grandi- Le Havre e Montpellier - più la piccola e nuova città di Tamarac in Florida.

Il paesaggio urbano di Berlino è abbastanza facile da riconoscere grazie al grande parco Tiergarten nel quadrante sinistro superiore (da non confondere con il ritaglio piuttosto brusco nell’angolo superiore sinistro - la legenda della mappa?). I suoi isolati sono ridisposti come se fossero stesi ad asciugare, o come file di seghe in una falegnameria.

Le strade curve di Istanbul suggeriscono una topografia collinare, nessuna delle quali si conserva nella versione smontata della mappa. Se quest’ultima fosse nella stessa scala di quella di Berlino, la mappa indicherebbe che la media degli isolati di Istanbul è molto più piccola e molto più rettangolare rispetto a quella ordinaria di Berlino.



Manhattan, l’East River, Brooklyn: New York ha uno dei paesaggi urbani più rappresentativi al mondo ed è perciò facilmente riconoscibile. Così come la sua griglia è già piuttosto rettangolare, la tassonomia dei suoi isolati appare davvero molto uniforme - almeno paragonata a quelle delle città ‘organiche’ del Vecchio Mondo.


Tamarac è l’aggiunta più eccentrica. Uno sviluppo recente della Florida (costruito negli anni sessanta da un milionario dell’autolavaggio – rovescia il nome per ottenere Car-A-Mat), è costruita attorno a una griglia regolare ma all’interno di ognuna mostra intricate torsioni e curve dei sobborghi, che si riflettono in una notevole quantità di forme a L nella mappa astratta.


Parigi è costituita da una serie di ampi viali del diciannovesimo secolo (presumibilmente larghi abbastanza da facilitare l’avanzata dell’artiglieria nella città spesso ribelle) imposta su di una ragnatela medievale di strade. La minuziosità di quel reticolato si riflette nella complessità degli isolati in miniatura sulla mappa a destra.


Come indica il suo nome, Le Havre è una città portuale. Ampie banchine determinano l’aspetto della parte meridionale e delle aree centrali della città. Gli isolati relativamente larghi nella parte a sud-est della città (l’area industriale?) rompono la monotonia delle file su file di isolati più piccoli nella mappa sul lato destro.


Le mappe di Montpellier devono essere opere successive. Sembra proprio che Caron possegga l’arte di mostrare una città come un raccordo a T, sia la versione ‘organica’ (compilando molto bene il quadro della mappa) che la versione ‘astratta’ (un’alterazione visivamente piacevole di isolati più piccoli e più grandi).

L’originale esposizione di queste opere di Caron è stata accompagnata da versioni in legno di alcuni degli isolati cittadini raffigurati qui, affinché i visitatori li potessero riorganizzare nella maniera in cui pensano s’incastrino. Il reticolo della carta geografica - e le manipolazioni di esso - si ripetono frequentemente nell’opera di Caron.


via: BigThink

Trad. di Laura Gini

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