di Maria Popova
Che tu sia un designer professionista, un nerd della tipografia o un amante occasionale dei bei caratteri tipografici, la tipografia resta una delle frontiere più affascinati del design, un eccentrico miscuglio di tradizioni senza tempo e improvvisi sviluppi a fronte del progresso tecnologico. Oggi, diamo uno sguardo ai 10 libri fondamentali sulla tipografia, che vanno da quelli pratici a quelli teorici a quelli semplicemente belli.
1. Typographie (1967)
Nel 1967, Emil Ruder, innovativo pionere della tipografia scrisse Typographie: Manual of Design, audace deviazione dalle convenzioni e guida visionaria che impose le regole per una nuova tipografia. Dalla texture, al peso, al colore, alla leggibilità della spaziatura e dei titoli, i 19 capitoli – magnificamente illustrati in bianco e nero, e alcuni in rosso, giallo e blu – vanno a fondo negli studi e negli esperimenti dell’autore. Più di mezzo secolo dopo, attraverso epoche e generazioni, il libro, alla sua sesta edizione, rimane una pietra miliare di innovazione tipografica.




2. Cultural Connectives (2011)
In un’epoca in cui i media ci propinano costantemente notizie sul Medio Oriente, la nostra conoscenza di questa regione rimane legata a una riduttiva e limitata rappresentazione. Sappiamo ben poco di cultura araba, della sua ricca e stratificata molteplicità, e ancor meno della sua lingua. Cultural Connectives cerca di porre rimedio a questa mancanza, e lo fa attraverso una famiglia di caratteri tipografici disegnati da Rana Abu Rjeily che mette insieme l’alfabeto arabo e quello latino, favorendo così una nuova comprensione della cultura araba. Allo stesso tempo minimaliste e illuminanti, le meravigliose pagine del libro mettono a punto le regole della scrittura araba, la grammatica e la pronuncia in inglese usando l’armonia tipografica come veicolo per una migliore comprensione, da parte di noi occidentali, di questa antica cultura.




3. The Elements of Typographic Style (1992)
Nel 1992, il tipografo, poeta e traduttore canadese Robert Bringhurst decise di creare “la Bibbia dei tipografi”. E lo fece. Due decenni più tardi, il suo The Elements of Typographic Style [ed. it. Gli elementi dello stile tipografico, Sylvestre Bonnard, 2003] si impone come la più ambiziosa storia della e guida alla tipografia. Jonathan Hoefler e Tobias Frere-Jones, di TypeFoundry , lo hanno definito “il più bel libro mai scritto sulla tipografia”. Dai ritmi alle proporzioni, dai contrappunti ai simboli non alfabetici, il libro si impone come una brillante convergenza di teoria, pratica e storia. È costellato di convincenti consigli pratici, così come di filosofiche intuizioni sul ruolo della tipografia nella comunicazione, nella visual culture e nella società, che lo rendono tanto un manuale quanto una riflessione.

4. Thinking with type (2007)
L’uso della tipografia nella comunicazione visiva – spostandosi dalla cultura “a stampa” a quella “a video” – si sta evolvendo rapidamente, e spesso radicalmente. Ciononostante, alcune basi – sia riguardo alla creatività tipografica che all’efficacia visiva – restano essenziali. Questo è ciò che Ellen Lupton indaga nell’edizione 2010 riveduta e ampliata dell’ormai classico Thinking with Type: A Critical Guide for Designers, Writers, Editors, & Students [ed. it. Caratteri, testo, gabbia. Guida critica alla progettazione grafica, Zanichelli, 2010], originariamente pubblicato nel 2007 dalla Princeton Architectural Press. Dai più recenti fogli di stile per la stampa e il web, ai fondamentali della scrittura a mano e del giusto accostamento dei caratteri, il libro è un modello visuale di stile tipografico e originalità che indaga a fondo le regole al fine di contravvenirle creativamente.







5. I Wonder (2010)
Marian Bantjes, – di cui dovreste ricordare la splendida mappa del sapere – non è la solita inventrice. Formatasi come graphic designer, con alle spalle una decennale carriera come tipografa e un debole per l’intricata bellezza delle illustrazioni alfabetiche, si definisce una “graphic artist” fieramente autodidatta. Stefan Sagmeister l’ha definita “una delle tipografe più innovative che ci siano oggi” – e non esagerava (talmente innovativa, infatti, che recentemente P. Diddy è stato costretto a scusarsi per la sua sfacciata imitazione). I Wonder cattura l’eccezionale talento della Bantjes per il piacere visivo e il fascino concettuale, incrociando logica, bellezza e stranezza in maniera rigorosa e allo stesso tempo mozzafiato.

Sono da qualche parte al di fuori dal mainstream dell’idea di design. Laddove gli altri guardano ai risultati quantificabili, io tendo a interessarmi a qualità più impalpabili tipo “è fonte di gioia?”, “c’è un senso di meraviglia?”, “suscita curiosità?”.

Uso i miei stessi scritti come una sorta di test per un libro che abbia la sua forza seduttiva nell’interdipendenza tra parole e immagini. Penso che una delle cose che le religioni avevano di buono era l’uso della meraviglia visiva per trasmettere un messaggio. Penso che questa precisa unione tra arte e informazione sia tristemente poco sfruttata nella letteratura per adulti. E sono perplessa da come la ricchezza visuale non sia molto più usata per accrescere quella intellettuale.


6. Just My Type (2011)
Just My Type: A Book About Fonts di Simon Garfield – pubblicato nel Regno Unito nel 2010 e negli Stati Uniti a settembre di quest’anno – è un libro molteplice: in parte libro di storia, in parte manuale di design, in parte pungente raccolta di gag. Dal carattere che ha contribuito a spianare la strada ad Obama verso la Casa Bianca, alla T del logo dei Beatles, Garfield saltella attraverso 560 anni di storia tipografica, arricchendo il tutto con aneddoti appassionanti e irresistibili, e contagiandoci con la sua incapacità di passare davanti a un segno senza individuarne il tipo di carattere e segnalando alcuni fatti curiosi. Divertente e affascinante, irriverente e giocoso ed estremamente illuminante, il libro è una vera delizia per i nerd appassionati, i geek di storia del design, e gli amanti della scrittura brillante e umoristica.

7. An Essay on Typography (1931)
Quando Eric Gill ha scritto An Essay on Typography nel 1931 [ed. it. Sulla tipografia, Sylvestre Bonnard, 2005], probabilmente non si aspettava che sarebbe diventato non solo il manifesto più influente sulla cultura tipografia che sia mai stato scritto, ma anche una riflessione senza tempo sull’arte e sull’uomo nella società industriale. In seguito ha poi dichiarato che il suo obiettivo principale era “descrivere due mondi, quello industriale e quello artigianale, e definirne i limiti”. Gill stesso era un uomo del Rinascimento – scultore, incisore, illustratore e saggista – noto per i suoi famosi caratteri Gill Sans e Perpetua, e disegnò il Joanna appositamente per questo libro. Fu anche un persona dai forti contrasti: un uomo profondamente religioso che produsse tutta una serie di incisioni erotiche. Il libro è fuori commercio e abbastanza difficile da reperire, ma si può trovare una copia usata setacciando il web o magari chiedendo a qualche libreria specializzata.

Le lettere sono cose, non segni di cose.
8. Scripts (2011)
Dallo scrittore di design Steven Heller, da un affascinante studio sul design e il branding nelle dittature, e dall’acclamata designer Louise Fili arriva Scripts: Elegant Lettering from Design’s Golden Age – uno scrigno di gemme tipografiche scelte fra pubblicità, segnaletica stradale, cataloghi di stamperie, partecipazioni di nozze, menù e lettere intestate dal diciannovesimo alla metà del ventesimo secolo. Spaziando dal classico al bizzarro, le 350 immagini mozzafiato sono legate da un filo conduttore: tutti i caratteri presenti derivano da forme calligrafiche o simboli delle forme calligrafiche, e tutte le lettere sono fra loro unite da un’unica linea. In un’epoca in cui gli esperti lamentano la scomparsa della calligrafia come segno di una più profonda morte culturale, c’è qualcosa di magico nel celebrare la “bella grafia”.





9. Type (2009)
Type: A Visual History of Typefaces and Graphic Styles, Vol. 1, – dall’editore di sontuosi libri d’arte Taschen – esplora gli esempi più belli e degni di nota di cataloghi di caratteri nella storia dell’editoria, con una particolare attenzione al periodo d’oro dei cataloghi a colori, che va dalla metà del diciannovesimo alla metà del ventesimo secolo. Scelti da una collezione olandese, i magnifici e brillanti esemplari tipografici raccolti nel libro – roman, corsivo, grassetto, semi-grassetto – sono accompagnati da un attento esame delle decorazioni, dei bordi e degli altri tipi di ornamenti. I caratteri vittoriani, con tutta la loro ricchezza e complessità, sono il punto centrale del libro. Con il volume si ottiene un accesso esclusivo alla libreria di immagini on line della Taschen, con oltre mille scansioni ad alta risoluzione di esemplari tipografici scaricabili per uso illimitato.





10. The 3D Type Book (2011)

Dallo studio di design FL@33 con base a Londra, arriva The 3D Type Book (2011), soprannominato “il più completo showcase di caratteri 3D”. Con più di 1.300 immagini di oltre 160 artisti e designer emergenti, il libro copre uno spettro incredibile di epoche, stili e medium. Da icone come Milton Glaser e Alvin Lustig ai contemporanei preferiti da Brain Pickings come Stefan Sagmeister, Marian Bantjes, Ji Lee, Stefan G. Bucher e Marion Bataille, è un tesoro ritrovato di ricchezze tipografiche.
Dalla toothpaste typography allo sperm alphabet alle typonoodles, i campioni tipografici del libro ci mostrano con occhi nuovi gli (apparentemente banali) elementi costitutivi del linguaggio e ci fanno riconsiderare oggetti, materiali e medium usuali come straordinari mezzi di autoespressione.





traduzione di Giuseppe D’Antonio
fonte: Brain Pickings






Come sempre: molto interessante e con magnifiche immagini a corredo.
Vi suggerisco di aggiungere, eventualmente, l’italianissimo Giancarlo Aliprandi con il suo libro “Ricerca e sperimentazione” Edizioni Progresso Grafico in cui sono riportate alcune variazioni sul tema dell’alfabeto realizzate negli anni ’70 ( 47 tavole di lettering ).
Ero in cerca proprio di un articolo del genere, ora me lo spulcio meglio, è già bello a vedersi.
Manca un libro fondamentale per chi volesse approfondire l’argomento, ovvero: detail in typography di jost Hochuli.
manca Il manuale del tipografo di Bodoni, la bibbia della tipogragia