
Di Tim Carmody
1. L’espressione “rivoluzione della lettura” fu probabilmente coniata dallo storico tedesco Rolf Engelsing; se non altro, egli fu indubbiamente colui che la rese popolare. Engelsing stava cercando di descrivere un fenomeno da lui testimoniato nel XVIII secolo: il passaggio dalla lettura e rilettura “intensiva” di un numero limitato di testi alla lettura “estensiva” di molti testi, spesso letti una sola volta. Un esempio? La lettura della Bibbia e la lettura di un quotidiano. Engelsing definì questo passaggio “Lesenrevolution”, dove lesen è l’equivalente tedesco di “lettura”. Engelsing era convinto di aver individuato il momento dell’affermazione della lettura moderna, così come la conosciamo oggi; effettivamente, è stato proprio questo il passaggio che ci ha resi lettori moderni.
Naturalmente, è raro che la storia sia così chiaramente intellegibile: altri storici non hanno perso tempo a individuare controesempi di lettura estensiva pre-moderna (Cicerone e le sue lettere) e di lettura intensiva odierna (il modo in cui i Romantici consumavano I dolori del giovane Werther, o il modo in cui i nostri contemporanei leggono e rileggono il loro moderno - e atipico - Werther: Harry Potter). Il futuro è sempre stato caratterizzato dalla disomogeneità. Questo non implica che, nel passato, non sussistano le fondamenta di una rivoluzione della lettura. Resta solo da determinare quale sia stata la “vera” rivoluzione.
2. Al di fuori degli ambienti accademici, la rivoluzione solitamente più nota è la rivoluzione della stampa, spesso associata al nome di Johannes Gutenberg, che ha contribuito all’introduzione dei caratteri mobili in Europa. Ora, come spiegato da Andrew Pettegree nel suo nuovo volume Il libro nel Rinascimento, i primi anni della stampa sono stati molto più disordinati di quanto viene generalmente sostenuto: nessuno sapeva bene come utilizzare questa tecnologia, né tantomeno come sfruttarla in modo redditizio (e il discorso valeva soltanto per quei pochi europei che avevano avuto a che fare con un libro stampato e che avrebbero saputo leggerlo, se mai ne avessero avuto uno sotto mano).
Iniziamo applicando qualche schema esplicativo chiaro alla rivoluzione della stampa, osservando come ognuno vi si adatta. Nel suo L’invenzione della stampa e la nascita dell’età moderna, Elizabeth Eisenstein riporta come l’invenzione della stampa abbia mutato le aspettative dei lettori nei confronti dei testi, soprattutto in termini di universalità e fedeltà, considerato che, in teoria, ogni lettore aveva davanti a sé una copia esatta dello stesso testo. Questa ipotesi si è rivelata particolarmente determinante per la successiva rivoluzione scientifica. Benedict Anderson sostiene che, grazie alla stampa, i lettori della stessa lingua, in un’Europa alquanto frammentata, hanno iniziato a considerarsi collettivamente una “comunità immaginata“, compiendo un passo fondamentale per la nascita del moderno Stato-nazione. Secondo Marshall McLuhan e Walter Ong, la stampa ha contribuito al riorientamento della lingua da suono a vista, spianando la strada al nostro presente di lettura su schermo. Questo è un riorientamento che, come ampiamente discusso da Ong, inizia con la scrittura stessa.

3. La storia assai precoce della scrittura è costellata di sviluppi cruciali, ma per motivi di tempo/spazio (essendo la scrittura la tecnologia che meglio si presta alla concezione di questi elementi come intercambiabili) passeremo direttamente all’affermarsi dell’alfabeto. Dai documenti burocratici redatti in caratteri cuneiformi ai geroglifici monumentali, i primi sistemi di scrittura erano sostanzialmente separati dal discorso verbale. I testi scritti in cui i simboli corrispondevano a consonanti o sillabe consentivano la sostituzione dei simboli con suoni. La numerazione abjad fenicia, araba o ebraica era un tipo di scrittura utilizzata dai mercanti, non dagli scribi. Il fenomeno raggiunse un nuovo ordine di grandezza con l’emergere del primo alfabeto vero e proprio: l’alfabeto greco. I Greci presero le lettere fenicie e 1) aggiunsero simboli per le vocali; 2) separarono nettamente i nomi e le immagini delle lettere dalle parole del linguaggio (in fenicio, come in ebraico, “aleph” significa bue e “bet” significa casa; in greco, “alfa” e “beta” sono prive di significato).
Questa fusione di oralità e alfabetizzazione spiega chiaramente la potenza della cultura greca classica. Canti e balli si trasformarono in letteratura; le dispute divennero esempi di retorica e filosofia. I Greci riuscirono a integrare lo scibile del mondo civilizzato nella propria lingua e a trasmettere, a loro volta, il proprio amalgama culturale ovunque andassero. Come puntualizzato da Ong, a differenza della scrittura o dell’agricoltura, l’alfabeto è stato inventato una sola volta: ogni singolo alfabeto e abjad può essere ricondotto alle stesse radici semitiche. Questa è stata (e resta) una rivoluzione ripetutasi più e più volte.
4. Un’altra importante “rivoluzione” precedente a Gutenberg nella storia del libro (forse starete iniziando a pensare che nessuna di queste rivoluzioni sia stata una svolta totale e immediata, in grado di spazzare via ogni traccia dell’ordine precedente) ha avuto a che fare con la forma, le dimensioni e il design del libro stesso. Il passaggio dai rotoli ai codici ripiegati come forma dominante del libro ha influenzato radicalmente le concezioni dei lettori, non solo riguardo ai libri, ma anche agli altri tipi di lettura possibili. Molti storici sostengono che il Cristianesimo, in pratica e concettualmente, sia stato profondamente plasmato dalla sua associazione al codice (e al greco), opposto al rotolo ebraico. I codici erano meno costosi e più facili da leggere e trasportare rispetto ai rotoli (le tavolette di argilla e pietra erano anche più pesanti), oltre a semplificare letture anagogiche che collegavano il Vecchio e Nuovo Testamento: bastava tenere il segno con un dito e continuare a sfogliare fino alla fine. Il Cristianesimo, a sua volta, ha contribuito alla diffusione del codice in tutto l’Impero Romano. Tuttavia, le pergamene non sono cadute in disuso: può testimoniarlo chiunque sia entrato una sinagoga o al cinema, o chiunque abbia visitato un lungo sito web non impaginato.
5. Il passaggio dal rotolo al codice fu, a sua volta, il risultato del passaggio da papiro a pergamena, quindi da pergamena a carta. Francamente, va detto che la continua evoluzione dei supporti essenziali per la scrittura e la lettura potrebbe rappresentare, da sola, decine di rivoluzioni, avvenute in diversi luoghi e tempi in tutto il mondo. Limitiamoci a dire che i materiali di cui sono fatte le cose che leggiamo hanno sempre avuto una grande, enorme importanza.
6. Questo è particolarmente vero per quanto riguarda la rivoluzione forse più importante della lettura: la rivoluzione industriale. Gigantesche macchine da stampa alimentate a vapore (e, in un secondo tempo, dall’energia elettrica) sfornavano libri, giornali e pubblicità a pieno ritmo, esaurendo regolarmente le scorte di carta, sempre piuttosto scarse. Questo finché i cartai non svilupparono una serie di tecniche chimiche e meccaniche per la creazione di carta di qualità accettabile dalla pasta di legno, materia prima apparentemente illimitata (a differenza degli stracci). La macchina della stampa era ormai lanciata a tutta velocità; decine di altre invenzioni contribuirono alla produzione più economica e rapida di testi. Avendo sconfitto il rotolo, il codice antropomorfizzato si trovò a competere con documenti differenti dai libri, che acquisivano un’importanza crescente e saturavano il flusso alfabetico di informazioni, fra cui quotidiani, agende e taccuini. Anche il numero di lettori era aumentato, grazie all’introduzione di abbecedari economici e alla spinta educativa dello Stato verso l’alfabetizzazione universale: lo storico David Hall ha definito questo fenomeno la “rivoluzione dell’alfabetizzazione”. Se, nel Rinascimento e all’inizio dell’era moderna, la stampa era un prototipo, una versione beta limitata (il corrispondente dell’interfaccia grafica utente Xerox PARC e del MacIntosh di prima generazione nel contesto di nuove modalità di produzione e fruizione di testi), l’era della stampa industriale può essere equiparata a Windows 95.
7 e 8. Se queste analogie hanno senso per voi, è perché la lettura ha subito un’ulteriore trasformazione nell’era elettronica. Intere nuove famiglie di supporti audiovisivi, trasmessi in modalità wireless o su dischetti, cilindri, bobine e cassette, hanno assunto un ruolo culturale ancora più essenziale; allo stesso tempo, il testo ha continuato a proliferare in modo esponenziale. Anche lo sviluppo e la diffusione dell’informatica hanno introdotto alcune importanti innovazioni, come la conversione del testo alfanumerico in linguaggi binari, ovvero in testi scritti per essere “letti” dai computer anziché dagli esseri umani, e il crescente numero di attività di lettura e scrittura effettuate su schermo.
9. Esistono altre due rivoluzioni della lettura degne di nota, tendenze di massa ancor meno ancorate a un particolare momento storico. Harold Innis, leggenda della comunicazione, ha suggerito che la storia della cultura stessa è stata caratterizzata da un equilibrio tra supporti persistenti nel tempo – basti pensare alle iscrizioni e ai pesanti volumi in pergamena – e supporti in grado di garantire la massima portabilità nello spazio, come carta, radio e televisione. Questa riflessione delinea non solo un grande schema che ben si presta alla riflessione sui supporti, ma suggerisce (almeno per Innis) che la modernità, nel bene o nel male, è nettamente sbilanciata verso l’effimero-ma-portatile o, per citare Engelsing, verso i supporti estensivi in favore di quelli intensivi.
Si tratta del filo conduttore di tutte queste rivoluzioni. Ognuna di esse rappresenta una possibile spiegazione del modo in cui siamo diventati ciò che siamo, un tentativo di soppesare il valore dei cambiamenti culturali avvenuti lungo il percorso.
10. In ogni caso, la mia rivoluzione della lettura preferita non è granché famosa, benché sia stata concepita da un famosissimo teorico dei media: Walter Benjamin. È il passaggio dalla scrittura verticale alla scrittura orizzontale, con il successivo ritorno alla scrittura verticale. Benjamin illustra questo passaggio nel suo libro del 1928, Strada a senso unico:
Se secoli fa [la scrittura] ha cominciato gradualmente a “adagiarsi”, passando dall’iscrizione verticale al manoscritto poggiato su una scrivania in pendenza, per poi giacere comodamente sul libro stampato, ora sta ricominciando gradualmente a rialzarsi da terra. I quotidiani vengono letti più spesso in verticale che su un piano orizzontale, mentre film e pubblicità impongono alla parola stampata l’imperativo del perpendicolare dittatoriale.
Questa rivoluzione abbraccia l’intera storia del libro, dai manoscritti su rotoli di papiro ai tascabili prodotti su scala industriale, nonché il più ampio campo di lettura possibile, dai graffiti sui muri delle antiche città ai film muti e agli scarabocchi dei bambini su una lavagna. È una rivoluzione che mette da parte tutto il botta-e-risposta interno sulle conquiste tecnologiche e sulle proprietà intrinseche del supporto.
Nessun supporto è collocato nel vuoto, così come nessuna vera rivoluzione avviene in una data indicabile con precisione su un calendario. Non possiamo parlare di una rivoluzione del libro senza parlare di una rivoluzione della scrivania. La descrizione di Benjamin della lettura si astrae da tutto ciò che sappiamo sulla storia concreta, per poi tornare al vissuto e al rapporto tra lingua scritta e corpo umano.
Da questo punto di vista, la “rivoluzione della lettura” di Benjamin si rivela essere l’unica autentica rivoluzione, una svolta a 360 gradi nello spazio e nel tempo. Riunisce testo e immagini su un unico schermo e comprende una gamma più ampia di supporti, in continuità con il nostro presente. Possiamo portare il nostro Kindle a letto come un libro tascabile. Possiamo tenere cellulari e tablet in posizione verticale sul treno, come faremmo con giornali o riviste.
Se la rivoluzione della lettura di Benjamin è autentica, è una rivoluzione che continua nel nostro presente.
traduzione di Letizia Merello
Immagini:
1. Lettura nelle trincee della Prima Guerra Mondiale. National Library of Scotland.
2. Washington, una macchina da stampa. Library of Congress.
3. Lettura di geroglifici. Nationaal Archief.
4. Lettura di microfilm. LSE Library.
5. Occhiali speciali progettati per la lettura a letto. Nationaal Archief.
