
di Stefano Scalich
La riconoscete? Bene. Presentatela ai direttori marketing dell’editoria italiana. Ma nel frattempo leggete un estratto da questo post dove si spiega perché Marilyn Monroe sfogliava il monologo di Molly Bloom su una spiaggia, in quel di Long Island:
Conservava una copia di Ulisse in automobile: era da tanto tempo che lo stava leggendo. Diceva di adorarne il suono, diceva che se lo recitava da sola ad alta voce.


Le foto sono del 1955 e incarnano l’ultimo spartiacque nella fortuna di Ulisse. Il motivo? Un anno prima, il mondo ha iniziato a omaggiarlo con i Bloomsday, decine di celebrazioni fissate sempre per il 16 giugno. Lo stesso giorno in cui Joyce ambienta le vicende dell’agente pubblicitario Leopold Bloom.

Il Bloomsday è una buona pietra di paragone per chi vuole tradurre libri in economia. Dai libri possono nascere musei e iniziative turistiche—basta sapere dove hanno vissuto o dove hanno scritto i loro autori, da lì possono nascere degli itinerari. Nel 1993 qualcuno l’ha capito anche in Italia.


Già, l’Italia. Ma qui da noi Ulisse era stato definito “un capolavoro fatto per scoraggiare i lettori”: così Paolo Di Stefano, in una panoramica pubblicata sul Corriere della Sera, ne rievocherà la prima traduzione datata 1960. Ma la pietra di paragone per misurare le distanze tra editoria italiana e straniera non sono i refusi rievocati da Paolo Di Stefano; è la grafica. A parte una illustre eccezione e considerando gli esemplari tuttora in commercio, qui da noi il piano marketing di Ulisse è destinata a viaggiare lontano da Reichl. Le direttrici principali diventeranno due:
- Joyce e/o altri uomini
- Dublino e/o Irlanda
Ma nel resto del mondo la musica sarà diversa. Altri uomini hanno già fatto o stanno per fare poster, tag cloud, graphic novel, pubblicazioni seriali su Twitter, dischi con i monologhi più famosi, frammenti da cantare in antico sassone… persino tatuaggi. Se fossimo nella terra di Joyce potremmo anche chiamarli con una parola attestata per la prima volta nel 1682: fan.


Avevo 16 anni e ricordo benissimo sia l’uscita del Pasticciaccio sia l’articolo di Cecchi. Quel libro, che non somigliava a niente se non al tessuto stesso del mondo, mi diede la scossa per accedere a Gadda, alla sua comicità esplosiva su un fondo tragico. È questo il vero Gadda.
Questo fan si chiama Roberto Calasso. E sta parlando con Paolo Di Stefano per annunciare il trasloco integrale, dal catalogo Garzanti a quello Adelphi, di Carlo Emilio Gadda.
Qualcuno dirà che Gadda non è Joyce. Ma se Calasso dice “È questo il vero Gadda”, è lecito ritornare con la memoria alla gloriosa pubblicità Random House del 10 febbraio 1934: “Non fatevi sviare dai critici”. In fondo, in quello stesso annuncio si dava ai lettori una “occasione per iniziare a esplorare uno dei più grandi romanzi della nostra epoca”.
Attenzione: Ulisse era già uscito da ben 12 anni.
Attenzione: Gadda (il vero Gadda) è morto da quasi 40.
Attenzione: Gadda, come Joyce, è un giacimento di marketing e cult.
E allora ripercorriamo a ritroso questo ragionamento; proviamo a sperimentare su Gadda le 3 dimensioni del marketing editoriale emerse con Ulisse.
Dimensione #3. Forse non tutti sanno che Gadda, come Joyce, è autore di opere controverse, cosa che Paolo Di Stefano sa bene quando sottolinea l’ultima grande novità affiorata dalle miniere gaddiane:
L’autografo di Eros e Priapo: libro che in origine fu giudicato “intollerabilmente osceno” [...] Si tratta del pamphlet con cui Gadda volle furiosamente fare i conti con il fascismo.
Dimensione #2. Come Joyce, anche Gadda ha insospettabili potenzialità cult. Ad esempio: il 14/03/1927 non è una data quasiasi; è il giorno in cui parte l’indagine descritta nel Pasticciaccio – “capolavoro fatto per scoraggiare i lettori”, forse, ma non Calasso – e a buon diritto papabile Bloomsday gaddiano. Dunque Dublino sta a Ulisse come via Merulana 219 sta al Pasticciaccio; tenendo ben presente l’anticipazione che Paolo Di Stefano fornisce su altri tesori emersi dalle carte dell’Ingegnere:
Materiale sorprendente [...] come le fotografie scattate da Gadda nei luoghi del Pasticciaccio.
Dimensione #1. Come Joyce, anche Gadda ha potenzialità di marketing. Il primo segnale è che dopo decenni di copertine storiche sta per inserirsi in pianta stabile nell’inimitabile scuderia grafica Adelphi.
Se cercate altri autori che abbiano scritto libri accusati (come Joyce, come Gadda) di oscenità, un nome interessante potrebbe essere Pier Vittorio Tondelli: del resto nel 2011 ricorre il ventennale dalla scomparsa di questa figura-culto. A proposito, sareste disposti a comprare una t-shirt o un poster con questa frase tratta da una sua intervista?
A me piace avere anche delle pagine un po’ sporche, un po’ materiche, un po’ grumose, come quando in un quadro si vede la materia, la pennellata, il gesto dell’artista.
Se siete timidi lasciate l’ultima parola a Joyce!









I HAVE NO WORDS
Incredible txt
Riferiremo all’ottimo Scalich, grazie molte.
davvero incredibilmente affascinante questo viaggio…a me è venuta voglia di rileggere gadda e di leggere l’ulisse perchè, francamente, non ricordo neppure se l’ho letto…ora vado a controllare nei ripiani alti della libreria. se c’è, l’ho letto.(la memoria non è proprio uno dei miei punti forza)
comunque complimenti vivissimi! questi post sono un’esca appetitosa e prelibata per chi adora la carta stampata-tutta
E’ vero questo post rinvia di corsa agli scaffali di casa, dove sicuramente è sepolto l’Ulisse della nostra gioventù, ma anche quel Gadda che ammonisce mentre strega: Le ‘parole’ sono le ancelle d’una Circe bagasciona, e tramutano in bestia chi si lascia affascinare dal loro tintinno. (da Meditazione milanese)
wow