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Quelle che proponiamo questa volta non sono proprio regole di scrittura ma una specie di riassunto che Roland Barthes fa dell’Institutio oratoria di Quintiliano, oratore romano del I secolo.
Trattandi dei tropi e delle figure (dal libro VIII al X), Quintiliano fonda una prima teoria dello “scrivere”. Il libro X è rivolto a colui che vuol scrivere. Come ottenere la “salda facilità” (firma facilitas), cioè come vincere la sterilità nativa, il terrore della pagina bianca (facilitas) e come, però, dire qualche cosa, non lasciarsi trasportare dallo sproloquio, dalla verbosità, dalla logorrea (firma)? Quintiliano abbozza una propedeutica dello scrittore: bisogna leggere e scrivere molto, imitare dei modelli, (fare dei pastiches), correggere moltissimo, ma dopo aver lasciato “riposare” e saper terminare. Quintiliano nota che la mano è lenta, il “pensiero” e la scrittura hanno due velocità differenti (è un problema dei surrealisti: come ottenere una scrittura rapida almeno… quanto se stessa?); ora, la lentezza della mano è benefica: non bisogna dettare, la scrittura deve restare attaccata non alla voce, ma alla mano, al muscolo: installarsi nella lentezza della mano: niente brogliacci rapidi. (p. 26)
Tratto da La retorica antica di Roland Barthes (Bompiani - 2006 - trad. di Paolo Fabbri)
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