
Vivo nello spazio tra caos e forma.
Jeanette Winterson
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1. Tieniti su per lavorare. La disciplina favorisce la libertà creativa. Nessuna disciplina equivale a nessuna libertà.
2. Non fermarti mai quando sei bloccato. Potresti non riuscire a risolvere il problema, ma giragli intorno e scrivi qualcos’altro. Non fermarti del tutto.
3. Ama ciò che fai.
4. Sii onesto con te stesso. Se non sei bravo, accettalo. Se ciò a cui stai lavorando non è buono, accettalo.
5. Non attaccarti a un lavoro povero. Se era già un cattivo lavoro nel cassetto, sarà cattivo anche quando ne uscirà fuori.
6. Non curarti di nessuno che non rispetti.
7. Non curarti di nessuno che faccia caso al genere. Un sacco di uomini persano che le donne manchino di un’immaginazione ardente.
8. Sii ambizioso sul lavoro e non sulla ricompensa.
9. Abbi fiducia nella tua creatività.
10. Godi di questo lavoro!
Vedi anche
le 10 regole di: Zadie Smith
le 10 regole di: Jonathan Franzen
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Scusate l’ignoranza, ma chi è Jeanette Winterson? Ma sopratutto chi le ha chiesto queste regole?
I dieci comandamenti espressi sono puerili e scontati. Io avrei invece dieci buoni motivi per NON scrivere. Ma nessuno me li chiede.
Fortuna dell’essere sconosciuto.
Seduto di fronte al mare mi godo il mo precario destino di peone della poesia.
Jeanette Winterson è un’autrice dalla prosa sensuale ed elegante, te la consiglio vivamente. “Scritto sul Corpo”, “Il sesso delle ciliegie” e “Il mondo e altri luoghi”, sono solo alcuni titoli.
Sui i tuoi motivi per non scrivere, puoi sempre provare a mandare a noi tutto ciò che non consideri puerile e scontato.
Ok allora inizio:
DIECI BUONI MOTIVI PER NON SCRIVERE:
1) Se una parola non è necessaria omettila, se sono due idem. Se è un’intera frase, meglio ancora…Un’intero libro? allora sei sulla via della salvazione
2) I più grandi maestri decisero di bruciare le proprie opere in fin di vita (che poi siano stati dei fessi ad incaricarne i più fidati amici dimostra solo la debolezza umana e non la verità)
3) Non fare concessioni allo sconforto
4) Rispetto verso i propri simili, ma sopratutto rispetto al proprio non far nulla davanti al disastro.
5) Evitare di regredire a bimbo che gioca con le torte di fango credendoli chef d’oeuvres di culinaria
6) prima di scrivere attaccare la spina al cervello
7) Credere che dirsi “artista” al giorno d’oggi sia patente di “intellettuale”.
8) Evitare di dire ciò che altri, prima e meglio hanno già detto.
9) Non dare retta a chi, dall’alto di chissà quale diploma, propina lezioni non richieste
decimo) Non arrivare a capire l’inutilità di scrivere, oggi, dimostra infine ciò che inutile sarebbe oltre che pietoso dimostrare.
L’industria culturale ci ha talmente esasperati che non ne possiamo più di gente che scrive e si pavoneggia. Forse dovremmo smettere di considerare la scrittura come un aggeggio vanesio ma solo come l’unica vera modalità autarchica di raccontare delle storie, che sia la propria, inventata, o una cosa in mezzo.
Ctonio ha colto il segno. Credo che sia necessario un cambio di rotta. Almeno per non incancrenirci in un alessandrismo da peracottari.
Io un proposta ce l’avrei. Invito quindi, qualura ve ne pungesse vaghezza, a partecipare al dibattito aperto sul mio modestissimo blog.
Au revoir
Buon giorno.
Secondo voi perchè scrittori e scrittrici – e in generale altri/e impegnati/e nelle più diverse attività – sentono l’esigenza di scrivere decaloghi?
Grazie.
Un saluto
Mainograz
in genere mi sa perché gli chiedono di scriverne!
Stavo per rispondere come la madame qui sopra.
Per non sprecare il commento ci metto un link a un post che riporta – tra le altre cose – una serie di esortazioni a NON scrivere.
l’unica vera modalità autarchica
che cosa diavolo vuol dire questa frase?
carta e penna e/o un wrdprcssr e sei in grado di raccontare una storia
Torno al punto, mi scuso per l’insistenza e raddoppio la domanda.
- perché gli/le scrittori/trici scrivono decaloghi (o affini) sullo scrivere?
- (se lo fanno perché glielo chiedono) perché glielo chiedono?
Grazie, un saluto
Mainograz:-)
provo a risponderti, tento di indovinare, anche se non lo so mica se è così davvero.
una volta si credeva nell’ispirazione. adesso si crede nello studio, nel lavoro, negli strumenti.
manuali e decaloghi sono molto anglosassoni – il loro pragmatismo vs il nostro credere, in fondo, ancora nell’ispirazione, nel talento, nel genio che si ribella alle regole senza conoscerle. non penso sia un caso che questi decaloghi siano di moda da quelle parti e poco o per niente dalle nostre.
la scrittura è fatta da un insieme di regole e da qualcosa che sfugge a chi non scriva; forse chi chiede (o chi pensa che a qualcuno interessi leggere questi decaloghi) pensa a questo, alla possibilità di scoprire allo stesso tempo le regole che trasformano le parole che tutti usiamo in qualcosa di diverso – e magari, tra le righe, quella cosa magica che sfugge.
(se è lo scrittore a farlo spontaneamente, il motivo non è forse tanto diverso. liste, schemi, decaloghi, diagrammi servono a dare ordine al caos; è un mistero anche per noi, in fondo, e tutto quello che scriviamo è – anche – un tentativo di scoprirlo, o accettarlo).
Grazie madame psychosis.
Ci rifletto e ti faccio sapere.
Provo a mettere insieme qualche pensiero e vedo se ne esce un post.
Se uso tue riflessioni ti cito (le userò).
Grazie davvero.
Mainograz:-)
superfluo dire che non vedo l’ora di leggerle, e magari rispondere a riflessione con riflessione.
(e magari potremmo condividerle, le tue e mie riflessioni, con i lettori qui, se ti va).
grazie a te per avermici fatto pensare
c.
Madame
ti leggo, mi piacciono le cose che scrivi, soprattutto come le scrivi.
Sarei sorpresa di sapere che quello che fai lo fai perchè qualcuno te lo chiede.
Esprimersi attraverso scrittura, poesia etc incide sul nostro benessere.
Perchè dovremmo privarcene?
Per i giudizi di cui è pieno il mondo?
Dobbiamo essere adulti – senza per questo esserlo davvero- ma l’esprimersi in arte può essere totalmente slegato da obiettivi di pubblico o di pubblicazione, o di voler e dover piacere a qualcuno, a volte neanche a se stessi.
Io credo che si chiedano le regole agli scrittori perché si pensa che dalla loro semplice applicazione possa nascere una storia, un racconto, qualcosa di buono per farsi pubblicare e potersi pavoneggiare. “Come si fa per…?”, come se si parlasse di una torta da cuocere o di una macchia da eliminare!
E ci sono anche tanti che seguono i corsi di scrittura creativa, infatti… Ma il metodo vero, il lavoro vero, quello che ti fa raccontare storie che poi restano nel tempo, è un’altra cosa.
E in realtà non tutti gli scrittori di valore (almeno, quelli che piacciono a me) erano e sono così ispirati da non aver bisogno di metodo – vedi Queneau che diceva che altrimenti si ottiene come risultato solo uno stormo di oche starnazzanti (o giù di lì)…
E’ come utilizzare i programmi di traduzione senza rileggere
Scusate, MI pare che molti di voi non abbiano letto Jeannette Wintersono…sto leggendo “Arte e Menzogna” e devo ammettere che la (sua) sincerità è disarmante ed è una GRANDE.Grazie Nonna Francesca Brini classe 1939
è sta una scoperta incredibile dopo anni e anni di letture…Jeannette Winterson è VERAMENTE una scrittrice che colpisce fino in fondo all’Anima.
Grazie Nonna Francesca Brini classe 1939