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05 Lug 2010

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Caltari

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Walls of change
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via Lebbeus Woods

È vero che i muri sono fatti per separare. Dopo tutto, una delle missioni essenziali dell’architetto è quella di definire lo spazio, ovvero costruire limiti, bordi, frontiere che ritaglino precisi frammenti di uno spazio indifferenziato per scopi umani.
I muri, di forme e materiali diversi, sono mezzi indispensabili a disposizione dell’architetto e siamo soliti pensarli come divisori tra due parti. La maggior parte delle volte queste due parti sono diverse, addirittura opposte - freddo/caldo, oscurità/luce, rumore/silenzio, pubblico/privato - e i muri divisori proteggono le persone o le cose da un lato dalle persone o dalle cose dell’altro. Raramente questi muri invertono il loro ruolo e uniscono le persone - basti pensare al Muro di Berlino il 9 novembre dell’89, quando tedeschi dell’Est e dell’Ovest sciamarono sopra e intorno al muro, mettendo concretamente fine alla divisione politica della Germania; o, in un esempio più ipotetico, alla barriera di sicurezza d’Israele come sito per il Wall Game che unisce israeliani e palestinesi insieme in un gioco costruttivo. Altre volte ancora gli stessi muri che separano e dividono possono diventare motori di cambiamento per la trasformazione delle condizioni da un lato e dall’altro.

Mi vengono in mente alcuni esempi di spazi comuni: il muro di un edificio coperto di graffiti in una strada pubblica - presenza estetica e allo stesso tempo politica che colpisce chiunque lo guardi; o un esempio più semplice, le pareti interne di una casa privata, sulle quali i proprietari appendano dipinti, fotografie o una tv a schermo piatto, per cambiarne l’atmosfera, suscitare nostalgie, o portare notizie che cambino più o meno bruscamente la loro visione del mondo. In questi casi il muro diventa, più che un divisore spaziale, uno strumento di cambiamento.

Una strada a La Habana Vieja, 25 Dicembre 1994. Sono chiaramente visibili i puntelli di legno che sostengono i palazzi.

A L’Havana, qualche anno fa, venne proposta la costruzione di una serie di muri all’interno e intorno alla città vecchia, La Habana Vieja. Questa sezione della moderna città dell’Havana risale agli inizi del Nuovo Mondo nel 16° secolo e comprende ancora edifici di quel periodo nonché dei successivi, fino al presente. Molti sono in uno stato di decadimento per mancanza di manutenzione e restauro semplicemente perché il governo comunista non ha i fondi per farlo, e l’unico sviluppo privato viene dagli investitori stranieri che costruiscono hotel di lusso e altri luoghi per il turismo. Al tempo della proposta, la città vecchia era popolata dal sottoproletariato economico e razziale che i capitali stranieri non avevano alcun interesse ad aiutare, quindi ogni sforzo per salvare questa città-nella-città unica, sarebbe dovuto provenire dal basso - senza contare troppo sui fondi del governo o di investitori.

Idealmente, i muri proposti avrebbero dovuto contenere alcune infrastrutture allo scopo di, almeno, purificare l’acqua e, ancora meglio, generare elettricità, come una sorta di batteria urbana. Ciò significa che sarebbero dovuti essere muri hi-tech, ai quali collegare le dimore individuali come unità urbane autosufficienti. Ci sarebbe voluta una buona dose di ingegneria intelligente e raffinatezza costruttiva per edificarli. I professionisti, sia pubblici che privati, avrebbero dovuto essere coinvolti nel design e nella supervisione della costruzione. I loro servizi avrebbero potuto essere donati allo scopo di salvare questo quartiere in pericolo, o supportati da sovvenzioni internazionali. Il punto è che i muri urbani proposti avrebbero agito come generatori - o, più precisamente, come rigeneratori - della città vecchia.

Il degrado della città vecchia prende la forma di edifici collassati o deteriorati che lasciano voragini da riempire con una nuova costruzione alla volta, al bisogno. Il metodo di costruzione dovrebbe essere in qualche modo spontaneo, dovrebbe impiegare le abilità tecniche dei costruttori - gruppi di abitanti la cui padronanza tecnica e di assemblaggio dei materiali crescerebbe col tempo. Squadre specializzate costruirebbero gli enormi muri infrastrutturali, le fondamenta del cambiamento.
Tutti insieme, formerebbero una comunità devota alla costruzione del proprio ambiente, la cui economia si baserebbe sul baratto di beni e servizi e si estenderebbe alla fine oltre i nuovi muri della città vecchia, nella stessa Havana.

Una nota finale. Le nuove circostanze sociali di questa comunità, così come la sua necessità di inventare nuove tecniche di costruzione per occuparsi delle voragini negli edifici esistenti e dei nuovi muri infrastrutturali, suggeriscono che gli spazi che saranno costruiti e sceglieranno di abitare incorporeranno al loro interno e al loro esterno nuovi modi di relazionarsi. In breve, potrebbero costituire una nuova architettura urbana, unica nel tempo e nello spazio. Per questa ragione, i disegni dei progetti proposti qui presentati dovrebbero venire considerati solo come suggerimenti e non come prescrizioni. Ciò che emergerà nella realtà dovrebbe essere più complesso, impercettibile e nuovo.






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