
Il lavoro di Rob Carter si concentra sulla rappresentazione della città e dei suoi edifici. Elementi pesissimi, nonostante il cemento armato, vera anima possente e linee slanciate e destrutturate e ritmi spezzati e minimalismi ansiogeni, elementi pesissimi, dotati di una materialità che si vorrebbe scomparire, come i corpi contemporanei, elementi pesissimi che Rob Carter rende di carta. Ovviamente è una produzione americana. Ce ne saranno anche in Italia?
Metropolis by Rob Carter - Last 3 minutes from Rob Carter on Vimeo.
L’estratto di Metropolis, di tre minuti, ci mostra l’evoluzione di Charlotte, secondo wikipedia la città più popolosa del North Carolina. Sempre secondo wikipedia il North Carolina è stato esplorato da un italiano, anzi un toscano, tale Giovanni Da Verrazzano. Il North Carolina fu uno dei tredici stati che formarono la prima confederazione e Charlotte è stata fondata nel 1755, anche se la colonizzazione della zona iniziò nella seconda metà del 1600 dai coloni inglesi. Come dice Rob stesso, la crescita vertiginosa di Charlotte dipende dalle corporazioni che investono i loro dindi.
Stone on Stone [CLIP] from Rob Carter on Vimeo.
Il secondo estratto percorre la storia al contrario, trasformando il monastero di La Tourette di Le Corbusier, costruita tra il 1956 e il 1960 vicino a Lione, nella cattedrale St. John the Divine di New York, iniziata durante la fine dell’800 e mai finita. Ora, Caltari non sa bene quali connessioni architettoniche e spirituali vi siano tra i due edifici ma quello che Rob suggerisce nelle note di produzione è l’emergere di un nuova espressione religiosa gotica che unisca (forse) il modernismo e il neogotico, cioè un neoneogotico.
Ok, è un po’ fiacca. Perdonateci. Anche per i video che dopo un minuto già. Quello che ci piace è il movimento, la costruzione in ogni caso artigianale, sia della carta che scricchiola, che della pietra che canta, il senso della trasformazione del paesaggio, contro la statica delle città vere che sembrano ancora più vere in quanto infinitamente stabili e quando cambiano, cambiano sempre e solo in peggio.

Bene! Questa è una delle poche cose interessanti che ho trovato su un blog di recente. Facciamo un uso spesso spasmodico dello spazio virtuale, come i nostri antenati hanno fatto dello spazio topograficamente inteso. Paradossalmente esorterei ad un neoneogotico ed austero utilizzo di spazi leggibili.
Leggibili in che senso?
Sono d’accordo sulla necessità di un non abuso degli spazi virtuali. E’ pieno di blog aperti chissaperchè!
Ma questa è anche la bellezza della rete. E anche il paradosso della democrazia
Molto interessante come video.
Da mettere in archivio.