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18 Gen 2013

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alessandro

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[FuoriFuoco] Intervista a Margherita Cesaretti
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© Margherita Cesaretti

© Margherita Cesaretti

Margherita Cesaretti è un’artista e fotografa professionista freelance. Vive e lavora a Firenze. Nel 2010 ha ricevuto il premio Special Italia della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena con il progetto Cere.

 

© Margherita Cesaretti

© Margherita Cesaretti

I progetti presenti sul tuo sito sono molto eterogenei. Qual è il filo rosso che li unisce? È possibile trovare una chiave di lettura unitaria?

Tutti i miei lavori sono mossi da un unico modo di sentire. Il tentativo di fermare le cose, catturare quello che sfugge, ciò che ci scappa di mano sotto l’influsso inarrestabile del tempo.

Ho letto che hai studiato pittura all’Accademia. Come e quando ti sei avvicinata alla fotografia? Qual è, se c’è, la connessione fra questi due linguaggi?

In accademia ho frequentato anche dei corsi di fotografia, all’inizio solo per curiosità, poi la cosa mi ha preso molto, e già da lì ho iniziato ad aggiungere elementi fotografici alla tecnica pittorica. Col tempo la fotografia ha preso il sopravvento sulla pittura, anche se l’eredità acquisita da quel tipo di studi è spesso presente nel mio lavoro. A volte la foto in sé non mi basta, per renderla veramente mia ho bisogno di intervenire con mano, aggiungere qualcosa di materico. Inoltre, oggi abbiamo a disposizione molte tecniche di elaborazione fotografica. Nel mio lavoro cerco di sommarle alla fotografia in sé, completando il processo con rimandi alla manualità, all’intervento pittorico. Ogni mezzo a dispozione è utile se serve all’espressione di ciò che abbiamo in mente.

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© Margherita Cesaretti

Qual è il tuo rapporto con il corpo? Possiamo interpretare “Cere” come un’indagine del rapporto tra l’essere e l’apparire?

Cere è un tentativo di scavare, di togliere strati, di esporre alla fine quello che di più sensibile c’è negli esseri umani e allo stesso tempo di capire che questo sensibile è quello che, deteriorandosi, col tempo porterà il corpo alla sua fine.

© Margherita Cesaretti

© Margherita Cesaretti

“Pour les chiens” è il lavoro più ortodosso da un punto di vista fotografico. Come nasce e dove si pone nella cronologia dei tuoi lavori?

Per ora è l’ultimo dei miei lavori, il più nuovo. È stato un tentativo di sintetizzare una condizione umana, ma in special modo la mia in un momento difficile della mia vita.

Da dove nascono gli spunti che generano poi i tuoi progetti? C’è qualche libro o film che ha generato qualche suggestione particolare per un tuo lavoro?

Non saprei… In genere, prendo ispirazione dalle situazioni che vivo. I film per me sono un altro mondo, non riesco ad avvicinarmici troppo. I libri mi piacciono e mi piace leggere, spesso cerco spiegazioni, più che ispirazioni!
Forse la musica potrebbe essere una cosa che accompagna uno stato d’animo e quindi la creazione di un progetto, un po’ come una colonna sonora.

In quest’ultimo anno hai esposto sia al festival di Arles che al mese della fotografia di Parigi. Tralasciando le imbarazzanti differenze strutturali sulla centralità della cultura tra Francia e Italia, quali sono le tue impressioni su queste esperienze?

Sicuramente all’estero la fotografia e l’arte fotografica sono molto più considerate e fanno parte della normale amministrazione. La cosa impressionante è vedere la grande massa di persone che queste iniziative sono in grado di mobilitare ogni volta. Poi si respira un’altra aria, non voglio dire migliore, ma sicuramente diversa. Il panorama è più ampio e si ha l’opportunità di confrontarsi veramente con i migliori e non di accontentarsi, come ormai è di moda qui da noi.

© Margherita Cesaretti

© Margherita Cesaretti

Qual è il prossimo progetto in cantiere?

Sto lavorando a un progetto con un tema specifico per un premio (premio San Fedele giovani artisti, a Milano). Il tema è “E quindi uscimmo a riveder le stelle…”, il viaggio. Ovviamente le interpretazioni sono infinite. Io sto cercando di comunicare, attraverso la serie che produrrò, che un senso alle cose possiamo darlo attraverso le cose stesse… Un’idea un po’ cosmica e anche un po’ pagana! Non sono un genio a spiegarmi… Quando sarà, ti mostrerò le foto!

Mi segnali un/a fotografo/a emergente di cui apprezzi il lavoro?

Non so se si può definire emergente ma sicuramente è giovane! Mi piace molto il lavoro di Roberto Boccaccino.

© Margherita Cesaretti

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