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Levan Kakabadze - Traces ©
Levan Kakabadze è nato in Georgia nel 1984, si è laureato in arte specializzandosi poi in regia presso l’Università Statale Batumi Shota Rustaveli.
Comincia a interessarsi alla fotografia nel 2006, iniziando a fotografare l’ambiente che lo circonda, i quartieri e la vita quotidiana in Georgia. Ha lavorato anche in studio con modelli non professionisti, ma provenienti dalla vita quotidiana.
Levan attualmente lavora come fotografo freelance e i suoi lavori sono stati pubblicati su riviste e agenzie. Alcune delle sue opere sono state esposte in giro per il mondo.
Partiamo da “Traces”. Questo lavoro ripercorre le impronte di una relazione uomo-ambiente. La presenza umana è evocata, il paesaggio manifesta le cicatrici del tempo, le immagini suggeriscono un rapporto che “è stato”. Cosa accade e qual è il tuo filtro in questo rapporto dialettico?
Mi sono sempre interessato alle storie e “Traces” rappresenta la mia storia personale. Le immagini che vedete sono espressione della cultura con la quale sono cresciuto e nella quale sono immerso tuttora, ma che prima o poi andrà a scomparire, visto che la Georgia sta vivendo uno sviluppo economico molto rapido e tenta sempre con più costanza di far parte del mondo occidentale.
Ho iniziato a lavorare a questo progetto due anni fa, mi trovavo in un villaggio e mi sono imbattuto in una roulotte abbandonata vicino a un muro con due alberi al lato. Ho pensato che lì un tempo c’era stato un vissuto legato alla presenza umana. Da allora sono ancora alla ricerca di cose e oggetti da fotografare per proseguire il progetto, però tutto questo procede molto lentamente perché è solo il mio sguardo che deve guidare questo tipo di ricerca.
Mi sembra che il tuo lavoro mostri la fotografia come un’enigma, dove non ci sono risposte, ma la tua personale essenza interiore si fonde con il soggetto rappresentato. Come inizia un lavoro e qual è il percorso che segui per svilupparlo?
Quando ho iniziato a fotografare qualche anno fa ero attratto dalla fotografia in studio, quella documentaria e così via, poi mi sono reso conto che non ero interessato a lavorare su queste categorie. Così ho iniziato semplicemente a prendere la macchina fotografica, uscire e scattare. Ci sono giorni che riesco a fotografare qualcosa, altri che non sono in grado di realizzare nemmeno uno scatto. Mi piace esplorare posti e imbattermi in persone o oggetti che poi diventano i soggetti fotografati. Non mi piace lavorare pensando a una sequenza, preferisco gli scatti singoli, poi provo a montarli secondo un significato in un secondo momento e l’unico motivo per cui lo faccio è per tenere separati i vari momenti del mio lavoro fotografico.
Esplorando le tue gallerie fotografiche mi sono sembrati evidenti dei riferimenti cinematografici. Poi sono arrivato alla sezione dedicata ai tuoi video. Qual è stato il tuo percorso di formazione?
Ho studiato regia, ma durante gli anni dell’università il paese usciva da una forte crisi economica e non c’erano molte risorse economiche per il sistema educativo. In facoltà passavo la maggior parte del tempo seduto a guardare film su vecchie VHS di pessima qualità. In quel periodo ho capito che non era così importante la qualità tecnica, fotografica o cinematografica, quanto lavorare sul soggetto: anche con un’attrezzatura economica potevo avere dei risultati apprezzabili. Ancora oggi uso sempre un’unica lente, non mi piace perder tempo cambiando obiettivi e cose del genere…
Comunque sono cresciuto con il cinema e quello rimane il linguaggio che sento più vicino, sento che mi appartiene più il cinema della fotografia, ma per me è difficile muovermi in questo campo.
Qual è il confine al giorno d’oggi tra fotografia e video? Quali sono i rispettivi campi d’indagine e i nuovi orizzonti nel tuo processo creativo?
La scelta tra fotografia e video non è frutto di una scelta fatta a tavolino, ma è qualcosa che in me accade istintivamente. Durante la Rivoluzione delle Rose mi hanno chiesto di lavorare su un cartone animato, aveva dei connotati molto politici attaccando il vecchio regime. Ho accettato di lavorarci prima di tutto perché mi consentiva di lavorare sull’animazione. Così con i miei amici abbiamo realizzato questo cartone e poi in un modo o nell’altro ci siamo detti “cazzo, mettiamoci a studiare regia!”.
Solo in seguito, durante gli anni dell’università, ho scoperto la macchina fotografica e siccome fare cinema era troppo costoso e quindi per me impossibile, ho iniziato a fare fotografia innamorandomi di tutto il processo fotografico e scoprendo che poteva essere il mezzo più facile per esprimere me stesso rispetto al cinema. Comunque continuo a realizzare brevi video che hanno lo stesso approccio della mia idea di fotografia, lo faccio senza risposte… amo pormi domande!
Ti va di suggerirci un nuovo fotografo che hai scoperto recentemente e che ti ha offerto spunti di riflessione?
Molti dei miei spunti di ispirazione provengono dal cinema, ma ci sono fotografi il cui lavoro mi influenza quotidianamente. C’è un mio caro amico che ha uno stile totalmente differente dal mio, mi colpisce molto il modo in cui documenta la vita dei giovani georgiani, si chiama David Meskhi.

fotografie possenti … posso rubarne qualcuna per i miei articoli?
la preferita? quella con lo straccio rosso
Carissima,
dovresti contattare direttamente Levan e chiederlo a lui: l’uso di immagini senza l’esplicito consenso dell’autore rappresenta una violazione della legge sul diritto d’autore.
Levan è una persona molto simpatica e disponibile, è anche l’occasione per fare amicizia, no?!