di Sim Dawdler
C’è qualcosa di dolcemente nostalgico in La fantascienza e la signora Brown, piccolo saggio scritto nel 1976 da Ursula K. Le Guin che Caltari oggi generosamente vi propone in versione elettronica. Durante la lettura, l’avveduto lettore del XXI secolo avvertirà la stessa strana malinconia – impastata di orizzonti perduti e consunte utopie – che attraversa la sua mente quando gli capita di sfogliare le pagine ingiallite di un Linus degli anni ’70. Questo libriccino ha una densità paragonabile a quella di una nana bianca o di una stella di neutroni. L’edizione italiana comincia a pagina 9 e finisce all’inizio di pagina 50, per un totale di 42 pagine nette (numero caro agli amanti della fantascienza). Dentro c’è di tutto, ma soprattutto ci sono moltissime cose ormai definitivamente passate di moda: la speranza, l’utopia, l’uomo, l’etica.
La riflessione della Le Guin ruota attorno a due domande apparentemente banali, che al loro interno nascondono però una ridda di questioni profondissime. La prima domanda è «potranno mai sedere insieme […] la signora Brown e la fantascienza?», e la seconda è la conseguenza e l’estensione della prima: «è consigliabile, è sperabile, che ciò debba succedere?». Ma chi o cosa è la signora Brown? La risposta è semplice come la ricetta della torta millefoglie, ed esattamente come la torta millefoglie è composta da molti strati: la signora Brown è una vecchietta qualsiasi incontrata da Virginia Woolf sul treno Richmond-Waterloo, ma questa vecchietta rappresenta anche qualcosa d’altro: la vera essenza del romanzo – ciò che lo distingue da qualsiasi altra forma d’arte – ovvero il personaggio, il carattere, il soggetto, l’individuo, l’essere umano in quanto tale.
La Le Guin si chiede se nella fantascienza vi sia spazio per la signora Brown, se cioè la fantascienza sia condannata ad essere semplicemente il luogo dell’Atto slegato dall’uomo, della pura techne – piena di «navicelle in grado di contenere eroici comandanti in uniformi nere e argentee», semplici figure bidimensionali funzionali alla narrazione (simboli che rimandano a qualcosa di astratto e lontano) – o se invece la matrice della fantascienza più autentica non sia nient’altro che l’essere umano, e che la techne acquisisca significato e valore solo in quanto «metafora di una X che gli scrittori cercano. L’individuo sfuggente, sui cui agiscono tutte le cose date, ma che semplicemente è». La signora Brown – in questo senso – sarebbe la X dove scavare, il tesoro nascosto della fantascienza (e non solo).
Nelle quarantadue fittissime pagine di La fantascienza e la signora Brown quel che conta non sono le risposte a cui infine giunge l’autrice (financo ovvie), quanto il percorso compiuto per arrivarci, carico di diramazioni e deviazioni che contengono molteplici altre domande e infiniti spunti per riflessioni sociologiche, antropologiche, filosofiche, letterarie (all’interno c’è spazio anche per una delle più belle definizioni di fantascienza che siano mai state scritte, che riportiamo di seguito). Non ne parliamo in questa sede per due fondamentali ragioni: la prima è che la mappa non è il territorio, specie se il territorio è già una mappa (con tanto di X dove scavare); la seconda è che se cercassimo di raccontare tutto finiremmo col riscrivere il saggio della Le Guin, trasformandoci in novelli Pierre Menard alle prese con la ristesura del Chisciotte. E il nostro scopo è solo quello di invogliarvi alla lettura.
E che cosa è la fantascienza, nella sua forma migliore, se non […] una chiave inglese folle, proteica, da impugnare con la sinistra, di cui si può fare qualunque uso venga in mente all’artigiano, satira, esplorazione, predizione, assurdo, esattezza, esagerazione, ammonimento, veicolo di messaggi, racconto di storie, qualsiasi cosa vi piaccia, una metafora che si può espandere all’infinito, perfettamente appropriata per il nostro universo in espansione, uno specchio infranto, infranto in innumerevoli frammenti, ognuno dei quali è in grado di riflettere, per un attimo, l’occhio sinistro e il naso del lettore, e anche le stelle più distanti, che brillano negli abissi della galassia più remota?

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Molto interessante. Bravi!
mister k ha ragione
bravi, bravo Sim
Scovata solo oggi, ma meglio tardi che mai!
Non lo conoscevo, ora mi toccherà rimediare…