Questo articolo è tratto dalla versione online della storica rivista americana Popular Science, un mensile a tema scientifico la cui fondazione risale al 1872. L’intero archivio delle pubblicazioni cartacee oggi è stato digitalizzato ed è consultabile qui.
Sul sito attuale di PopSci, vengono pubblicate anche trattazioni di argomenti specifici prendendo spunto dai vecchi articoli della rivista. Ve ne proponiamo una che riguarda il nostro satellite.

via Popular Science
La mappa della Luna: Agosto 1887
Alla fine del diciannovesimo secolo, pubblicavamo regolarmente la rubrica Astronomy with an Opera Glass, astronomia con un binocolo da teatro, in cui scrittori discutevano del modo in cui i profani potessero studiare il cosmo usando dei semplici binocoli da teatro. La mappa riportata identifica le aree chiave della luna con i loro nomi tradotti dal latino. I maria lunari, o meglio le pianure basaltiche lunari riempite di lava, erano chiamate mari dagli antichi astronomi che scambiarono erroneamente le aree scure per acqua.
Ma cosa si sapeva della topografia e delle condizioni della Luna? Con il telescopio si riusciva a rispondere a queste domande solo entro certi limiti. A quel punto, i telescopi ci avevano mostrato che la Luna era “un puro scheletro planetario” privo di acqua allo stato liquido, vegetazione e di forme di vita senzienti. Dalla Terra sembrava che non ci fosse vita, ma non vi era ragione di ritenere che la Luna non avesse un’atmosfera o un terreno in grado di dare sostentamento. Ad ogni modo, le catene frastagliate e i vasti crateri erano così bizzarri da catturare la nostra immaginazione.
“Se potessimo esplorare quegli antichi fondali o perlustrare quei monti luccicanti”, scrivevano, “potremmo forse scoprire dei resti o delle tracce di una razza lì prosperata, e che forse era si era già riunita ai suoi padri prima che l’uomo comparisse sulla Terra”.

La Terra vista dalla Luna: Agosto 1917
Questa illustrazione di Scriven Bolton, un rinomato illustratore astronomico, accompagna un pezzo in cui egli immagina di portare il lettore in una spedizione sulla Luna, che lui definisce come “uno scenario di una desolazione inquietante, ma nonostante ciò di uno splendore sublime”.
Quindi cosa c’è sulla Luna? Se si parla di vita, niente, disse lui. Non c’era atmosfera, né vegetazione, né alcuna forma di vita. Il cielo è perennemente nero poiché non c’è niente che rifranga la luce del Sole; ciò rende la Terra ancora più luminosa nel suo fluttuare tra le stelle.
Il paesaggio è desolato, montuoso e disseminato di detriti vulcanici. Le parole di Bolton rendono magnificamente l’idea meglio di quanto potremmo fare noi: “Ci rendiamo senz’altro conto che siamo a contatto con un mondo tipico di un sogno senza vita, una visione che non denota morte, ma un mondo in cui la vita non è mai esistita”.
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Razzo sulla Luna: Aprile 1920
Il Professor Robert H. Goddard, inventore del primo razzo a propellente liquido, provocò molto scalpore in seguito a quanto riportato dal New York Times nel gennaio del 1920: Goddard si riteneva in grado di costruire un razzo capace di raggiungere la Luna. In realtà, il reporter aveva preso parte delle dichiarazioni di Goddard e le aveva ingigantite, in particolare la parte in cui si parlava di lanciare un razzo carico di flash powder sulla luna. Il razzo sarebbe esploso all’impatto dando l’impressione a chi era munito di telescopio di assistere a uno spettacolo di fuochi d’artificio sulla Luna. Nonostante la popolarità le affermazioni ricevettero un duro colpo dagli scettici che criticarono i calcoli di Goddard. Quest’ultimo replicò una settimana dopo dicendo che si rammaricava della scelta dei media di concentrarsi sulla flash powder, che comunque era un’idea più che un progetto vero e proprio, e non sulla sua ricerca riguardante l’utilizzo dei razzi per esplorare l’atmosfera. Ciò nonostante, le sue ricerche e le sue carte ci fruttarono un articolo piuttosto divertente che non esitammo a divulgare anche dopo il tentativo di Goddard di salvare la sua immagine.
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Occhi Telescopici: Giugno 1920
Oggi c’è la NASA. Ma nel 1920 i nostri lettori avevano solo telescopi, binocoli da teatro e la loro immaginazione. In un pezzo intitolato “If the Eye Were a Telescope”, se gli occhi fossero un telescopio, lo scrittore Latimer J. Wilson descrisse come sarebbero apparsi il sole, la luna e i pianeti se si fosse potuto ingrandirli al massimo. Invece di vedere L’uomo sulla Luna, la gente avrebbe visto vallate serpeggianti e “vette fantasma sporgere da cavità di luce senza fondo”. Per una vista ottimale, gli spettatori dovevano stare a diversi chilometri dalla luna per evitare di rimanere accecati. Una curiosità: Wilson incluse anche una lucida descrizione di Marte prima ancora che i ricercatori scoprissero di più sulla sua topografia. Disse ai lettori che se il pianeta fosse stato ingrandito, si sarebbero potute vedere cime innevate, lande ghiacciate e foreste tra il blu e il verde su tutto il paesaggio marziano.
Il Cratere della Luna: Ottobre 1920
Se c’è una cosa che distingue la superficie lunare, è l’abbondanza di crateri. Da dove provengono? Perché alcuni sono più grandi di altri? Ancora più suggestiva è la loro grandezza se paragonata a quella dei crateri terrestri. Mentre i nostri crateri hanno un diametro che misura un massimo di ventiquattro kilometri circa, i crateri lunari si estendono fino a più di 160 kilometri. Questo significa che essi potrebbero ospitare intere città e regioni e avanzerebbe ancora dello spazio. Questa illustrazione mostra come un cratere, presumibilmente formatosi a causa di meteore, potrebbe contenere Philadelphia, New York e parte di Jersey all’interno delle sue catene montuose.
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La Luna in Miniatura della Terra: Marzo 1924
Scriven Bolton, uomo coraggioso! Qui non parla della nostra Luna, ma di un ipotetico corpo di ferro meteoritico che compie un giro intorno alla Terra ogni tre ore alla velocità di 5,63 kilometri al secondo. Se paragonata alla Luna, questa seconda luna è minuscola. Di fatti è così piccola che potrebbe accoccolarsi tra le strade di New York. Ci vuole un telescopio per vederla. Si è sospettato della sua esistenza solo perché la gente aveva avvistato una macchiolina misteriosa passare tra la Luna e il Sole. Nonostante fossero numerose le persone che avevano fatto la stessa segnalazione, al momento della pubblicazione di questo articolo nessuna di esse era stata confermata.
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La Luna di cenere: Dicembre 1929
Gli antichi astronomi avevano esaltato così tanto la Luna che man mano che gli studiosi contemporanei se ne interessavano, essa andava perdendo la sua aura. In questo articolo, i ricercatori hanno confermato che il terreno lunare era di fatto formato da cenere vulcanica. Le prove sono state fornite da un termometro lunare che misurava il calore attaccato a un telescopio. Dopo avere osservato quanto velocemente la polvere lunare cambiava temperatura nell’arco di una giornata, gli scienziati hanno concluso che era formato da una sostanza porosa, come la pietra pomice. Il Dott. Paul S. Epstein, fisico del California Institute of Technology, riscaldò diversi tipi di rocce terrestri per avere un termine di paragone con la velocità di riscaldamento della Luna. Il granito, il quarzo e la pietra arenaria avevano valori molto diversi. Mentre, la velocità alla quale la pietra pomice si riscaldava (e disperdeva il calore) era quasi uguale. Queste conclusioni hanno rafforzato la teoria dell’origine vulcanica della Luna, secondo la quale si era formata in seguito a un distaccamento di una parte considerevole della crosta terrestre avvenuto milioni di anni fa. Questo episodio fu così drastico da causare il surriscaldamento della Luna e trasformarla in un corpo vulcanico, in questo modo veniva giustificata la presenza delle polveri vulcaniche e dei crateri formatisi presumibilmente in seguito a varie esplosioni originatesi all’interno nucleo lunare.
L’ipotesi del Sole Nano: Gennaio 1936
Ops, come non detto, hanno detto gli astronomi. I crateri lunari più grandi non erano stati originati da vulcani (o almeno non da vulcani come li intendiamo noi sulla Terra). Innanzitutto, i crateri dei vulcani terrestri si trovano sulla cima di un rilievo, che naturalmente sono a un’altitudine maggiore del panorama circostante. La luna, invece, è ricoperta da numerosi grandi crateri che si trovano al di sotto del livello dell’area circostante. Un ‘vulcano’ lunare è essenzialmente un’ampia fossa tempestata da fosse più piccole. Come si sarebbero formati questi crateri-nei-crateri, se fossero stati davvero generati da vulcani? I ricercatori hanno proposto una serie di teorie alternative, le più sensazionali delle quali furono esaminate in questo articolo. Ci fu la teoria dell’impatto, che postulava un bombardamento sulla Luna in tempi antichi causato dall’esplosione di un gran numero di meteore. Poi ci fu “l’ipotesi del sole nano” di cui si può osservare il disegno sopra. Secondo questa idea, ora improbabile, una volta la Luna era un sole in miniatura, mentre i crateri erano rimanenze delle macchie solari.
I tedeschi sulla luna: settembre 1953
Nel 1953 si era nel bel mezzo della Guerra Fredda. Nonostante la Germania non fosse tra i concorrenti principali per la gara alla conquista dello spazio, anche loro hanno svolto delle ricerche per conto proprio. A uno show interplanetario a Dusseldorf, i visitatori hanno saputo che sarebbero sbarcati sulla Luna a bordo di una navicella sferica. Un satellite artificiale avrebbe funto da base spaziale, mentre dei razzi sarebbero stati attrezzati con dei divani per garantire un viaggio confortevole. L’intera missione sarebbe costata quattro miliardi di dollari e per 1000 viaggi nello spazio ci sarebbero voluti cinque milioni di tonnellate di carburante.
Si va sulla Luna: Maggio 1958
Solo undici anni prima dello sbarco sulla luna il Dott. I.M. Levitt aveva affermato che l’uomo sarebbe sbarcato sulla Luna nel 2000 DC. Perché questo ritardo? Beh, ci assicurò, non si poteva semplicemente prendere e partire in qualsiasi momento; bisognava fare i conti con una guerra incombente, con la nostra tecnologia arretrata, con la mancanza di basi spaziali e con i decenni che ci sarebbero voluti per completare le ricerche. La sua tabella di marcia temporale per la Luna si presentava così:
1958 – 1960: Studio della Luna. Il primo oggetto di fattura umana ad arrivare sulla Luna sarebbe stato un dispositivo che avrebbe dato un’idea più chiara agli scienziati su come creare un percorso per razzi spaziali con degli umani a bordo.
1960: Bombardamento atomico sulla Luna. Un bombardamento avrebbe liberato nello spazio una nuvola enorme di polvere lunare; questo poiché gli scienziati avevano bisogno di studiare la sua composizione più approfonditamente, prima di mandare un uomo lassù.
1968: Attrezzare la Luna. Via all’alimentazione elettrica!
1975: La polvere lunare viene portata sulla Terra. Due razzi lunari, di cui uno con una bomba atomica, fanno esplodere di nuovo la Luna. Il secondo razzo lunare sarebbe ridisceso sulla Terra raccogliendo e portando con sé la polvere lunare.
2000: L’uomo sulla Luna. Finalmente ce l’abbiamo fatta. Una volta lì, gli astronomi avrebbero finalmente spiegato le origini dei raggi lunari, dei crateri giganti e se la luna fosse stata o no veramente originata da un’esplosione terrestre miliardi di anni fa.
Neve Lunare: Marzo 1924
Perché i poli lunari sono di un colore più chiaro rispetto alle aree circostanti? Nel 1920 molti astronomi attribuivano questo contrasto di colore alla neve. Nonostante accettassero la tesi che sulla luna non fosse possibile la presenza di corpi liquidi sotto forma di acqua, ebbero motivo di credere che l’imponente Catena Leibnitz fosse coperta di ghiaccio.
Trad: Eugenia Fiusco











