di Giusi Palomba
«L’ingegner M.S. Los’ invita coloro che desiderassero volare con lui il 18 agosto sul pianeta Marte a presentarsi per un colloquio dalle 6 alle 8 di sera. Lungofiume Zdanov, numero 11, in cortile.»
È con questo strano avviso che inizia il racconto della traversata spaziale del giovane M.S. Los’, a partire dall’angusta ricerca di un compagno di viaggio – trovato poi nell’amico Gusev, un ex soldato ormai senza lavoro – fino all’incontro su Marte con la regina Aelita e il suo popolo.
Ed è con questa storia, data alle stampe tra il 1922 e il 1923, che lo scrittore Aleksej Nikolaevič Tolstoj (Nikolaevsk 29 dicembre 1882 - Mosca, 23 febbraio 1945) inaugura la tradizione fantascientifica dell’Unione Sovietica, suggestionando la popolazione russa a tal punto che molte bimbe nate in quegli anni presero il nome della regina di Marte.
Aelita venne spesso pubblicato insieme a un’altra storia pioniera della fantascienza russa, ovvero L’iperboloide dell’ingegnere Garin (1925), che valse a Tolstoj un primato molto dibattuto in ambiti scientifici.
Nonostante diverse imprecisioni, appare qui per la prima volta un elemento di grande rilevanza in ambito scientifico e fantascientifico: l’iperboloide dell’ingegner Garin, anche detto “raggio della morte”, altro non è che un prototipo del raggio laser, decenni prima della sua effettiva invenzione:
The rays of light, falling on the inner surface of the hyperboloidal mirror, converge in a single point, the focus of the hyperbola. This is a known fact. But here is the novelty: in the focus of the hyperboloidal mirror, I place a second hyperbola (shaped, as it were, inside out) — a hyperboloid of revolution, made from a refractory, ideally polishable mineral — shamonite — endless supplies of which are found in the north of Russia. What, then, becomes of the rays?
The rays, converging in the focus of mirror (A), fall on the surface of hyperboloid (B) and reflect from it in a mathematically parallel fashion — in other words, the hyperboloid (B) concentrates all the rays into one beam, a “filament of light” of any thickness desired.Estratto da The Garin Death Ray
Da questo libro (così come da Aelita) venne tratto un film, diffuso a partire dal 1965. Vi si raccontano «le eroiche gesta di uno “scienziato nucleare” che lotta contro l’infido ingegnere Petr Petrovich Garin che gli ha sottratto il progetto per costruire un “raggio della morte”» (Mymovies). Qui il film in versione integrale.
Torniamo su Marte, e alla sua regina che ancora oggi dà il nome al più importante premio russo per la fantascienza, fondato dall’Unione Scrittori Sovietici e dal magazine letterario «Ural Pathfinder» (vedi digressioni guidate!).
Il 4 dicembre del 1921 le radio intercettano un messaggio incomprensibile: «Anta… Odeli… Uta… ». L’ingegnere M.S. Los’, che sogna da sempre di abbandonare la Terra, raccoglie quel messaggio da un centro radio sovietico ed è l’unico a dargli importanza. È evidente, proviene da Marte! E questo lo incoraggia a terminare la costruzione della sua navicella spaziale a forma di pallone.
Intanto, dal pianeta rosso, Aelita, con un enorme telescopio, lancia occhiate morbose alla Terra osservando la vita degli umani. Dalla Torre dell’Energia Radiante, dopo aver convinto ancora una volta il custode Gor ad aiutarla col telescopio, vede le corazzate solcare i mari, le carovane attraversare i deserti, e le automobili accalcarsi a Times Square e si innamora di Los’, che osserva durante un momento di tenerezza con la consorte.
La trasposizione cinematografica di Aelita è opera del regista Jakov Protazanov, che riceve dalla casa di produzione Mezrabpom-Rus il compito di realizzare un colossal esportabile anche all’estero. Ma il film viene ostacolato dalla censura e diffuso pochissimo in Europa occidentale, nonostante gli intenti di regista e produttori.
(Sulla Mezrabpom-Rus si apre un’ulteriore parentesi dato che la sua fondazione si deve al figlio di un ferroviere di Reggio Calabria, tale Francesco Misiano, che nel 1924 fu designato dal Soccorso Operaio Internazionale a costituire «una casa di produzione cinematografica che fosse vicina alla causa rivoluzionaria mondiale». La casa produsse circa 160 opere di finzione e 240 documentari.)
Aelita, prima libro e poi film, aveva un intento propagandistico e nelle scene marziane il film dispiega in pieno il suo messaggio. Mentre la regina si fa insegnare da Los’ il significato di un bacio, l’ex soldato Gusev esporta la Rivoluzione d’Ottobre sul pianeta rosso, incitando i suoi abitanti, ormai ridotti a robot da un regime tirannico, a ribellarsi: «Compagni, contate solamente su voi stessi… Riunitevi in una Repubblica Federale Socialista Marziana!». Aelita, infatti, si rivelerà un’astuta tiranna, gettando nello sconforto e nella contraddizione il suo nuovo innamorato.
Nelle scene terrestri è protagonista la periferia di Mosca durante la Nuova Politica Economica post-rivoluzionaria. Da queste condizioni prima lo scrittore e poi il regista cercano ostinatamente vie di fuga. Si racconta anche del fascino dell’avventura e dell’evasione erotica. Oltre ai messaggi politici, la pellicola è percorsa da un desiderio di evasione dalla routine, anche coniugale, e da un nemmeno tanto sottile richiamo al potere della fantasia.
I costumi in stile cubista e futurista utilizzati nelle scene marziane appartengono all’avanguardia del Teatro Kamerny.
Il cappello di Aelita coi pungiglioni riflettenti, quello della sua ancella con la spirale, i vestiti tubolari di Gor, le sentinelle robot a simboleggiare la sudditanza, sono elementi di grande fantasia che sollecitano lo spettatore in maniere inedite. Gli scenari furono di ispirazione per Fritz Lang e il suo Metropolis: porte che si aprono come il diaframma di una macchina fotografica, colonne incurvate a ricordare le costole di una cassa toracica, scale “alla Escher” che giocano con le leggi dell’ottica e fili come corde d’arpa a cadere da soffitti altissimi.
L’impiego di artisti d’avanguardia fu il fulcro di molti problemi: questi vennero giudicati troppo lontani dalla classe laboriosa, un affronto per quella più conservatrice e il film fu ritirato dalla circolazione.
La versione integrale aveva una durata di due ore, oggi è reperibile la versione ridotta a settanta minuti.
Aelita 4/9 - Aelita 5/9 - Aelita 6/9
Aelita 7/9 - Aelita 8/9 - Aelita 9/9
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DIGRESSIONI GUIDATE
1. Le edizioni italiane di Aelita
Aelita - Ed. Riuniti 1996
Gli scritti minori di Aleksej Nikolaevič Tolstoj
In Italia l’opera dello scrittore Aleksej Nikolaevič Tolstoj è quasi sconosciuta. Personaggio articolato e insondabile, Tolstoj fu persino autore di romanzi erotici e pornografici sotto pseudonimo, di cui non si trova traccia.
Aleksej Nikolaevič Tolstoj è anche conosciuto per aver reinterpretato il soggetto del Pinocchio di Collodi, adattandolo in russo e intitolandolo Le avventure di Burattino (conosciuto in italia anche come Il Compagno Pinocchio).
Leggiamo a proposito del Pinocchio di Tolstoj:
Il soggetto di partenza è lo stesso del Pinocchio di Collodi, ma le sue avventure descrivono la lotta contro Karabàs Barabàs, il padrone del teatro dei burattini.
Papà Carlo trae un “burattino” da un pezzo di legno. Il fantoccio, realizzato a immagine di un ragazzino dal naso a punta, si rivela vivo, vispo, curioso e di buon cuore. Burattino incontra le marionette di Karabàs Barabàs, il malvagio padrone del teatro, e le aiuta a ribellarsi. Alla fine, una chiave d’oro darà l’accesso a un teatrino magico, dove le marionette potranno fare i loro spettacoli senza bisogno di un padrone.
Il magazine letterario Ural Pathfinder
E per finire, guardiamo insieme alcune vecchie cover dall’archivio del magazine letterario russo «Ural Pathfinder»:
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salve giusy,
per puro caso sono arrivata su questa pagina.
Volevo far presente che nel 2010 ho pubblicato un libro dal titolo Aleksej Nicolaevic Tolstoj e gli esordi della fantascienza sovietica (riadattamento della mia tesi) presso la casa editrice Prospettivaeditrice.
Sarebbe carino se lo citassi nel tuo articolo che mi sembra che abbia tante cose che combaciano con il mio libro.
Grazie!
Daniela