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03 giu 2012

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orgone5

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Da Perec a Pinterest, la nostra ossessione per le liste
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di Gianluca Didino

Il 2011 è stato l’anno della fortuna italiana di Georges Perec: tre pubblicazioni per altrettanti editori, due delle quali assenti dal mercato da decenni e un inedito, non sono poca cosa per un personaggio come l’enigmista parigino, che non è certo il più facile degli scrittori. Ad aprire le danze è stata Einaudi, che all’inizio dell’anno ha ripubblicato nelle sue “Letture” l’esordio Le cose (1960), corredandolo con un’azzeccatissima copertina tinta unita giallo canarino e una corposa prefazione di Andrea Canobbio.

Nell’estate le ha fatto seguito Quodlibet, che ha tradotto per la prima volta in italiano la raccolta di sogni La bottega oscura, già uscita in volume in Francia nel 1973. Infine è toccato a Voland riproporre, con la cura di Alberto Lecaldano e le fotografie del pittore Pierre Getzler, Tentativo di esaurimento di un luogo parigino, risultato di un ambizioso esperimento di descrizione di luoghi che Perec aveva portato avanti fin dal 1969 per poi abbandonare in maniera definitiva nel 1975.

Questo rinnovato interesse stupisce abbastanza, perché l’accoglienza dell’opera perechiana nella nostra penisola è stata soggetta nel tempo a inevitabili oscillazioni, dalla grande fama degli anni Sessanta alle difficoltà di penetrazione del suo capolavoro La vita istruzioni per l’uso alla fine degli anni Settanta, fino alla sua riscoperta degli anni Ottanta da parte dell’amico Italo Calvino e, di nuovo, al silenzio dell’ultimo ventennio. A cosa si deve dunque questo recente boom editoriale?

La vita istruzioni per l'uso – Struttura

Questa domanda ha molte possibili risposte (di cui una banale: si deve al fatto che Perec è uno scrittore splendido), ma almeno una di queste getta una luce interessante su un fenomeno pervasivo del presente, e cioè l’ossessione contemporanea per le liste. Perec, lo dico per chi non avesse dimestichezza con i suoi lavori, è uno di quegli scrittori che portano stampata sulla fronte l’etichetta handle with care.

Oulipo – Incontro con Calvino

Ebreo parigino di origine polacca, archivista di professione ed enigmista per passione, membro di punta dell’Ouvroir de littérature potentielle fondato da Raymond Queneau nel 1960, Perec non è stato soltanto un teorico della classificazione (suo il saggio Pensare/classificare, ancora oggi un testo fondamentale in materia) ma anche, e lo testimonia praticamente qualsiasi cosa abbia scritto, un compilatore frenetico di liste di ogni tipo: è stato Carlo Mazza Galanti, in un articolo pubblicato su Lo Straniero, a elaborare una lista delle liste di Perec, che parte dal “Tentativo d’inventario degli alimenti solidi e liquidi che ho ingoiato nel corso dell’anno millenovecentosettantaquattro” per arrivare al “Tentativo di inventario di alcune cose che sono state trovate nelle scale nel corso degli anni”. Questo soltanto per darvi un’idea.

Che il feticismo della lista stesse gradualmente travalicando l’ambito dell’erudizione (o se preferite un’interpretazione più cinica l’ambito delle patologie ossessivo-compulsive) l’aveva già dimostrato un paio di anni prima un personaggio che più o meno da sempre ci vede lungo: Vertigine della lista, pubblicato da Umberto Eco per Bompiani nel 2009, è uno dei rarissimi esempi di trattazione organica della poetica dell’enumerazione da Omero ai giorni nostri. Nato da una serie di conferenze commissionate dal Louvre, il libro è una sorta di lista delle liste che dallo scudo di Achille nell’Iliade arrivano fino ai barattoli di zuppa Campbell’s di Andy Warhol, passando per l’elenco degli angeli e dei diavoli medievali, le donne sedotte dal Don Giovanni di Mozart e gli oggetti che popolano il cassetto della cucina di Leopold Bloom nell’Ulisse di Joyce. Liste finite e liste infinite, liste ordinate e liste caotiche, liste verbali e liste visive, liste di liste. Liste.

Bruno Munari – Lista

Come mai, dunque, siamo così ossessionati dalle liste? (Se la domanda vi sembra ridicola vi propongo un esperimento: provate a chiedere a Google “why we like lists” e prendetevi un pomeriggio libero per scorrere tutte le centinaia di risultati che la ricerca vi restituirà.) «Siamo una società di scrittori di liste», scrive Jillian Steinhauer in un articolo pubblicato su “The Awl” che si propone di fornire ben 127 risposte alla domanda di cui sopra. «Ci piacciono le liste perché non vogliamo morire», chiosa il solito Eco in un’intervista al settimanale tedesco “Der Spiegel”. Sia quel che sia, da qualche anno a questa parte le liste compaiono da tutte le parti, nei musei e nei romanzi, sul web e in televisione: vi ricordate gli elenchi di Fabio Fazio e Roberto Saviano a Vieni via con me?

Le liste sono il più semplice dei sistemi di classificazione possibili, nonché il più antico (le prime liste conosciute risalgono addirittura ai Sumeri). Gli elenchi sono dunque la forma più elementare che la mente umana ha inventato per ordinare e controllare l’informazione nel momento in cui l’informazione è diventata troppa e troppo complessa per poter essere semplicemente immagazzinata senza l’ausilio di strumenti concettuali. Ma non sono solo questo. Come fa notare ancora Eco, gli elenchi sono anche una maniera estremamente efficace per rappresentare l’infinito, una vertigine, appunto, di ciò che non può essere detto perché non conosce confini: non è un caso che al progetto di descrizione del luoghi Perec abbia messo il titolo di “esaurimento”. Perché fin dall’antichità le liste sono, per definizione, un tentativo (impossibile) di esaurimento.

 Uno degli ambiti più affetti da questa mania dell’enumerazione è forse quello delle arti visive. Alcuni esempi, scelti tra i tanti: il progetto dell’artista berlinese Sebastian Schmeig, che utilizza l’algoritmo di ricerca visuale di Google per comporre video che, seguendo la “logica mentale” del motore di ricerca, conducono da un’immagine vuota all’immagine delle galassie;

oppure le mostre sempre più frequenti dedicate all’accumulazione di oggetti, dalla famosa Remembrance and Reflection organizzata a Washington per il decennale dell’undici settembre (tema dell’esposizione gli oggetti inceneriti recuperati dalle macerie del World Trad Center), a To-dos, Illustrated Inventories, Collected Thoughts, and Other Artist’s Enumerations, che alla Morgan Library di New York nell’estate del 2011 esponeva liste d’autore di ogni tipo, dai liquori comprati da Franz Kline per l’ultimo dell’anno del 1960 ai consigli di Picasso su chi invitare all’Armory Show di Chicago del 1913. Eccetera.

Arpanet – 1971

[Clicca qui per vedere l'intera gallery su Archives of American Art]

Ma è senza dubbio su Internet che gli elenchi raggiungono la loro apoteosi. In rete spopolano i blog dedicati alle liste redatte da personaggi famosi sugli argomenti più improbabili (l’ultima che ho visto: i dieci motivi per cui Sid Vicious si è innamorato di Nancy, sul blog List of Note), e pochi sanno che, coerentemente la sua finalità, quell’enorme “tentativo di esaurimento” che è Wikipedia contiene un’intera sezione dedicata alle liste, le migliori delle quali vengono raccolte da un tumblelog (List of Lists on Wikipedia): si va dalla “Lista degli animali che hanno ottenuto illegalmente un titolo di studio” alla “Lista di malattie inventate”, dalla “Lista di persone che sono state ritenute reincarnazioni di Gesù” alla “Lista di morti collegate agli scacchi”.

Un semplice gioco intellettuale, la solita bizzarria nerd degli entusiasti del Web 2.0? Forse qualcosa di più: un tentativo di mettere ordine nel disordine, un meta-discorso sul nostro orizzonte epistemologico in tempi di information overload.

Il web, la più grande vertigine dell’enumerazione totale che l’uomo abbia mai concepito, gioca in tutto questo un ruolo decisivo. Non è allora un caso che un grande autore di elenchi come Perec sia tornato di moda proprio ora, nel momento in cui Pinterest, il primo social network dedicato interamente alle liste, spopola in mezzo mondo.

Arpanet 1971

Perec scriveva quando Internet era ancora un sistema traballante che connetteva quattro nodi universitari sparsi un po’ a caso per gli Usa, ma oggi non c’è niente più della rete che assomigli al suo sogno, impossibile per definizione, di esaurire il mondo intero in un elenco.

 

 

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Tags: Georges Perec, La bottega oscura, La vita istruzioni per l'uso, Le cose, liste, OuLiPo, Pensare/Classificare, Pinterest, Tentativo di esaurimento di un luogo parigino, Vertigine della lista
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3 Comments
  1. 7-6-2012

    scrivi sempre cose bellissime, complimenti.
    Perec è maestro, ma si vede che ai francesi le liste vengono particolarmente bene: Archinto ha pubblicato nel 2011 un meraviglioso libro di liste dell’autore Charles Dantzig con il titolo “Enciclopedia capricciosa di tutto e di niente”. Ce ne sono tantissime: Lista delle spiagge alle sette, Lista del giorno in cui sono morti alcuni scrittori, Lista di donne come se ne vorrebbero nella propria famiglia, ecc
    580 pagine, per amatori.

    Rispondi Francesca
    • 8-6-2012

      grazie mille, Francesca. il libro di Dantzig l’ho scoperto proprio sulla scia di questo pezzo, ho visto che l’hanno tradotto e farò in modo di recuperarlo al più presto. peccato non averlo saputo prima, tra Perec e Wikipedia ci entrava alla perfezione.

      Rispondi Gianluca Didino
  2. 12-6-2012

    Caltari e’ Cultura.

    Rispondi Stefano Scalich

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