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02 gen 2012

Autore

Giusiana

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Pirotecnica e nuvole - Dalla polvere da sparo ai palloni aerostatici
Giusiana Nessun commento Memorie Condividi

L’arte dei fuochi d’artificio, per quanto molto ammirata, è poco conosciuta, e la letteratura a riguardo è quasi completamente assente. Sviluppatasi nel corso dei secoli sulla base di regole e teorie tramandate da artigiani – e rimaste per lo più rinchiuse all’interno delle fabbriche, spesso inaccessibili anche ai controlli legali – ha un’origine antichissima che affonda le radici nella Cina della dinastia dei Sung (960-1279), quando il monaco Li Tian per primo ricavò dei petardi a partire da canne di bambù ripiene di polvere da sparo, dando vita così a una delle Quattro Grandi Invenzioni della Cina, insieme alla bussola, la carta e la stampa. Secondo un’altra versione, pare che la scoperta dei fuochi d’artificio sia stata opera di un umile cuoco cinese dell’VIII secolo, che per errore versò del salnitro – che oltre ad essere uno degli ingredienti per la polvere da sparo veniva anche usato come aroma in campo alimentare – su una fiamma di cottura, producendo un effetto spettacolare.

 

Inizialmente, i petardi così ottenuti venivano utilizzati all’inizio del nuovo anno per spaventare e allontanare gli spiriti maligni. Varie cronache, poi, fanno menzione dell’uso di razzi contro gli invasori mongoli nel 1279 e diverse altre fonti concordano sul fatto che furono i mongoli stessi a introdurre la polvere da sparo in Europa, nel 1241 circa. Esperti militari iniziarono a fabbricare armi, polvere da sparo e anche i fuochi artificiali per le celebrazioni delle vittorie o le manifestazioni in tempo di pace. Già dal XVII secolo in Europa erano molto affermate due scuole: quella Italiana, famosa per i fuochi più spettacolari, e quella di Norimberga, famosa per la tecnica. A partire dal XIX secolo, poi, i fuochi d’artificio divennero popolari in tutto il mondo.

fotogrammi tratti da “The origin of fireworks” | servizio di History.com

Nel 1535 il trattato “De la Pirotecnia” di Vannoccio Biringuccio, Siena, uno dei primi e pochissimi trattati, descrive sia gli artifici usati per scopo di guerra, sia quelli impiegati in occasioni di festeggiamenti. Qui la versione googlebooks, scaricabile come ebook gratuito:

 

“La pirotecnica dei dilettanti” di Arduino Burello è disponibile in .pdf a questo indirizzo.

 

“Pirotecnia moderna” di Francesco Di Maio è un vero e proprio manuale del pirotecnico, risalente al 1891. Scaricabile sempre dallo stesso sito in una edizione successiva del 1916.

Nella prima parte del XX secolo, Alan Brock, un architetto si interessò di sistematizzare in un libro l’intera storia della pirotecnica, raccogliendo nozioni e soprattutto immagini.

 

 

 

Ecco alcune scansioni della sezione dedicata agli esperimenti cinesi di fuochi artificiali:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le scansioni di “Pyrothechnics” sono legate a un progetto più ampio che è il Museo dei Fuochi d’Artificio, una archivio virtuale di immagini di vecchi fuochi artificiali, imballaggi, etichette, materiale promozionale e riviste a tema da ogni parte del globo, principalmente relativi alla fabbrica inglese Standard Fireworks, ma non solo, e curato da Steve Johnson, un fervente appassionato. Dal Firework Museum si accede anche a ulteriori siti di raccolta di informazioni sull’argomento, come questo sito americano, dove è ospitata anche una lista di link.

Ecco ad esempio le etichette di fuochi artificiali indiani:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oppure alcune etichette dalle collezioni inglesi degli anni 60-70:




La copertina del quarantesimo numero della rivista Fireworks Magazine per festeggiare i vent’anni anni di pubblicazione (numero sponsorizzato da una compagnia di assicurazioni e mutui).

 


Sempre dal Firework Museum dei petardi di Macao:




 

Infine una tabella promozionale di piccoli fuochi, firmata Standard Fireworks:

 

(clicca sull’immagine per una migliore visualizzazione.)

 

Per finire segnaliamo altri tre libri rari sull’argomento. Dei testi non si trova traccia in giro, ma i titoli da soli toccano altitudini notevoli:

“La pirotecnia o sia trattato dei fuochi d’artificio usati per piacere e per bellezza”, Antonio Giuseppe Aliberti, 1749.

E de “Il pirotecnico moderno – l’arte di fare i fuochi d’artifizio con poca spesa”, Cesare Sonzogno, 1834, chissà che a qualcuno non venga voglia, piuttosto, di consultare l’appendice: “l’arte di construire i palloni aereostatici per uso dei dilettanti che vogliono divertirsi in occasione di feste di famiglia, sponsali, giorni onomastici e simili circostanze”.

In questo caso, c’è da procurarsi anche: “Il nuovo pirotecnico ossia l’arte di preparare i fuochi d’artificio con un’appendice sui fuochi da teatro e d’acqua, sui palloni e sui globi aerostatici”, Etienne Hermart, 1889.

 

 

 

 

 

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