A ogni fine anno è un florilegio di classifiche e bilanci; di cosa è stato cosa e ha significato cosa; di “persona dell’anno”, “parola dell’anno”, “invenzione dell’anno”, “biglietto della metro dell’anno”. Ed è ormai cosa cosmicamente risaputa che la parola dell’anno 2013 sia stata selfie (esotica versione per “autoscatto”). Ma nel corso di questi dodici mesi appena trascorsi, selfie ha dovuto a lungo gareggiare – e ferocemente – con molte altre parole, le quali, ben lungi dal considerarsi sconfitte, ancora combattono per conquistare il titolo nel 2014. Noi di Caltari vogliamo lanciare uno sguardo al prossimo anno e indicare (e portarci) quelle parole che – sentite in giro, ascoltate al bar, lette negli autogrill – siamo sicuri ci accompagneranno per i dodici mesi a venire. E chissà, forse una di loro sarà la prossima “parola dell’anno”. Buon 2014 a tutti voi.
Bigiccio: che si avvicina al bigio.
Buassàgine: l’essenza del bue.
Dottanza: timore, dubbio.
Falpalà: Striscia di stoffa increspata o pieghettata che un tempo si usava cucire come guarnizione intorno a gonne, cappelli, tendaggi e sim.
Impolminato: di uomo debole o flaccido, tendente al giallo per malattia, specialmente per itterizia o infezioni interne come l’idropisia.
Malarbétto: enorme, spopositato.
Rocmo: il russare.
Salapùzio: uomo di piccola statura e alta considerazione di sé, malevolo e libidinoso.
Sbaiaffa: grande abbuffata.
Tempiòne: persona dalla testa sproporzionatamente grande, a cui spesso si associano capacità intellettuali limitate.
Versipiùvolo: poeta di scarso talento.
