Archive for novembre, 2010
di Davide Musso Il posto in cui scrivo è dentro la mia testa. È una tana con le pareti tappezzate di libri, una piccola scrivania addossata alla finestra (il panorama cambia a seconda dei giorni e dell’umore – una baita sui monti lontana da tutti, un quadrato di grattacieli in una città pulsante di vita, quasi mai, forse mai, il mare), una poltrona per le pause e le letture, un caminetto per le serate più fredde. La stanza in cui scrivo davvero è l’unico posto dove, a casa, posso chiudermi dentro – ma solo dopo una certa ora. Così...
di Antonio Caruso Definire Caltari in un editoriale, o perlomeno renderlo presentabile all’esterno, non è semplice. Non lo è più che altro riassumere tutte le idee e tutti i, passatemi questo termine ormai grondante sciccheria, progetti che spuntano numerosi almeno quante sono le goccioline in uno starnuto. Caltari è nato come un blog di scrittura collettiva, sul quale è stata innestata poi l’idea di una rivista on-line ma che vorrebbe, da grande, essere una rivista vera. Una rivista vera è solo più semplice da leggere di un blog, ha dei contenuti lenti e focalizzati e può essere letta durante qualsiasi...
di Chiara Reali Dovevo andare a trovare Caltari. Ho preso il treno lento, mi sono seduta nel posto prenotato sul sito, accanto al finestrino. Ho passato parte del viaggio a guardare fuori e a immaginare la vita in certi luoghi, i treni visti dai balconi stendendo le lenzuola o intuiti da lontano, da paesi arroccati e irraggiungibili. Eravamo in sei, nello scompartimento, e ognuno di noi parlava una lingua diversa. La donna di fronte a me la infilava velocissima nel microfono del telefono, quella accanto a me se ne nutriva sfogliando un libro. Dovevo andare a trovare Caltari e mi...
di Raul Montanari La stanza in cui lavoro È una stanza manichea: tutta nera da una parte e tutta bianca dall’altra. Infatti, a una parete è appoggiata una libreria nera a giorno, dove oltre ai volumi di pronto utilizzo (le mie pubblicazioni, e poi vocabolari, classici, Garzantine, enciclopedie, ma anche schedari) tengo: una lampada da tavolo nera; l’impianto stereo nero, che è sempre acceso; la stampante, che stranamente è in due tonalità di grigio; il vano dove il computer si ritira per riposare quando ha il coperchio abbassato. Alla libreria è appoggiato un tavolo nero, sul quale lavoro. Sulla...
«Forse non scrivo per nessuno. Forse scrivo per la stessa persona per cui scrivono i bambini quando scarabocchiano il loro nome nella neve.» Margaret Atwood 1 Porta una matita per scrivere in aereo. Le penne perdono inchiostro, ma se la matita si rompe, non puoi temperarla in volo perché non puoi portare coltelli. Quindi: porta due matite. 2 Se entrambe le matite si rompono, puoi dargli una sommaria temperata con una limetta per le unghie di metallo o di vetro. 3 Porta qualcosa su cui scrivere. La carta va bene. In situazioni di emergenza un pezzo di legno o...
di Antonella Lattanzi Il ventisette agosto duemiladieci alle diciassette e quarantasette scrivo. In cucina. Roma. C’è: una cucina, dieci libri, una bottiglia d’acqua da due litri (anzi, una bottiglia di plastica da due litri, con dentro duecento centilitri d’acqua più o meno), una tazzina con un fondo di caffè e un mozzicone di sigaretta, e un po’ di cenere, un telecomando, la tv accesa (Sailor Moon) in sottofondo quasi senza volume (accesa da quando la mia coinquilina ha pranzato qui in cucina tre ore fa), musica nell’aria Io se fossi dio di Giorgio Gaber (prima parte, sei minuti), due accendini...
via: Quali siano le possibilità del rapporto tra l’essere umano, come agglomerato di materia, e la città, come spazio definito, prova a mostrarcelo Willi Dorner, nella serie bodies in urban spaces. È uno spazio non definitivo, forse un po’ coatto, conturbante, a disposizione di tutti, a patto che abbiate voglia di trovarvi col culo di qualcuno in faccia....
