Archive for novembre, 2012
di Francesca de Cesare WYTYA sembra un ritratto collettivo. Un mosaico di immagini fotografiche e testo, sconnesso, autarchico di parole in codice libero. Il bello è che guardo e non ci capisco niente, non ci sono spiegazioni d’intenti, solo dozzine di fisionomie e parole in controparte. Poi mi sento stupida a voler capire, perché basta leggere il nome del progetto ed è tutto chiaro, luminoso come i toni del bianco e nero usato: WORDS YOU THINK YOU ARE. Mi arriva come un motto di una verità, e come atto consecutivo e ovvio mi chiedo: «Che parola ti daresti...
di Eleonora Marangoni Il crollo, Francis Scott Fitzgerald, Adelphi, 2010 (titolo originale The Crack-up, trad. di Ottavio Fatica, pp. 64) Come stare soli, Jonathan Franzen, Einaudi, 2011 (titolo originale How to be alone, trad. di Silvia Pareschi, pp. 284) Solitudini americane a sessant’anni di distanza Il crollo è l’inconsolabile confessione in tre atti che Fitzgerald consegna nell’inverno del 1936 a Edmund Wilson, «coscienza intellettuale» 1 dell’autore del Grande Gatsby nonché caporedattore di Esquire. La crisi del ’29, l’alcool e il ricovero di Zelda in un sanatorio della Carolina del nord avevano spazzato via allori, salute e buonumore, e la rivista...
via Sociological Images Qualche tempo fa, David Dismore ha pubblicato la notizia di questo archivio di “cartoline suffragiste”, quelle che nel primo Novecento fecero parte della campagna per il diritto al voto delle donne. Le cartoline ebbero il compito di diffondere il messaggio di questo movimento in modo chiaro, sintetico e spesso ironico. Anche coloro che si opponevano al suffragio universale si preoccuparono di veicolare il proprio messaggio al pubblico. Il Palczewski Postcard Archive della University of Northern Iowa, ci ha inviato un grande numero di esempi che illustrano come la piena partecipazione politica delle donne fosse vista...
testi e foto di Andrea Orlando Un moto ondulatorio su quattro ruote ti porta verso Geiranger. Credi pure di essere soltanto in una gita fuori città. La tua macchina sembra una goccia di mercurio che si fa strada nella fitta barba degli dei della natura. È sabato mattina, strade strette e curvifere ti invitano a guidarci sopra come a seguire il corso d’un fiume: senti l’impatto che sfiora tutti i sensi e ti chiedi se lo stai percorrendo controcorrente, anche se uova da depositare tu non ne hai. Ancora. Guardi avanti e hai, all’orizzonte, neve e sole che litigano, incrociano...
